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	<title>Rione Ventesimo</title>
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	<description>Pubblicazione online e cartacea del Monte dei Cocci e dintorni.</description>
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		<title>Rione Ventesimo</title>
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		<title>Non dimentichiamo la rivoluzione Bolivariana</title>
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		<dc:date>2026-01-08T09:27:57Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Luciana Castellina</dc:creator>


		<dc:subject>America Latina</dc:subject>

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&lt;p&gt;Quello che mi preoccupa di quanto sta accadendo in questi giorni non &#232; solo la sorte del Venezuela, mi allarma la sorte della nostra democrazia. Se finiremo per subire il diktat di Trump, lodandolo come ha cominciato a fare Meloni, oppure silenziosamente incassando il rapimento di Maduro in quanto fatto compiuto come quasi tutti gli altri capi di governo europei, sar&#224; meglio smettere di credere che noi stessi viviamo in paesi democratici. Non c'entra tanto il giudizio su cosa ha fatto Trump, (&#8230;)&lt;/p&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Quello che mi preoccupa di quanto sta accadendo in questi giorni non &#232; solo la sorte del Venezuela, mi allarma la sorte della nostra democrazia. Se finiremo per subire il diktat di Trump, lodandolo come ha cominciato a fare Meloni, oppure silenziosamente incassando il rapimento di Maduro in quanto fatto compiuto come quasi tutti gli altri capi di governo europei, sar&#224; meglio smettere di credere che noi stessi viviamo in paesi democratici. Non c'entra tanto il giudizio su cosa ha fatto Trump, che per fortuna ha lasciato molti almeno interdetti, ma il criterio generalmente accettato con cui si definisce cosa e chi sia democratico e cosa e chi no.&lt;br class='autobr' /&gt;
Se si accoglie l'idea che Trump forse &#232; stato eccessivo e per&#242; Maduro &#232; realmente un pericolo da cacciare dalla scena per poter affidare le sorti della democrazia esattamente a quella compagine di destra che nel 2002, a poco pi&#249; di un anno dalla elezione democratica di Hugo Chavez come presidente del Venezuela, oper&#242; un golpe contro di lui, allora possiamo dire addio anche alla nostra democrazia. Nei fatti, stanno tutti gi&#224; trattando per avere una nuova leadership del Venezuela, in continuit&#224; proprio con i golpisti del 2002.&lt;br class='autobr' /&gt;
Accettare l'idea che Maduro sia una minaccia mortale per la democrazia americana e mondiale e che dunque cacciarlo sia un'assoluta priorit&#224; &#232; gi&#224; una scelta compiuta. Salvo i paesi dei Brics, tutti stanno dando per scontato che non deve esserci pi&#249; alcuna continuit&#224; con lo stato bolivariano ancora ufficialmente riconosciuto dall'Onu. Gi&#224; si stanno facendo i nomi di chi lo dovr&#224; rappresentare, tutti appartenenti all'area di coloro che arrestarono Chavez e per&#242; furono obbligati a restituirgli il potere perch&#233; sconfitti dalla protesta popolare.&lt;br class='autobr' /&gt;
Il popolo dei barrios &#232; composto quasi solo da indios, quelli che le &#233;lite venezuelane, ristretta minoranza di discendenza europea, non considera neppure cittadini al punto da meravigliarsi dei tanti voti bolivaristi (&#171;chi sono? devono essere schede illegalmente messe nell'urna&#187;). Ricordo bene quando il nome di Jimmy Carter, ex (raro) presidente Usa, membro di una commissione internazionale di sorveglianza sulla correttezza del voto, comparve sui muri di Las Rosas e Las Mercedes, i quartieri ricchi della capitale, accompagnato dalla indicazione &#171;Kgb&#187;: lo accusavano di essere un agente dei servizi sovietici!&lt;br class='autobr' /&gt;
C'&#232; qualcuno che del golpe del 2002 ha sentito parlare e in questo contesto ricorda cos'&#232; stata la straordinaria esperienza democratica che ha vissuto il Venezuela? Bisognerebbe rimettere in circolazione il bel documentario inglese girato in quei giorni a Caracas a partire dal momento in cui il presidente in carica viene arrestato nel palazzo di Miraflores. Poi le immagini della schiera dei golpisti trionfanti: i rappresentanti della Confindustria, la petrolifera Pdvsa, i sindacalisti corrotti e strapagati, un'estesa burocrazia, autorit&#224; ecclesiastiche di alto livello, signore della borghesia con il cappellino, una schiera di ambasciatori occidentali.&lt;br class='autobr' /&gt;
Infine, a valanga, le immagini del popolo che scende gi&#249; dai barrios sulle colline, una folla incredibile, disarmata ma cos&#236; estesa che dopo tre giorni i golpisti sono costretti a cedere e a liberare il presidente incarcerato. Era passato poco dall'elezione di Chavez ma quanto il governo aveva cominciato a fare era gi&#224; bastato a mobilitare quel pezzo di Venezuela che di solito non si vede: il film sembra un affresco di Diego Rivera, l'epopea del popolo nel palazzo di governo di Citt&#224; del Messico.&lt;br class='autobr' /&gt;
Se osi ricordare Chavez, ribattono secchi che Maduro non &#232; Chavez, malauguratamente ucciso da un cancro nel 2013. Lui &#232; un dittatore, anzi il pi&#249; pericoloso dittatore esistente, &#171;il capo del traffico mondiale di stupefacenti&#187;, accusa cos&#236; ridicola che non vale la pena confutarla. Bisognerebbe interrogare in merito il presidente della Colombia, Petro, il primo capo di stato democratico eletto in quel paese, una delle pi&#249; belle rare recenti vittorie. Certamente competente, visto che il suo paese &#232; da sempre vittima della pi&#249; potente rete di spaccio internazionale da cui sta cercando di liberarsi, proprio grazie al nuovo presidente.&lt;br class='autobr' /&gt;
Maduro certo non &#232; Chavez, non ha la sua capacit&#224;, la sua cultura. &#200; vero che ha preso misure anti democratiche, non perch&#233; ha cambiato l'impianto costituzionale ma perch&#233; &#232; ricorso a decreti e ha proceduto ad arresti illegittimi. Molte accuse sono vere, ma mi fa orrore pensare che venga giustificato il suo rapimento per queste imperdonabili colpe.&lt;br class='autobr' /&gt;
Se &#232; a questa gara di democrazia che vogliamo partecipare, dovremmo riflettere su una questione decisiva: perch&#233; a partire da un certo momento c'&#232; stata nella repubblica bolivariana del Venezuela un crescendo di violazione di diritti? Nemmeno uno che ricordi l'embargo omicida imposto dagli Stati uniti, misure pesantissime per un paese pur ricchissimo di materie prime ma con una struttura economica elementare, priva della possibilit&#224; di fornire quanto &#232; indispensabile alla sopravvivenza di un popolo.&lt;br class='autobr' /&gt;
Cibo, innanzitutto, visto che il petrolio non si mangia. Peggio ancora l'embargo sui medicinali, un ingiustificato atto di una guerra che ha massacrato il paese: una Ong americana ha denunciato la morte di almeno 40mila venezuelani per mancanza di farmaci che avrebbero potuto salvarli. Questa vera e propria strozzatura del paese, analoga a quella imposta da 65 anni a Cuba, ha ovviamente prodotto malavita e ha incoraggiato l'emigrazione. E allora, giusto denunciare i molti errori che nel gestire questa situazione sono stati fatti da Maduro, un leader inadeguato a una situazione cos&#236; difficile. Ma pesa il disinteresse che il nostro egoismo occidentale produce per tutto quanto non ci colpisce direttamente.&lt;br class='autobr' /&gt;
Caracas era diventata la capitale della pi&#249; interessante rivoluzione democratica dei nostri tempi, ma quasi nessuno in Europa le prest&#242; attenzione, e quasi nessuno oggi ricorda cosa sia stata. Un'ignoranza che impedisce di giudicare il Venezuela di oggi e di valutare correttamente gli errori che di certo Maduro ha compiuto, non tali per&#242; da poterlo dipingere come il pi&#249; pericoloso dittatore della storia. Accuse tra l'altro che ignorano i devastanti colpi che gli Stati uniti hanno inferto al paese in questi anni.&lt;br class='autobr' /&gt;
Tutto questo oltrech&#233; tristezza mi suscita una rabbia incontenibile anche perch&#233; io sono stata su e gi&#249; per il centro America negli anni a cavallo del millennio, in quanto vicepresidente della delegazione permanente del parlamento europeo nell'America centrale, un impegno mischiato a quello di inviata del manifesto, come &#232; scritto in capo ai miei tantissimi articoli ritrovati in questi giorni nel nostro archivio.&lt;br class='autobr' /&gt;
Erano gli anni di Porto Alegre, dei Forum no global dove incontrarsi con Chavez o Morales era frequente e normale. Le cose da raccontare sulla fase ahim&#232; bruscamente interrotta dal cancro che stronc&#242; Chavez prima ancora che compisse 60 anni sono tante. Lui stesso si &#232; fatto alcune critiche, innanzitutto non esser riuscito ad avviare un progetto di sviluppo economico del paese per concentrarsi sulla spesa sociale, quella destinata a garantire al popolo dei barrios l'istruzione, la salute, il potere. Perch&#233;, diceva, a me interessa in primo luogo il capitale umano. In realt&#224; la sostanza del progetto economico c'era. Proprio quello che ha messo paura agli Stati uniti, lanciato a a Cuzko, antica capitale degli Incas, nel 180mo anniversario della vittoria dei popoli indigeni per liberarsi dallo schiavismo.&lt;br class='autobr' /&gt;
L'idea era creare un mercato comune che abbracciasse tutto il continente meridionale, come aveva fatto l'Europa. Ben pi&#249; efficace dell'Unione europea &#8211; scrisse il grande economista brasiliano Theotonio dos Santos &#8211; perch&#233; si trattava di una comunit&#224; corrispondente a un'identit&#224; politico culturale fondata su un dato storico e geografico molto pi&#249; forte di quello della Ue: l'aver sofferto tutti, ugualmente, della colonizzazione spagnola e portoghese, poi americana. Questo progetto &#232; il peccato che gli Usa non perdonano, quello che mette loro paura e che Washington definisce la &#171;pericolosa minaccia venezuelana alla sicurezza nazionale degli Stati uniti&#187;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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