Turismo
Una città ricca e sempre più difficile da abitare
mercoledì 20 maggio 2026, di
Baccarat Hotel in via Veneto, l’Hotel Majestic, il progetto del Rosewood Roma vicino a San Nicola da Tolentino, il primo hotel romano firmato Philippe Starck nell’area di piazzale Flaminio, il futuro Mandarin Oriental in via Boncompagni, il nuovo hotel del brand Four Seasons a Palazzo Marini in piazza San Silvestro, l’arrivo di Orient Express La Minerva, il debutto romano del gruppo Corinthia in piazza del Parlamento, il progetto di Casa J.K. Place e il nuovo hotel europeo di Anagram Boutique Hotels vicino via dei Mille [1].
Sono i nomi degli alberghi che apriranno nei prossimi mesi a Roma che si prepara a vivere una trasformazione senza precedenti nel settore turistico. Entro il 2026 la Capitale vedrà l’apertura di numerosi alberghi di lusso e l’arrivo di grandi marchi internazionali. Il fenomeno viene celebrato come un segnale di crescita economica e rilancio internazionale della città, soprattutto dopo il Giubileo e il boom turistico degli ultimi anni.
Ma dietro gli investimenti miliardari e i nuovi cinque stelle si nasconde una domanda sempre più urgente: quale è il prezzo sociale di questa trasformazione?
Secondo le stime riportate dalla stampa economica e immobiliare, Roma avrà circa 1.500 nuove camere entro il 2026, con investimenti superiori ai 2,5 miliardi di euro. Gli hotel di lusso passeranno dal 9% al 30% dell’offerta ricettiva cittadina.
Questi investimenti stanno ridefinendo il mercato immobiliare romano. Molti edifici storici, ex uffici e palazzi residenziali vengono convertiti in strutture alberghiere o appartamenti turistici di fascia alta. La conseguenza immediata è l’aumento del valore immobiliare e degli affitti nelle zone centrali. Il turismo di lusso porta capitali e riqualificazione, ma allo stesso tempo espelle gradualmente chi vive la città ogni giorno. Le case diventano investimenti, gli affitti brevi sostituiscono i contratti tradizionali e i residenti vengono spinti verso periferie più economiche. Il problema non riguarda soltanto il costo delle abitazioni. Cambia anche il tessuto commerciale dei quartieri. Le attività storiche lasciano spazio a boutique, rooftop bar, ristoranti gourmet e locali pensati per una clientela internazionale. Le botteghe di prossimità scompaiono, mentre il centro si trasforma sempre più in una grande vetrina turistica.
Come dimostrano i dati delle ultime ricerche, sul piano occupazionale il boom alberghiero presenta contraddizioni. Il settore crea lavoro, ma spesso si tratta di occupazioni precarie o sottopagate rispetto al costo della vita nel centro cittadino. Chi lavora negli hotel, nella ristorazione o nei servizi turistici spesso non può più permettersi di vivere vicino al proprio luogo di lavoro.
Roma sta sempre più diventando una città ricca per chi investe e più difficile da abitare per chi la vive quotidianamente.

[1] Sono già in attività il Corinthia in Piazza del Parlamento che occupa l’ex sede storica della Banca d’Italia, e il Mandarin Oriental in Piazza della Minerva, lo storico ex Grand Hotel de La Minerve. Gli altri alberghi e residenze di lusso sono in lavorazione, con previsione di aperture tra il 2026 e il 2027; il Baccarat Hotel è ancora in fase di progettazione