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Un trattato tutto segreto. Ma ci riguarda da vicino.

L’armonizzazione normativa del commercio USA-UE

mercoledì 17 giugno 2015, di Giacomo Pellini


Il Partenariato Transatlantico per il Commercio e gli Investimenti, più comunemente conosciuto come Ttip– in inglese Transatalntic Trade and Investment Parnership – è un accordo commerciale in corso di negoziato dal 2013 tra Stati Uniti ed Unione Europea, promosso e fortemente voluto dal Presidente degli Stati Uniti Barack Obama.

Se il trattato venisse approvato, avrà luogo la creazione dell’area di libero scambio più grande mai esistita: saranno coinvolte le popolazioni di Usa e dei 28 stati dell’Ue – circa 820 milioni di persone. Inoltre il Pil di Stati Uniti e dell’Unione europea rappresenta oltre il 45% del Pil mondiale. Stiamo parlando dunque di un trattato di importanza storica.

L’obiettivo dichiarato del TTIP è quello di integrare e liberalizzare i due rispettivi mercati attraverso la rimozione non tanto delle barriere tariffarie –i dazi doganali – ma soprattutto attraverso l’armonizzazione e l’omogeneizzazione delle barriere non tariffarie, ossia delle norme e degli standard riguardanti i prodotti alimentari, sanitari, del settore dell’energia e molti altri. In Europa tali norme sono poste a difesa del consumatore e sono molto più restrittive rispetto a quelle statunitensi – basti pensare a tutti gli standard al settore della carne o a quello agroalimentare, dove vi è l’obbligo di tracciare e specificare la provenienza dei prodotti. Con l’approvazione del Ttip, le norme e le regole commerciali si sbilanceranno molto di più nella tutela delle grandi imprese del settore agroalimentare e dell’energia.

Vediamo brevemente l’impianto del Ttip. Il trattato è suddiviso in 3 parti principali. Nella prima, Accesso al mercato, viene dettagliatamente trattato il tema della liberalizzazione di merci, servizi, appalti pubblici e investimenti. Nella seconda, Questioni normative e ostacoli non-tariffari, viene trattata, come detto prima l’armonizzazione delle norme tecniche e degli standard, con l’obiettivo di «rimuovere gli inutili ostacoli agli scambi e agli investimenti compresi gli ostacoli non tariffari esistenti, mediante meccanismi efficaci ed efficienti, raggiungendo un livello ambizioso di compatibilità normativa in materia di beni e servizi, anche mediante il riconoscimento reciproco, l’armonizzazione e il miglioramento della cooperazione tra autorità di regolamentazione». Nell’ultima parte, Norme, oltre a parlare di compatibilità normativa, vengono trattati vari punti, quali le misure antifrode, di ambiente, di misure antitrust e di fusioni, di aiuti di stato e di altro ancora.

La discussione del trattato ha attirato in questi mesi le critiche di molte organizzazioni e Ong, quali Attac e Slow Food. Si sono spesi inoltre contro il Ttip economisti di fama mondiale come Paul Krugman e il Premio Nobel Joseph Stiglitz. Inoltre nel 2014 è nata in Italia la campagna Stop Ttip, con lo scopo di coordinare le organizzazioni che si oppongono a tale trattato.

Perché tali critiche? Innanzitutto per le modalità con le quali vengono portate avanti le trattative, ossia in assoluta segretezza. I movimenti e le organizzazioni sottolineano che un trattato così importante, che tocca gli aspetti della vita di tutti noi, non possa essere discusso a porte chiuse da gruppi di tecnici e dai membri del Governo Usa e della Commissione Europea, in barba ai principi di democrazia e di trasparenza. La Commissione, dopo tali critiche, si è limitata a presentare un documento di 18 pagine che contiene il suo mandato a negoziare, con all’interno alcune informazioni riguardanti i contenuti del trattato. Il prossimo negoziato dovrebbe svolgersi nella prima metà di luglio.

In secondo luogo, chi critica il Ttip sostiene che “l’armonizzazione normativa” sia il cavallo di troia per abbassare gli standard europei in materia di ambiente, lavoro e alimentare nella Ue, che costituirebbero un ostacolo per le multinazionali americane, desiderose di conquistare i mercati europei e aumentare i propri profitti. L’omogeneizzazione delle normative comporterà una serie di problematiche di non poco conto. Tra queste: farmaci meno affidabili, aumento della dipendenza dal petrolio, perdita di posti di lavoro dovuta alla rimozione delle norme riguardanti la preferenza nazionale in materia di forniture pubbliche, Ogm e cibo spazzature nelle nostre tavole, difficoltà a piazzarsi sul mercato per i prodotti di alta qualità – pensiamo alle eccellenze italiane – a causa della concorrenza “a basso costo” da parte dei prodotti statunitensi di bassa qualità, privatizzazione di settori strategici quali acqua ed energia, attacco generalizzato ai diritti del lavoro, il fracking – la fratturazione idraulica – potrebbe divenire una pratica tutelata dal diritto. Ma ve ne sono molte altre.

Ma la parte più controversa e più inquietante del trattato è quella riguardante l’Isds, l’Investor state dispute settlement, un meccanismo di arbitrato che equipara gli stati alle multinazionali. In base all’Isds, una multinazionale o un investitore possono citare a giudizio uno stato che abbia violato i suoi “diritti” in materia di investimenti e commercio internazionale. Se tale norma venisse approvata avverrebbe un “capovolgimento” delle fonti del diritto – in quanto dei meri accordi commerciali scavalcherebbero le giurisdizioni di uno stato sovrano. Dei tribunali privati internazionali trascinerebbero a giudizio stati che dovranno fare i conti con i costosi ricorsi delle imprese multinazionali. Ciò è già successo ad alcuni paesi, quali l’Egitto – che fu costretto a rivedere la propria legge sul salario minimo in quanto questo contravveniva ad un accordo firmato per lo smaltimento dei rifiuti con la società Veolia, in cui il salario corrisposto ai dipendenti era di molto inferiore. Anche il governo tedesco è stato citato a giudizio dalla multinazionale Vattenfall, dopo la sua decisione di abbandonare l’energia nucleare.

Il 10 giugno scorso, dopo la decisione del presidente dell’Europarlamento Martin Schultz di rinviare il voto sul Ttip, la plenaria di Strasburgo ha approvato di non tenere nemmeno il dibattito, slittato a data da definirsi. Schultz ha dichiarato di temere gli oltre 200 emendamenti presentati, e iI testo tornerà ora in Commissione commercio con lo scopo di eliminare la maggior parte degli emendamenti. Forte è stato lo sdegno dei parlamentari che si oppongono al TTIP – soprattutto dei gruppi Verdi e Gue - che desideravano discutere apertamente e trasparentemente in p arlamento il testo – la cosiddetta relazione Lange – con il fine di mostrarne i suoi punti deboli e le contraddizioni, e per dare più visibilità ad un accordo che fino ad ora è stato quasi del tutto discusso a porte chiuse.

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