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Ambiente

Gli alberi di Roma

"30.000 alberi abbattuti a Roma". Vero. Ma diviso cosa?

lunedì 20 luglio 2026

Pubblichiamo per intero un post di Fabio Camilletti


Circola da mesi sui social un numero che suona come un’accusa: 30.000 alberi abbattuti dalla giunta Gualtieri. Non è una bufala — è, quasi alla cifra esatta, il dato che il Comune stesso ha dichiarato nel bilancio arboreo presentato lo scorso maggio: 29.842 alberi persi in quattro anni, tra abbattimenti e crolli. Chi lo cita non sta mentendo sul numero.
Il problema è che un numero da solo non dice niente, va rapportato a qualcosa. Roma aveva, a novembre 2021, un patrimonio di 315.884 alberi. Quei 29.842 abbattuti sono quindi il 9,4% del totale in quattro anni, poco più del 2% l’anno. Per fare un paragone concreto: se possedete una libreria di 300 libri e ne buttate 7 all’anno perché rovinati o superati, non state distruggendo la vostra biblioteca — la state rinnovando. È lo stesso principio per un patrimonio arboreo che comprende alberi malati, pericolanti, o attaccati dalla cocciniglia che negli ultimi anni ha colpito una parte consistente dei pini romani.
Nello stesso periodo sono stati piantati 67.640 nuovi alberi. Attenzione però a un dettaglio che il Comune stesso ha chiarito: il saldo netto reale è di +37.798, non di +67.640, perché una parte dell’aumento del patrimonio (36.372 esemplari) non sono piante nuove ma alberi già esistenti, semplicemente censiti per la prima volta grazie alla digitalizzazione della banca dati. È una precisazione che va fatta, perché sommare le due cose gonfierebbe il risultato in modo scorretto.
C’è poi la lamentela più diffusa: "piantano alberelli e muoiono subito". Anche qui, un dato aiuta a distinguere il problema reale da quello percepito: la letteratura scientifica internazionale su decine di città nel mondo considera fisiologico un tasso di mancato attecchimento del 10-15% nei primi due anni dopo la piantumazione, anche con una gestione corretta — non è un’anomalia romana, è quello che succede ovunque quando un albero giovane si adatta a un nuovo terreno. Il problema comincia quando quel tasso sale ben oltre, per carenza di manutenzione: alcuni agronomi indipendenti sostengono che a Roma si arrivi anche al 30%, un livello che in altre città viene osservato solo nei contesti di gestione più trascurata.
Ed è qui che va fatta un’ultima considerazione, la più onesta: un dato pubblico sul tasso di sopravvivenza delle nuove piantumazioni romane, ad oggi, non esiste — sarebbe l’auspicio più semplice da rivolgere al Comune, il tassello che manca per rendere il bilancio arboreo davvero completo. Ma da quello che si vede girando per la città, l’impressione è di essere dentro un range fisiologico, non davanti a distese di alberelli morti: capita di incontrare qualche pianta che non ce l’ha fatta, ma sono l’eccezione in mezzo a molte che sono attecchite e stanno crescendo bene.
Il 30.000 non è una bufala. È un numero vero, che va guardato per intero — e per intero, oggi, non racconta un disastro.

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