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Ciclisti e pedoni, come acquistare le mascherine anti-smog

Come “guerrieri cittadini”, sempre più ciclisti e pedoni indossano le mascherine anti-smog per difendersi dall’inquinamento. Ecco quali davvero funzionano.

venerdì 1 aprile 2016


In giro come guerrieri ninja o come chirurghi in borghese. Nelle nostre città se ne vedono sempre di più: ciclisti e pedoni che indossano mascherine antismog tentando di difendersi dalle emissioni nocive che minacciano la nostra salute.

D’altronde, se le domeniche a piedi e le targhe alterne non sono decisive contro l’inquinamento, non resta che organizzare le difese in prima persona. E ognuno fa come può, utilizzando mascherine di tutti i tipi.

Polveri sottili e rischi per la salute
Del resto, ormai tutti sappiamo che l’esposizione prolungata allo smog non è proprio un toccasana per il nostro organismo. Anzi, le nostre difese immunitarie si indeboliscono sempre di più e, se non ci ammaliamo subito, corriamo comunque il rischio di sviluppare qualche malattia più o meno grave in futuro.

I nostri nemici giurati sono le polveri sottili (Pm10 e Pm2,5, in cui i numeri indicano il diametro in micron), formate da sostanze tossiche e cancerogene che si accumulano nei nostri polmoni ad ogni respiro e minacciano di “regalarci”, nel migliore dei casi, crisi allergiche, infiammazioni, asma e bronchiti. Malattie ben più gravi, nei casi peggiori.

Quali i filtri più efficaci
Ma quali sono realmente efficaci come barriera contro le polveri sottili (Pm10 e Pm2,5) che nostro malgrado respiriamo ogni giorno?

Certamente non quelle bianche “da chirurgo” che magari sortiscono una sorta di effetto placebo, ma in realtà non sono altro che leggeri fogli di carta (o meglio, tessuto-non tessuto) che servono per proteggere l’ambiente esterno dalle nostre stesse emissioni, come ad esempio le goccioline di saliva.

I modelli utili a salvaguardare i polmoni sono invece quelli più sofisticati. Ne esistono di vari tipi, con o senza carboni attivi (che servono a trattenere le particelle, anche quelle con dimensioni inferiori ai 10 micron), con o senza valvola (che serve a espirare ed è di aiuto a chi porta gli occhiali perché, spingendo l’aria verso il basso, evita l’appannamento delle lenti).

Ma ciò che conta è che i modelli siano marchiati EN 149. È questa la norma europea che li suddivide in base all’efficienza filtrante minima che devono garantire, in 3 categorie: FFP1 (efficienza filtrante minima garantita del 78%); FFP2 (del 92%); FFP3 (del 98%).

Per capire verso quale modello orientarsi, basti dire che le maschere antismog con sigla FFP1 sono più che sufficienti per chi svolge attività quotidiane che lo espongono per poche ore all’aria inquinata e al traffico veicolare (per esempio, chi esce a fare la spesa o va a scuola e in ufficio a piedi o in bici); per chi invece lavora all’aperto per un tempo prolungato (è il caso ad esempio dei vigili urbani) è più indicata la FFP2; solo chi svolge certe lavorazioni industriali, invece, dovrà ricorrere alle FFP3, piuttosto ingombranti e pesanti.

A che prezzi
Acquistare un efficiente dispositivo antismog non è troppo dispendioso, soprattutto se si cerca su Internet dove tra 1 e 2 euro si possono trovare mascherine FFP1 e FFP2, a patto però di comprare confezioni da 10 o 20 pezzi.

Ma le confezioni multiple tornano utili, dato che la mascherina è destinata comunque a usurarsi con l’utilizzo e va cambiata con una certa frequenza.

Per avere un’idea di “quando” cambiarla, una delle aziende produttrici (l’Icea) suggerisce un utilizzo, in ambito urbano, di circa una settimana o poco più, poi la mascherina va sostituita, soprattutto per ragioni igieniche.

È chiaro comunque che, con il tempo, i filtri si saturano, per cui un campanello d’allarme che segnala il momento della sostituzione è dato proprio dalla maggior fatica che si fa a respirare. In ogni caso, infine, la mascherina va sostituita immediatamente se si è danneggiata.

Tra i marchi più noti che producono questi dispositivi antismog vi sono Icea, Respro, Overside, Keep Clean, 3M e Tucano, tutti facilmente reperibili in rete.

A chi sono utili
L’esperienza ci dice che chi fa più spesso ricorso alle mascherine antismog è chi si muove in bici nel traffico urbano delle grandi città sfidando impavido colonne di auto e mezzi pesanti che sputano veleni irrespirabili.

Questi “ciclisti di città” scelgono maschere con filtri ai carboni attivi e valvola di espirazione (che tra l’altro limita la formazione di fastidiosa condensa all’interno del facciale).

L’utilità della difesa è acclarata, la sera si rientra a casa senza raschioni in gola, e pazienza se la maschera è un po’ fastidiosa e se si pedala con una certa intensità il sudore e il calore rendono tutto più complicato!

Ma nei giorni in cui in città si superano i livelli di guardia degli inquinanti, la mascherina sarebbe utile anche ad altri soggetti particolarmente esposti ai rischi dell’inquinamento: ad esempio, chi soffre di asma, disturbi respiratori, circolatori o ischemici, le persone anziane con diverse patologie e i bambini (ma non è facile trovare un modello adatto né farglielo indossare).

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