Libero mercato
Tra telefonate aggressive e visite porta a porta, le “offerte” di energia si moltiplicano senza freni: un sistema opaco che vive sulla nostra vulnerabilità.
giovedì 27 novembre 2025, di
Si presentano solitamente in coppia, parlano velocemente incrociando termini tecnici e promesse di risparmio; mostrano tesserini contraffatti o ambigui e fanno intendere di “essere incaricati dal proprio fornitore” oppure di rappresentare “un sotto-marchio della stessa azienda”. Talvolta dicono di essere lì per un “controllo sul contatore”, per il “passaggio al nuovo sistema” o per “evitare un aumento imminente”, e mentre chiedono di visionare la bolletta raccolgono in realtà i codici POD, PDR o il numero cliente.

Sono quasi sempre operatori di agenzie esterne, pagati a provvigione, spesso senza una vera formazione, senza controllo e in alcuni casi semplicemente malintenzionati. Le persone anziane o fragili finiscono così per firmare un nuovo contratto senza nemmeno rendersene conto. Ma, per la verità, capita a chiunque.
Questa pratica è una delle forme più diffuse e subdole di vendita aggressiva, ai limiti della truffa. Colpisce soprattutto nei settori energia, gas, telefonia e internet.
È illegale? Sì.
Lo è perché queste condotte violano le norme sulle pratiche commerciali scorrette: informazioni ingannevoli, omissioni rilevanti, pressioni indebite. E quando l’inganno è intenzionale, può configurarsi anche un reato.
L’Autorità Antitrust [1] ha già sanzionato più volte grandi operatori per il comportamento delle loro agenzie porta a porta: un segnale che non si tratta di episodi isolati ma di un modello commerciale patologico.
La filiera opaca della vendita dell’energia.
Nel mercato libero dell’energia il consumatore pensa di avere a che fare direttamente con il “grande marchio” — Enel, Eni, Hera, Sorgenia — ma la realtà è ben diversa. Le società che forniscono energia raramente gestiscono la vendita diretta: delegano la commercializzazione a una rete multilivello che diventa sempre più opaca man mano che ci si avvicina al cliente finale. Inoltre oggi le società che vendono energia (elettrica + gas) sono stimabili in un numero di 400/600, cifra in continua variazione poiché quelle più piccole, con fatturati sotto i 100.000 euro e a volte paragonabili al giro di affari di un piccolo artigiano, svaniscono e si riformano in continuazione.

La filiera si articola in vari passaggi. Al primo livello ci sono le società di vendita, che comprano l’energia dagli operatori di produzione e distribuzione. Queste aziende non utilizzano personale interno per il porta a porta: affidano l’acquisizione dei clienti a agenzie di intermediazione commerciale, spesso piccole, locali e talvolta effimere. A loro volta molte agenzie principali subappaltano il lavoro a micro-gruppi territoriali ancora più difficili da controllare.
All’ultimo livello c’è il venditore porta a porta, quasi sempre un lavoratore atipico: procacciatore d’affari, collaboratore occasionale, partita IVA forzata o addirittura privo di qualsiasi contratto. Il compenso è interamente a provvigione, e la sopravvivenza economica dipende dal numero di attivazioni: una condizione che incentiva distorsioni e comportamenti scorretti, dal finto “siamo dell’Enel” al falso “controllo del nuovo contatore”, fino ai contratti inconsapevoli firmati da persone anziane o fragili.
Il risultato è una catena di responsabilità spezzata: la società fornitrice accusa l’agenzia, l’agenzia scarica la colpa sul venditore “autonomo”, e questo spesso sparisce il giorno dopo. È un modello che produce un mercato opaco in cui la debolezza del consumatore non è un incidente, ma una componente strutturale.
Ed è anche l’esito — tutt’altro che marginale — di un’economia che, da almeno cinquant’anni sotto il dominio dei principi del neoliberismo, ha progressivamente deteriorato le condizioni di vita e di tutela dei cittadini. La narrazione dominante volle far credere che i grandi monopoli statali (Enel, Sip, Eni) fossero incapaci di modernità, rappresentassero una fonte di sprechi e corruzione e che pertanto la liberalizzazione dovesse essere introdotta per favorire l’interesse dei consumatori [2]. In realtà, è l’ennesima conseguenza del mito secondo cui il mercato “si autoregola da solo”. È vero: si autoregola, ma a favore di pochi. E sempre a spese dei più deboli.
[1] L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (in acronimo AGCM), è un’autorità amministrativa indipendente istituita nel 1990. Ha funzione di tutela della concorrenza e del mercato ed è informalmente chiamata Antitrust.
[2] La grande offensiva contro i monopoli di Stato si concentra tra il 1992 e il 2003, con il picco nelle privatizzazioni 1992-2000 e con le liberalizzazioni settoriali (energia-gas) tra 1999 e 2003. Il contesto ideologico inizia negli anni ’80 con Reagan e Thatcher; penetra in Italia negli anni ’90 tramite FMI, UE e una classe politica convinta della virtù del mercato. Dopo il 2003 si passa alla gestione degli effetti: il mercato libero dell’energia per il settore domestico apre completamente solo nel 2007, ma la struttura del sistema era già stata “privatizzata” da un decennio.
L’ideologia dominante è ormai consolidata: “lo Stato può regolamentare, non gestire”.