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Elezioni

Leggi elettorali "ad personam": magari basta!

La legge proposta dal governo Meloni prevede elezioni a livello proporzionale su base nazionale, con un premio di maggioranza che costituisce una forte ed evidente torsione della volontà degli elettori.

lunedì 29 giugno 2026, di Paolo Santurri

È doveroso prestare maggiore attenzione e impegno politico sulle questioni relative al dibattito relativo alla proposta di nuova legge elettorale in discussione alla commissione affari costituzionali della Camera.


Innanzi tutto una premessa.
Fino al 1990, dal 1946, si è votato in Italia con un sistema proporzionale che prevedeva le preferenze nell’ambito della lista votata. In tal modo veniva correttamente rispettato ol dettato costituzione che recita che" il voto è uno, uguale, segreto".
Dopo la crisi della prima repubblica, con una seconda repubblica che non si è mai capito cosa fosse, se e quando avesse visto la propra nascita, è nata una opinione diffusa che vedeva nella governabilità del paese, e non nella rappresentanza delle varie opzioni socio culturali e politiche esistenti, la ragione principale per dar vita a sistemi comunque contrassegnati da logiche maggioritarie, di fatto distorcenti la composizione delle opzioni e delle scelte degli elettori.
L’alfiere di tale logica politica che si trasformo’ in una battente propaganda con l’ausilio dei princiopali media nazionali, fu Mario Segni. Destra, Sinistra e Centro si acconciatono a tale corrente di pensiero, con l’eccezione di segmenti minoritari della Sinistra e della Destra più estrema.
Il mattarellum nacque in tali condizioni prevedendo in misura di gran lunga prevalente(75 per cento del totale degli eletti) elezioni in collegi territoriali uninominali maggioritari e il 25 per cento attraverso il sistema proporzionale.

Da allora si è proceduto nel tempo in modo sussultorio alla promulgazione di nuove leggi elettorali con caratteristiche maggioritarie, oppure con la attribuzione di premi di maggioranza in grado sempre di distorcere la distribuzione effettiva delle opzioni compiute dagli elettori nelle urne.

Dopo il Mattarellum che ha avuto per lo meno il merito di essere approvato a larga maggioranza da forze collegate in posizioni politicamente differenziate, le altre "riforme elettorali" sono state decise a maggioranza senza ascoltare le ragioni degli oppositori. I governi decidevano per tutti le regole del gioco.
Così è stato per la legge "Porcata"( così la defini’ il suo promotore, il leghista Calderoli) che poi fu definita con un epiteto neno truce "Porcellum".
Ad elezioni avvenute, la legge fu dichiarata per molte sue parti incostituzionale dalla Consulta. Per il principio di continuità dello Stato furono resi validi i risultati di una competizione elettorale svolta in condizioni di dichiarata incostituzionalità.

Dopo, il il governo Renzi dette luogo ad un’altra legge elettorale sempre con il voto della sola maggioranza governativa e sempre informata a principi maggioritari, l’Italicum. Questa volta la corte costituzionale intervenne prima, bocciando la legge prima che si votasse con la medesima. Sempre il governo centrista di Renzi ( che aveva al proprio interno sia forze di sinistra che partiti di centro destra), ovviamente sempre a maggioranza ed escludendo l’opposizione, coniò infine la legge elettorale che ora la Destra vuole ancora cambiare, il Rosatellum dal nome del suo relatore, il deputato di Azione Rosato.

La legge proposta dal governo Meloni prevede elezioni a livello proporzionale su base nazionale, con un premio di maggioranza che costituisce una forte ed evidente torsione della volontà degli elettori.

Appare chiaro ed evidente come tali alchimie elettorali non abbiano risolto il cosiddetto problema della governabilità ( sarebbe interessante numerare i molteplici governi e presidenti del consiglio nelle diverse legislature, che si sono succeduti sempre in presenza di parlamenti eletti con con sistemi prevalentemente o quasi totalmente maggoritari).

È molto importante e improrogabile che l’opposizione prenda una posizione decisa e avvii una battaglia nel paese e in parlamento contro l’ennesimo scempio finalizzato a distorcere la effettiva volontà degli elettori.
Finora le forze centriste, dentro e fuori l’alleanza progressista, hanno assunto posizioni contradditorie, oscillando tra atteggiamenti di attenzione nei confronti della maggioranza di Destra e prese di posizione contrarie alla proposta governativa.
Le forze di gran lunga principali dell’opposizione hanno assunto una posizione ferma e contraria, anche se non sono mancati ammiccamenti dannosi, per lo meno rispetto ad alcuni aspetti della proposta del governo.

Si deve invece respingere in blocco la proposta governativa nel merito che nel metodo, sviluppando una mobilitazione nel paese che coinvolga esperti, costituzionalisti e il popolo della Sinistra, inteso nelle sue diverse articolazioni.
Solo così si riuscirà a respingere la proposta, utilizzando anche le contraddizioni interne alla maggioranza che stanno via via emergendo, dando luogo ad una campagna di denuncia rispetto a chi vuole cambiare le regole del gioco, addirittura a pochi messi dalla data delle elezioni.
È fondamentale sensibilizzare l’opinione pubblica su una questione di grande rilevanza costituzionale e culturale, afferente alla correttezza delle regole democratiche.

P.S.: corre l’obbligo in questa sede ricordare la splendida figura dell’avvocato Felice Besostri che si è sempre battuto contro la sbornia maggioritaria che ha coinvolto in questi anni pressoché tutte le forze politiche, comprese quelle della sinistra moderata.

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