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Sinistra Italiana

Fabio Mussi

Uno sguardo di sinistra.

giovedì 3 settembre 2026

Fabio Mussi, dirigente della sinistra italiana, ci ha lasciati nella notte. Per ricordarlo pubblichiamo il messaggio a lui dedicato da Nicola Fratoianni oltre ad alcuni passi del suo intervento al Congresso di scioglimento dei DS (2007).


“Fabio Mussi se n’è andato.
Quando questa mattina ho aperto gli occhi e ho visto il messaggio di Valentina, sua figlia, non volevo crederci. Ho ancora nelle orecchie la sua voce squillante, la sua ironia tagliente e la passione travolgente con cui mi investiva ogni volta che mi telefonava.
Prima del ciao o del come stai, fluivano come una raffica di mitraglia le sue parole che ‘sezionavano’ letteralmente la questione di cui aveva premura di parlarmi. Mi telefonava per parlarmi dei problemi che vedeva crescere attorno a noi, per parlarmi di politica. Anzi di Politica con la P maiuscola. Perché Fabio non era solo uno straordinario dirigente politico, Fabio era un intellettuale raffinato, una persona coltissima, curioso e inquieto di quella inquietudine di cui abbiamo un disperato bisogno.
Fabio Mussi era nato a Piombino nel 1948 da una famiglia di operai. Iscritto al PCI dal 1965 entrò giovanissimo nel Comitato Centrale. Quando molti anni dopo i DS si sciolsero per dar vita al PD lui scelse un’altra strada annunciando la sua decisione con quel ‘io mi fermo qui’ che dà la misura di uomo mai settario ma allo stesso tempo rigoroso e schietto.
Nel mezzo cinque legislature in Parlamento, moltissimi incarichi e poi Ministro dell’Università e della ricerca nel secondo Governo Prodi. Poi la fondazione di Sinistra Democratica e qualche anno dopo, quella di SEL con chi come me aveva lasciato Rifondazione Comunista.
È lì che l’ho conosciuto personalmente. Mio padre che lo aveva conosciuto molti anni prima all’università di Pisa me lo descriveva come quello che infiammava le assemblee per la sua retorica brillante e potente. Una retorica che non ha mai perso nonostante la fatica del corpo che si è misurata con i postumi di un doppio trapianto di reni che subì nel 2008. A lui affidammo la redazione delle tesi e la relazione introduttiva del congresso fondativo di Sinistra Italiana nel 2017.
Il titolo ‘C’è Alternativa’ esprime bene la tenacia della sua ricerca. La Politica per cambiare e trasformare il mondo. Un’ambizione mai personale ma sempre collettiva contro la rassegnazione.
Aprendo quella relazione Fabio ci disse più o meno così: ‘Compagne e compagni, qui si ritrovano uomini e donne che in questi anni hanno mantenuto fermo un punto: uno sguardo di sinistra sull’Italia e sul Mondo’.
Caro Fabio, questa promessa posso fartela. Quel punto continueremo a tenerlo fermo. A te devo e dobbiamo moltissimo.
Mi mancherai. Mi mancheranno le tue telefonate, mi mancherà la tua voce e la tranquillità che mi dava parlare con te per chiederti un consiglio o una opinione nei momenti complicati.
Un grande abbraccio alla moglie Luana e alle figlie Valentina e Gaia.
Ciao Fabio, e grazie.”

Nella foto Fabio Mussi nel 2007

Quel che segue sono alcuni passi e la conclusione del suo intervento al Congresso dei DS di Firenze (qui la versione completa) in cui annunciava la sua indisponibilità a confluire nel nascente Partito Democratico.

“(...) I DS si sciolgono. Quando sollevammo il dubbio, all’ultimo recente Congresso di Roma: Ma questa storia, finisce in un “partito unico? Ci si rispose che era un malevole processo alle intenzioni. Ecco, invece ci siamo.
Non metto in discussione il valore della politica unitaria. Questa è essenziale per governare il Paese. Noi siamo stati, tutti, e dovremo essere sempre, l’anima della coalizione democratica. Metto però in discussione la natura ed caratteri dei partiti politici, che si muovono su tempi più lunghi di quelli di una legislatura. Sono i partiti che fanno i governi, non i governi che fanno i partiti. E i partiti vivono anche nelle sconfitte, non sono fatti solo per la vittoria. E sono soggetti identitari, non solo programmatici. Quando qualcuno ti chiede: chi siete?, non basta rispondere: siamo tanti.
(...)
Non mi si dica che, se si cerca il legame tra passato e presente, si parla di cose incomprensibili a chi avrà 20 anni nel 2010. I giovani ci portano mondi nuovi, e noi dobbiamo sempre esortarli alla storia: a ricostruire incessantemente la memoria collettiva, conoscere le radici, comprendere i risultati dei processi storici, e i “sentieri interrotti”, le cose che avrebbero potuto essere e non sono state. Cancellare le tracce, è diseducativo. Quando il Moderno si presenta come “il nuovo” assoluto, in verità è già decrepito.
(...)
L’Italia ha enormi possibilità, ed è un Paese dove è bello vivere. È anche un Paese dove sono esplose le diseguaglianze. Un Paese ricco, ma che vede i salari più bassi d’Europa, dove si lavora in pochi, e poche sono in particolare le donne che lavorano; dove la condizione fondamentale dei giovani è la precarietà, non figlia della tecnica, ma di un ritorno di condizioni servili nella società contemporanea; dove si muore di lavoro; dove proprietà e ricchezza si sono sempre più concentrate nelle mani di una minoranza; dove la “questione morale” torna a dilagare in ogni campo della vita civile, economica e politica (e non esiste nuova buona politica che non abbia la “questione morale” come sua stella polare: forse conviene tenersi stretto questo pensiero di Enrico Berlinguer, piuttosto che giocare a metterlo e toglierlo dal Pantheon).
Il nostro è un Paese dove la qualità dei sistemi (servizi, formazione, ricerca, tecnologia), perde terreno. E non c’è futuro, con uno sviluppo senza ricerca e innovazione. Per questo servono risorse e riforme.
(...)
Si apre la Costituente del Partito Democratico. Al buio. La piattaforma è costituita da un Manifesto: debole, pasticciato, confuso. Non so se la “fusione” in corso sia calda o fredda: se il risultato è quel Manifesto, la fusione è al momento fallita. L’unica cosa chiara è il riferimento al Cristianesimo. Fondamentale componente della cultura universale, non c’è dubbio. Ma un principio religioso non può costituire il fondamento costituzionale né di uno Stato, né di un’Unione di Stati come l’Europa, né di un partito politico moderno.
Precipitiamo verso il Partito Democratico senza aver chiarito niente.
(...)
Non ci si formano idee sui sondaggi, certo. Tuttavia ho l’impressione che il Partito Democratico non recupererà tutto, o quasi tutto, lo spazio del centrosinistra. Ci sarà una parte grande della società italiana, che guarda a sinistra, che non si sentirà rappresentata. Una parte essenziale per fare, oggi e domani, maggioranza e governo. Molte forze si sono messe in cammino. La nostra intenzione è di costituire un movimento politico autonomo, che si propone di aprire un processo politico nuovo, più a sinistra del Partito Democratico. Non un altro piccolo partito. Ma un progetto volto a riunificare forze. A mantenere viva la prospettiva di una forza di sinistra di ispirazione socialista. Laica e di governo. Del lavoro, dei diritti, delle libertà femminili, dell’ambientalismo, aperta alle nuove culture e alle sfide di questo secolo. Alleata del Partito Democratico.
Lo so che è un’impresa difficile. Ma anche la vostra non sarà facile. Per quanto mi riguarda, abbiamo maturato, insieme ai compagni che hanno sostenuto la mozione “A sinistra. Per il socialismo europeo”, una convinzione profonda, e sentiamo il dovere di provarci. Si aprono due fasi costituenti. Sarebbe bello un doppio successo.
Buona fortuna, compagni.”

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