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Scuola materna

Più papista del Papa

La giunta Raggi promuove l’ardita definizione di insegnante della religione cattolica per la scuola materna.

giovedì 11 maggio 2017, di J. Pierluigi Renzi

La deliberazione modifica l’organico della scuola materna romana. Vengono soppressi 50 educatori, sostituiti da ugual numero di insegnanti di religione. Secondo l’assessora alle Politiche Sociali e alla Scuola, Laura Baldassarre, tale decisione è volta a sanare “una situazione di irregolarità che Roma Capitale si trascina da anni e che ha causato diversi contenziosi”


Alcuni giorni fa la giunta Raggi pubblicava il testo della delibera numero 53, nella quale viene definìto il ruolo di insegnante della religione cattolica per la scuola materna, impegnandosi pure con qualche riga a fornire una definizione di questa nuova figura che si occuperà della “Gestione delle attività educative per l’infanzia volte, in particolare, alla formazione di una sensibilità religiosa e alla trasmissione degli elementi di base della cultura religiosa cattolica”.
Trattandosi di bambine e bambini fra i 3 e i 5 anni di età, verrebbe spontaneo chiedersi da dove provenga una tale esigenza educativa. Una ricerca in rete e sui siti istituzionali non chiarisce la questione. Non esiste traccia di un qualche seminario, assemblea o anche semplice incontro in cui sia maturata l’esigenza di insegnare la cultura religiosa cattolica agli infanti, per quanto già liberi dal pannolino. Nemmeno un post su Facebook. Opacità piuttosto che trasparenza.

Per provare a capire cosa accade, è bene ricordare la pessima legge 186/2003 sull’insegnamento della religione. La legge, promossa dalla CISL, venne approvata durante la XIV legislatura sotto il governo Berlusconi 2. Essa, in perfetto stile berlusconiano, aggira la Costituzione e istituisce la figura dell’insegnante della religione cattolica, assimilandola alle altre figure di insegnanti di ruolo. In conseguenza di quella legge fu organizzato un concorso e più di 16mila insegnanti di religione furono assunti in ruolo. Un prerequisito per partecipare al concorso era l’aver svolto l’insegnamento della religione, su nomina del vescovo, per almeno 4 anni.

Nella stessa legge si affrontava la questione dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole dell’infanzia.

«Nelle scuole materne ed elementari... l’insegnamento della religione cattolica, nell’ambito di ogni circolo didattico, può essere affidato dall’autorità scolastica, sentito l’ordinario diocesano, agli insegnanti di classe riconosciuti idonei e disposti a svolgerlo, i quali possono revocare la propria disponibilità prima dell’inizio dell’anno scolastico».

Cioè per evitare di cadere nella facile obiezione sulla opportunità di insegnare religione cattolica a bimbi di 3 anni, la legge sceglieva un approccio poco impegnativo; solo un parere del vescovo per individuare tra gli educatori già in ruolo alcuni definiti come idonei all’insegnamento della religione cattolica. Insomma, se proprio qualche genitore dovesse insistere, in ogni circolo didattico c’è un educatore abilitato a dire "amen".

Ma Virginia Raggi, scopriamo oggi, è di diverso avviso. Sono necessari insegnanti di religione cattolica - badate, non semplicemente di religione - anche nella scuola dell’infanzia. E decide di metterne in ruolo 50. Ma non avendo fondi, per far posto a quelli riduce di 50 il fabbisogno di educatori della scuola dell’infanzia romana. Nonostante il fatto che siano più 400 gli educatori dei quali, ad oggi, ci sarebbe bisogno per completare l’organico delle scuole comunali. Bisogna riconoscere se non la preparazione sicuramente una certa spregiudicatezza a questi seguaci di Grillo.

Inoltre e in peggio, mentre nella precedente situazione gli educatori individuati come idonei all’insegnamento religioso erano in ogni caso educatori di asilo a tempo pieno, questa nuova figura di insegnante di religione cattolica nella scuola dell’infanzia potrà svolgere attività solo con i bambini che abbiano scelto tale insegnamento; mentre dovrà essere previsto un educatore alternativo per gli altri ed un educatore da affiancare all’insegnante di religione.
Certo potrebbe accadere di avere una classe di piccoli geni interessati alle riflessioni agostiniane sull’origine dell’universo, chissà! Ma anche volendo sorvolare sul senso dell’insegnamento della "cultura cattolica" a bimbi di tre anni, resta come scenario probabile l’utilizzo di questi 50 insegnanti come jolly tappabuchi, mentre nella contabilità totale delle scuole dell’infanzia ad essi corrisponderà una diminuzione della disponibilità di posti a disposizione dei bambini. Dunque una forzatura di cui non si capisce il senso.

Ma allora a quale scopo Virginia Raggi, che non ha goduto fino ad ora del sostegno della importantissima curia romana, avrebbe promosso questa costosa delibera?

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Delibera 53
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