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	<title>Rione Ventesimo</title>
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	<description>Pubblicazione online e cartacea del Monte dei Cocci e dintorni.</description>
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		<title>Rione Ventesimo</title>
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		<title>Gli ebrei</title>
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&lt;p&gt;II giorno successivo ai fatti di Monaco, l'Associazione della stampa cattolica mi ha telefonato dicendo che faceva un'inchiesta a proposito della strage e mi chiedeva di esprimere un'opinione. Ho rifiutato di rispondere. Ho detto che non rispondo mai alle inchieste. Pronunciare al telefono quattro frasi mi sembrava stupido e inutile. Ma in seguito, mi &#232; venuto il desiderio di rispondere ai Giornalisti cattolici a lungo e per disteso. Non avevo una sola opinione da esprimere, ne avevo molte, (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.rioneventesimo.it/?-Terza-pagina-" rel="directory"&gt;Terza pagina&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;II giorno successivo ai fatti di Monaco, l'&lt;i&gt;Associazione della stampa cattolica&lt;/i&gt; mi ha telefonato dicendo che faceva un'inchiesta a proposito della strage e mi chiedeva di esprimere un'opinione. Ho rifiutato di rispondere. Ho detto che non rispondo mai alle inchieste. Pronunciare al telefono quattro frasi mi sembrava stupido e inutile. Ma in seguito, mi &#232; venuto il desiderio di rispondere ai Giornalisti cattolici a lungo e per disteso. Non avevo una sola opinione da esprimere, ne avevo molte, e soprattutto volevo radunare alcuni pensieri che trovavo dentro di me sparpagliati. Rispondo qui. Quando avviene una disgrazia nel mondo, ci accade di pensare, come avremmo agito noi stessi se ne fossimo stati i protagonisti o se avessimo avuto il potere di agire. Essendo il potere lontanissimo dalle nostre mani, questi pensieri sono solo vacue fantasie. Per&#242; anche se si tratta di vacue fantasie, dir&#242; lo stesso come avrei agito nei fatti di Monaco se avessi avuto il potere di agire.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_1134 spip_documents spip_documents_right' style='float:right;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/local/cache-vignettes/L200xH277/schermata_2025-07-15_alle_12.25_57-36fd1.png?1779283420' width='200' height='277' alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;Se fossi stata Golda Meir, avrei liberato i duecento prigionieri, come i guerriglieri chiedevano. Dicono che non si deve, mai sottostare ai ricatti. A me sembra che anche i ricatti si devono accettare, nel caso di una grande disgrazia comune. Dicono che i duecento prigionieri, una volta liberi, avrebbero ancora catturalo innocenti e disseminalo stragi. Ma il mondo oggi &#232; costruito in una forma cos&#236; disastrosa che &#232; necessario decidere di minuto in minuto come difendersi e chi difendere. Penso che quei nove ostaggi andavano salvati e ogni altra considerazione lasciala in disparte. Penso che se Golda Meir avesse liberato i duecento prigionieri, avrebbe dato al mondo una lezione, non di debolezza, ma di forza. O almeno dell'unica forza in cui &#232; legittimo credere, la forza che se ne infischia di vincere ed &#232; pronta a perdere, la forza che non risiede nelle armi, nel petrolio o nell'orgoglio ma nello spirito.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se fossi stata il capo della polizia tedesca, avrei lasciato che i guerriglieri andassero via illesi e portassero i nove ostaggi dove essi credevano. Se esisteva anche solo un atomo di possibilit&#224; che uno fra i nove ostaggi riuscisse a salvarsi, questo atomo doveva da tutti essere contemplato come essenziale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se fossi stata il capo delle Olimpiadi, avrei sospeso le Olimpiadi perch&#233; evidentemente dopo non avevano pi&#249; nessun senso.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Se infine fossi un capo di Stato, chiederei all'America di ritirare le truppe dal Vietnam. Naturalmente glielo avrei gi&#224; chiesto, ma glielo chiederei ancora di pi&#249; in questo momento. Non credo che i bambini vietnamiti siano diversi dai nove ostaggi israeliani. L'unica differenza &#232; questa, che tutti ci siamo assuefatti a sapere che i bambini vietnamiti muoiono, e ci siamo assuefatti perfino a guardale come muoiono, avendoli osservali senza battere ciglio al cinema e alla televisione. Si tratta per&#242; di una orribile assuefazione. Il fatto che nel Vietnam ci sia la guerra e invece lo stadio olimpico volesse essere una cosiddetta isola di pace, non mi sembra una differenza determinante. Falso &#232; credere che possano ancora esistere isole di pace in un mondo quale &#232; il nostro. E i destini degli uomini sono oggi cos&#236; avviluppali e aggrovigliali insieme, che una guerra in un punto del mondo propaga quotidianamente indifferenza, assuefazione e familiarit&#224; alle stragi. Se l'America ora a un tratto portasse via le truppe dal Vietnam i nove ostaggi israeliani non sarebbero morti inutilmente.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel pensare ai guerriglieri, ho la sensazione di provare per loro una sorta di orrore disumano. Un simile orrore disumano, pu&#242; ispirarlo soltanto la presenza di una disumana disperazione. Quando riconosciamo i natii della disumana disperazione, sentiamo scomparire dal nostro spirito i nostri sentimenti consueti, non sentiamo pi&#249; odio, n&#233; sdegno, n&#233; piet&#224;. Il nostro spirito diventa di pietra. Ci sembra di avere incontrato sui nostri passi un deserto di pietra, dove non cresce odio n&#233; sdegno n&#233; piet&#224; come non crescono alberi. Nel pensare ai guerriglieri con un simile orrore disumano, noi diventiamo per qualche attimo simili a loro o all'idea che ci siamo fatti di loro, diventiamo di pietra e perdiamo il respiro dello spirito. Da un simile orrore disumano, noi dovremmo difenderci perch&#233; esso &#232; un'aberrazione. I guerriglieri sono forse il limite estremo della nostra stessa disperazione, non ancora disumana e stillante di piet&#224; e di sdegno, non ancora disumana e con la quale da tempo ci siamo abituali a convivere. Le chiavi per capire i guerriglieri forse risiedono nella nostra stessa disperazione. Essi ti sembrano venuti da un mondo che non &#232; il nostro. Ma le strade che hanno seguito per arrivare, a una simile, disumana disperazione, a noi sembrano indecifrabili e disumane forse soltanto perch&#233; non ci &#232; mai accaduto n&#233; di conoscerle, n&#233; di chiederci quanto fossero diverse e remote o quanto fossero vicine e simili alle strade che noi medesimi abbiamo percorso. Dei guerriglieri, sappiamo pochissime cose, ma sappiamo che sono disposti a buttare via la loro vita in ogni istante cos&#236; come quella degli altri. Quando buttano via la loro vita, non si pensa al coraggio, e quando buttano via la vita degli altri, non si pensa alla crudelt&#224;. Per questo, essi ci sembrano dotati di una forza che ci &#232; impossibile raggiungere con la voce. Impossibile chiedergli che risparmino degli innocenti. Ci sembra che nei luoghi disumani e disperati in cui essi abitano, i colpevoli e gli innocenti non esistano pi&#249;, perch&#233; il mondo non ha pi&#249; i colori della colpa e dell'innocenza, il mondo &#232; inanimato e disabitato e di un solo colore. Entro di esso esiste solo la morte, e una vita ridotta a un cencio che si butta via con un rapido gesto trovandola non migliore della morte e comunque dello stesso colore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;lo sono ebrea. Tutto quello che riguarda gli ebrei, mi sembra sempre che mi coinvolga direttamente. Sono ebrea solo per parte di padre, ma ho pensato sempre che la mia parte ebraica doveva essere in me pi&#249; pesante e ingombrante dell'altra parte. Se mi succede di incontrare in qualche luogo una persona che scopro essere ebrea, istintivamente ho la sensazione di avere con essa qualche affinit&#224;. Dopo un minuto magari la trovo odiosa, ma permane in me un senso di segreta complicit&#224;. Questo &#232; un aspetto della mia natura che trovo strano e che non mi piace affatto, perch&#233; &#232; in aperto contrasto con tutto quello che ho sempre pensato nel corso della mia vita, perch&#233; ritengo che non esistano fra gli ebrei delle affinit&#224; se non estremamente superficiali, perch&#233; penso che gli uomini debbano oltrepassare i confini delle loro origini. Questo &#232; ci&#242; che penso, ma quando incontro un ebreo non riesco a reprimere una strana e buia sensazione di connivenza. Quando ho saputo della strage di Monaco, ho pensato che avevano ammazzato ancora una volta quelli del mio sangue. L'ho pensato in mezzo a un mare di altri pensieri, ma l'ho pensato. Nel pensarlo, ho provato disprezzo per me stessa perch&#233; era un pensiero da disprezzare. Non credo affatto che gli ebrei abbiano un sangue diverso da quello degli altri. Non credo che esistano divisioni di sangue. Sono ebrea e ho avuto una educazione borghese. Questa educazione borghese mi ha insidiato alcune idee false. Devo avere in qualche modo respirato, nell'infanzia, l'idea che gli ebrei e i borghesi avevano diritti e superiorit&#224; sugli altri. Non mi &#232; stato detto certo mai nulla di simile, in casa mia, e anzi mi &#232; stata insegnala la parit&#224; di diritti fra gli uomini. Ma nelle strutture della mia educazione doveva essere presente un'idea di superiorit&#224;. Noi lottiamo tutta la vita per liberarci dei vizi della nostra educazione, ma i vizi dell'educazione ci restano stampati sullo spirito come dei tatuaggi. Nella nostra vila adulta, si passa il tempo a lavare questi tatuaggi dal nostro spirito. Nei confronti degli ebrei di Israele, credo di aver pensato che essi avevano diritti e superiorit&#224; sugli arabi. A un certo momento questa mi &#232; sembrata un'idea mostruosa. L'ho strappata e calpestala con furia. Per&#242; mi sono accorta che una simile idea mostruosa l'avevo coltivala in me per molti anni come una pianta sul davanzale. Pur avendola strappata e calpestata, non sono perfettamente sicura che non ne restino in me dei brandelli sparsi. Le nostre idee mostruose hanno la virt&#249; di farci capire come &#232; fatto il nostro paesaggio interiore. Una idea mostruosa vi cresce e prolifera quietamente senza far sparire nulla intorno a s&#233;. Cresce e prolifera accanto ai nostri impulsi migliori e alla nostra sete di giustizia e di uguaglianza, senza farli sparire ma trasformandoli a poco a poco in un mucchio di paglia fradicia.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le nostre idee mostruose dovrebbero anche avere la virt&#249; di farci capire come sono fatti i nostri nemici, o quelli che usiamo chiamare i nostri nemici. Esse dovrebbero insegnarci a posare gli occhi sugli altri con tolleranza e con estrema attenzione. Dopo che le abbiamo strappate e calpestate, noi dovremmo serbarne memoria e smetterla di pensare a noi stessi come ai figli del bene universale. A volte ho pensalo che gli ebrei di Israele avevano diritti e superiorit&#224; sugli altri essendo sopravvissuti a uno sterminio. Questa non era un'idea mostruosa, ma era un errore.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il dolore e le stragi di innocenti che abbiamo contemplato e patito nella nostra vita, non ci danno nessun diritto sugli altri e nessuna specie di superiorit&#224;. Coloro che hanno conosciuto sulle proprie spalle il peso degli spaventi, non hanno il diritto di opprimere i propri simili con denaro o armi, semplicemente perch&#233; questo diritto non lo ha al mondo anima vivente. Riguardo agli ebrei di Israele, mi succede questo. Se qualcuno parla contro di loro provo un senso di rivolta e di oscura offesa. Mi sembra che venga offesa la mia stessa famiglia. Se per&#242; qualcuno ne parla con ammirazione e devozione, ho la sensazione subitanea di non condividere questi sentimenti e di trovarmi sull'altra sponda. Dopo la guerra, abbiamo amato e commiserato gli ebrei che andavano a Israele pensando che erano sopravvissuti a uno sterminio, che erano senza casa e non sapevano dove andare. Abbiamo amato in loro le memorie del dolore, la fragilit&#224;, il passo randagio e le spalle oppresse dagli spaventi. Questi sono i tratti che noi amiamo oggi nell'uomo. Non eravamo affatto preparati a vederli diventare una nazione potente, aggressiva e vendicativa. Speravamo che sarebbero stati un piccolo paese inerme, raccolto, che ciascuno di loro conservasse la &#8216;propria fisionomia gracile, amara, riflessiva e solitaria, forse non era possibile. Ma questa trasformazione &#232; stata una delle cose orribili che sono accadute. Quando qualcuno parla di Israele con ammirazione, io sento che sto dall'altra parte. Ho capito a un certo punto, forse lardi, che gli arabi citino poveri contadini e pastori. So pochissime cose di me stessa, ma so con assoluta certezza che non voglio stare dalla parte di quelli che usano armi, denaro e cultura per opprimere dei contadini e dei pastori. Il nostro istinto ci spinge a stare da una parte o dall'altra. Ma in verit&#224; &#232; forse impossibile oggi stare da una parte o dall'altra. Gli uomini e i popoli subiscono trasformazioni strane, rapidissime e orribili. La sola scelta che a noi &#232; possibile &#232; di essere dalla parte di quelli che muoiono o patiscono ingiustamente. Si dir&#224; che &#232; una scelta facile, ma forse &#232; l'unica scelta che oggi ci sia offerta.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;i&gt;Natalia Ginzburg&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>&#034;Nonostante&#034;</title>
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&lt;p&gt;Luned&#236; 7 aprile, Valerio Mastandrea incontra il pubblico dello spettacolo delle 19.30 e delle 21.15 al cinema Greenwich di Testaccio. &lt;br class='autobr' /&gt; Film da non perdere. Intanto, ecco il trailer. &lt;br class='autobr' /&gt; La trama. &lt;br class='autobr' /&gt;
Un uomo trascorre serenamente le sue giornate in ospedale senza troppe preoccupazioni. &#200; ricoverato da un po' ma quella condizione sembra il modo migliore per vivere la sua vita, al riparo da tutto e da tutti, senza responsabilit&#224; e problemi di alcun genere. Quella preziosa routine scorre senza (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.rioneventesimo.it/?-Cinema-" rel="directory"&gt;Cinema&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Luned&#236; 7 aprile, Valerio Mastandrea incontra il pubblico dello spettacolo delle 19.30 e delle 21.15 al cinema Greenwich di Testaccio&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Film da non perdere. Intanto, ecco il trailer.&lt;/p&gt;
&lt;iframe width=&#034;560&#034; height=&#034;315&#034; src=&#034;https://www.youtube.com/embed/XYL3hD20Ufo?si=k90Su9TR_0YJpugi&#034; title=&#034;YouTube video player&#034; frameborder=&#034;0&#034; allow=&#034;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#034; referrerpolicy=&#034;strict-origin-when-cross-origin&#034; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La trama.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un uomo trascorre serenamente le sue giornate in ospedale senza troppe preoccupazioni. &#200; ricoverato da un po' ma quella condizione sembra il modo migliore per vivere la sua vita, al riparo da tutto e da tutti, senza responsabilit&#224; e problemi di alcun genere. Quella preziosa routine scorre senza intoppi fino a quando una nuova persona viene ricoverata nello stesso reparto. &#200; una compagna irrequieta, arrabbiata, non accetta nulla di quella condizione soprattutto le regole non scritte. Non &#232; disposta ad aspettare, vuole lasciare quel posto migliorando o addirittura peggiorando. Vuole vivere come si deve o morire, come capita a chi finisce l&#236; dentro. Lui viene travolto da quel furore, prima cercando di difendersi e poi accogliendo qualcosa di incomprensibile. Quell'incontro gli servir&#224; ad accettare che se scegli di affrontare veramente il tuo cuore e le tue emozioni, non c'&#232; alcun riparo possibile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_1084 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/jpg/64097.jpg?1743803405' width='500' height='714' alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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		<title>La strana giovent&#249;</title>
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&lt;p&gt;Marco Noccioli (Roma, 1955) &#232; architetto. Tra il 1997 ed il 2001 &#232; stato Presidente della XVII Circoscrizione del Comune di Roma (Prati). Oltre a numerose pubblicazioni sulla storia della citt&#224;, questa &#232; la sua prima opera di narrativa. &lt;br class='autobr' /&gt;
Nel romanzo, Orazio Torriani, colto bibliotecario romano che aveva preso parte agli eventi della Repubblica romana, si reca per motivi di lavoro a San Pietroburgo. Siamo nella primavera del 1862. Mentre &#232; intento a realizzare la nuova Sala di lettura della (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.rioneventesimo.it/?-Letteratura-" rel="directory"&gt;Letteratura&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Marco Noccioli&lt;/strong&gt; (Roma, 1955) &#232; architetto. Tra il 1997 ed il 2001 &#232; stato Presidente della XVII Circoscrizione del Comune di Roma (Prati). Oltre a numerose pubblicazioni sulla storia della citt&#224;, questa &#232; la sua prima opera di narrativa.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel romanzo, Orazio Torriani, colto bibliotecario romano che aveva preso parte agli eventi della Repubblica romana, si reca per motivi di lavoro a San Pietroburgo. Siamo nella primavera del 1862. Mentre &#232; intento a realizzare la nuova Sala di lettura della Biblioteca Imperiale, entra per caso in contatto con una strana giovent&#249;. Sono ragazzi e ragazze che fanno della coerenza la loro bandiera: ci&#242; che si fa nella vita traduce la propria scommessa esistenziale. Contestano la famiglia, la scuola, la morale. Mettono in discussione tutto: dai fondamenti teorici e religiosi, all'organizzazione dello Stato e della societ&#224;, fino alle abitudini quotidiane, al modo di vestire e di acconciarsi. E, infatti, le ragazze indossano occhiali da sole, hanno i capelli corti, fumano; i ragazzi si fanno crescere i capelli e amano i copricapo a tesa larga. Leggono e distribuiscono stampa clandestina; organizzano cooperative e scuole gratuite per analfabeti; aderiscono ai gruppi rivoluzionari che rivendicano &#034;terra e libert&#224;&#034; per i contadini. Cominciano a vivere nelle comuni, discutono di socialismo, di emancipazione dei servi e di liberazione della donna. La loro &#232; una vicenda costellata da manifestazioni di piazza, scontri con la polizia, strani incendi, spie e traditori.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Leggi anche la recensione del romanzo scritta da &lt;a href=&#034;https://ilmanifesto.it/una-generazione-in-lotta-nella-russia-di-meta-800&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;Paolo Vigan&#242; su il Manifesto&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_932 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/lastranagioventu-web1200.png?1726908429' width='500' height='500' alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Mar del Plata</title>
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&lt;p&gt;Sinossi &lt;br class='autobr' /&gt;
Immaginate un giocatore di rugby. Teso, attento, pronto allo scatto e a resistere alle cariche, ai placcaggi, a tutto. Solo che quest'uomo non &#232; un giocatore di rugby come gli altri: lo si capisce quando comincia a raccontare quella partita, e le altre cento che l'hanno preceduta. Si chiama Raul, &#232; argentino e la squadra per cui sta giocando non esiste pi&#249;. Morti, tutti, durante gli anni della dittatura. Lui &#232; l'unico sopravvissuto. Una squadra di fantasmi. Che un tempo era la (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.rioneventesimo.it/?-Letteratura-" rel="directory"&gt;Letteratura&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_251 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/invito_roma_fava-mardelplata.png' width=&#034;888&#034; height=&#034;386&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Sinossi&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Immaginate un giocatore di rugby. Teso, attento, pronto allo scatto e a resistere alle cariche, ai placcaggi, a tutto. Solo che quest'uomo non &#232; un giocatore di rugby come gli altri: lo si capisce quando comincia a raccontare quella partita, e le altre cento che l'hanno preceduta. Si chiama Raul, &#232; argentino e la squadra per cui sta giocando non esiste pi&#249;. Morti, tutti, durante gli anni della dittatura. Lui &#232; l'unico sopravvissuto. Una squadra di fantasmi. Che un tempo era la squadra pi&#249; forte d'Argentina. Un tempo funesto, il 1978.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Qualcuno si illude che lo sport sia un terreno neutrale e che altrove, lontani dal campo di rugby, stiano anche i generali e la repressione di un regime che in pochi anni far&#224; ventimila morti. Che c'entriamo noi con la dittatura? Noi che diamo l'anima sul campo? Poi uno di quei ragazzi, uno che di mestiere fa l'operaio e in fabbrica parla e pensa ad alta voce, scompare. La domenica successiva i suoi compagni chiedono un minuto di silenzio prima della partita. Invece di minuti ne passano dieci. Dal giorno dopo cambia tutto.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Mentre l'Argentina si prepara a trasformare i campionati del mondo di calcio del 1978 nella vetrina del regime, tra la giunta militare e quei ragazzi si accende una sfida che non prevede armistizi. Uno dopo l'altro i giocatori spariscono: ma per ogni giocatore ucciso, un ragazzino del vivaio viene promosso titolare. E cos&#236;, mentre il mondo celebra l'Argentina campione del mondo di calcio fingendo di non sapere cosa stia accadendo, i ragazzi del Rugby La Plata continuano a giocare, a vincere, a parlare ad alta voce. E a morire. Dei titolari ne resta in vita solo uno: Raul. L'ultima di campionato si porta in campo una squadra di ragazzi. Giocano, e vincono. Per la giunta militare, che assiste con le divise tirate a lucido dal palco d'onore, sar&#224; l'inizio della fine. Una storia vera, raccontata con la passione, l'amore e il rispetto che meritano i grandi eventi della Storia.&lt;br class='manualbr' /&gt;&lt;i&gt;(da feltrinelli.it)&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;&lt;a href=&#034;http://www.repubblica.it/rubriche/la-storia/2013/03/19/news/squadra_rugby_desaparecida-54877598/&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;&lt;strong&gt;La squadra di rugby che fu &#034;desparecida&#034;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br class='manualbr' /&gt;recensione di repubblica.it&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&#034;http://www.indie-blog.com/di-schiene-dritte-e-dittature-militari-mar-del-plata-di-claudio-fava/&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;&lt;strong&gt;Di schiene dritte e dittature militari: Mar del Plata, di Claudio Fava&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br class='manualbr' /&gt;recensione su IndieBlog&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&#034;http://www.leggo.it/sport/rugby/mar_del_plata_la_squadra_di_rugby_di_desaparecidos_raccontata_da_fava/notizie/221016.shtml&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;&lt;strong&gt;La squadra di rugby di desaparecidos raccontata da Fava&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br class='manualbr' /&gt;recensione su leggo.it&lt;/p&gt;
&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;a href=&#034;http://www.lafeltrinelli.it/products/9788867830039/Mar_del_Plata/Claudio_Fava.html&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;Acquista online su Feltrinelli.it&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&#034;http://www.amazon.it/Mar-del-Plata-Claudio-Fava/dp/8867830031&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;&lt;strong&gt;Acquista su Amazon.it&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		</content:encoded>


		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>INFILTRAZIONI MAFIOSE A ROMA</title>
		<link>http://www.rioneventesimo.it/?INFILTRAZIONI-MAFIOSE-A-ROMA</link>
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		<dc:date>2012-02-07T15:08:59Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Gabriella Casalini</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Assemblea Pubblica organizzata da SEL I Municipio per un confronto su
&lt;br class='autobr' /&gt;
questo importante problema con l'Associazione Libera. Mercoled&#236; 8 febbraio alle ore 18 presso il Circolo SEL di Testaccio San Saba Aventino &#034;Fabrizio Scottoni&#034;, Via Zabaglia 24 &lt;br class='autobr' /&gt; Mercoled&#236; 8 Febbraio 2012, alle ore 18.00, presso il Circolo SEL di
&lt;br class='autobr' /&gt;
Testaccio (Via Nicola Zabaglia n. 24), Sinistra Ecologia Libert&#224; I
&lt;br class='autobr' /&gt;
Municipio organizza un incontro con &#034;Libera - Associazioni, nomi e
&lt;br class='autobr' /&gt;
numeri contro le mafie&#034;. &lt;br class='autobr' /&gt;
Gioco (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.rioneventesimo.it/?-Terza-pagina-" rel="directory"&gt;Terza pagina&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;Assemblea Pubblica organizzata da SEL I Municipio per un confronto su&lt;br class='autobr' /&gt;
questo importante problema con l'Associazione Libera. Mercoled&#236; 8 febbraio alle ore 18 presso il Circolo SEL di Testaccio San Saba Aventino &#034;Fabrizio Scottoni&#034;, Via Zabaglia 24&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Mercoled&#236; 8 Febbraio 2012, alle ore 18.00, presso il Circolo SEL di&lt;br class='autobr' /&gt;
Testaccio (Via Nicola Zabaglia n. 24), Sinistra Ecologia Libert&#224; I&lt;br class='autobr' /&gt;
Municipio organizza un incontro con &#034;Libera - Associazioni, nomi e&lt;br class='autobr' /&gt;
numeri contro le mafie&#034;.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Gioco d'azzardo, riciclaggio, usura, traffico di droga.&lt;br class='autobr' /&gt;
Quali proposte per il ripristino della legalit&#224;?&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Intervengono:&lt;br class='autobr' /&gt;
Flavia Fam&#224; (&#034;Libera&#034;)&lt;br class='autobr' /&gt;
Daniele Poto (giornalista e curatore del dossier &#034;Azzardopoli&#034;)&lt;br class='autobr' /&gt;
Carlo Leoni (Presidenza Nazionale SEL)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Modera:&lt;br class='autobr' /&gt;
Flavia Montini (SEL Trastevere)&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>PROSSIMA FERMATA: ESPERANZA</title>
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		<dc:date>2012-02-07T14:56:07Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Gabriella Casalini</dc:creator>



		<description>&lt;p&gt;Tilt ha organizzato un interessante incontro con la leader del movimento studentesco Cileno, Camilla Vallejo. Si confronteranno con lei sabato 11 alle ore 19, presso il Caff&#232; letterario, Nichi Vendola e Maurizio Landini&lt;/p&gt;

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&lt;a href="http://www.rioneventesimo.it/?-Terza-pagina-" rel="directory"&gt;Terza pagina&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;PROSSIMA FERMATA: ESPERANZA&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Sabato 11 febbraio, ore 19&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Caff&#233; Letterario, viale Ostiense, 95 Roma&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;CAMILA VALLEJO - leader studentesca cilena&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;MAURIZIO LANDINI - segretario generale FIOM CGIL&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;NICHI VENDOLA - presidente Sinistra Ecologia Libert&#224;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;MAPI PIZZOLANTE - portavoce TILT&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per manifestare la nostra voglia di democrazia sui luoghi di lavoro, contro la precariet&#224; e per il diritto a una riforma del welfare che parli alle giovani generazioni, per un altro modello di Europa e di societ&#224;, TILT incontra Camila Vallejo, leader del movimento studentesco cileno, Maurizio Landini e Nichi Vendola per parlare di un mondo diverso. Quello che vogliamo. Che nasce dalle speranze e dalla voglia di non arrendersi di tante ragazze e tanti ragazzi che sono scesi in piazza negli ultimi mesi per reclamare il diritto alla felicit&#224;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Le nevi del Kilimangiaro</title>
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		<dc:date>2011-12-15T19:00:55Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Sandra Avincola</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;La canzone da cui trae titolo il film fu un grande successo degli anni '60, e sicuramente chi fu giovane allora avr&#224; sentito qualche sotterraneo frisson nel riascoltarla. I protagonisti del film, Michel (Jean-Pierre Darrousin) e la moglie Claire (Ariane Ascaride), fanno di pi&#249;: piangono. Lacrime di commozione e di gioia rigano il volto della donna sulle note struggenti del pezzo di Pascal Danel, intonato in coro dai presenti durante la festa per il trentesimo anniversario delle sue nozze. (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.rioneventesimo.it/?-Cinema-" rel="directory"&gt;Cinema&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_158 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_off.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;La canzone da cui trae titolo il film fu un grande successo degli anni '60, e sicuramente chi fu giovane allora avr&#224; sentito qualche sotterraneo &lt;i&gt;frisson&lt;/i&gt; nel riascoltarla. I protagonisti del film, Michel &lt;i&gt;(Jean-Pierre Darrousin)&lt;/i&gt; e la moglie Claire (&lt;i&gt;Ariane Ascaride&lt;/i&gt;), fanno di pi&#249;: piangono. Lacrime di commozione e di gioia rigano il volto della donna sulle note struggenti del pezzo di Pascal Danel, intonato in coro dai presenti durante la festa per il trentesimo anniversario delle sue nozze. Tutti, dai due figli fino ai semplici conoscenti, sono l&#236; a testimoniare il loro affetto per questa coppia unita, laboriosa e molto impegnata nel sociale; una coppia che ha raggiunto un modesto benessere, minacciato per&#242; dalla recente perdita del lavoro di Michel. Il dono collettivo di parenti e amici per il loro anniversario &#232;, anche a parziale compenso di ci&#242;, particolarmente sontuoso: una bella somma di denaro, nonch&#233; due biglietti aerei per un viaggio in Africa. Finch&#232; una sera, poco prima della partenza, accade qualcosa che turba in modo drammatico la visione costruttiva e sostanzialmente serena con cui i coniugi hanno sempre guardato all'esistenza: due malviventi s'introducono nel loro appartamento e, dopo averli brutalmente malmenati, si fanno consegnare contante e carte di credito. Da questo momento s'innesca una spirale di eventi che stravolge l'atmosfera fin qui idilliaca della storia. Di l&#236; a poco, infatti, Michel riconosce incidentalmente in uno dei rapinatori Cristophe, un giovane ex compagno di lavoro rimasto come lui senza occupazione, e lo denuncia. Ma ci&#242; non gli basta: vorrebbe sapere quali motivazioni possano aver spinto il ragazzo a un gesto cos&#236; abbietto, e nel corso di un paio di drammatici confronti glielo chiede. Ma quel che ottiene in risposta &#232; solo incomprensione e disprezzo. Gu&#233;diguian rende molto bene il conflitto generazionale assurto, nell'era del capitalismo globale, a livelli d'inaudita asprezza, dove la volont&#224; di comprendere dell'uomo maturo e politicamente &lt;i&gt;engag&#233;&lt;/i&gt; si scontra con la totale mancanza di prospettive sul futuro e l'incattivimento pieno di furore del giovanissimo rapinatore. Mentre l'azione si complica mettendo a fuoco i caratteri dei due personaggi principali (solari e generosi entrambi), il microcosmo che fa da sfondo alla vicenda si arricchisce di ulteriori notazioni ambientali che tanta parte hanno nella filmografia del regista marsigliese. &#200; un mondo di cene all'aperto, di grigliate in terrazza con gli amici, di cure affettuose per i piccoli della famiglia, di abitazioni modeste ma dignitose dove si respira la vita nei suoi connotati pi&#249; veri. Nonostante nella parte finale il film viri verso il trionfo dei buoni sentimenti, le dinamiche sociali che ne sono alla base mantengono appieno i loro tratti di credibilit&#224;, mostrandoci la brutalit&#224; di un mondo che, nel momento in cui &#8220;taglia&#8221; posti di lavoro, ingenera egoismi sociali (qui rappresentati dai figli di Michel), contamina le coscienze e induce a delinquere. &lt;br class='manualbr' /&gt;Gli attori-feticcio di Gu&#233;diguian ci sono tutti, e tutti regalano momenti d'intensa emozione: da Ariane Ascaride a Jean-Pierre Darrousin e a G&#233;rard Meylan, si ricostituiscono precedenti geometrie recitative che hanno decretato, in passato, il successo di film come &lt;i&gt;Marius e Jeannette&lt;/i&gt; (1995) e &lt;i&gt;Marie-Jo e i suoi due amori&lt;/i&gt; (2002). Ovviamente consigliamo, sia a chi lo conosceva gi&#224; sia a chi l'ha sentito per la prima volta, di riascoltare il pezzo di Pascal Danel, la cui versione originale (ne esiste anche una in italiano) si avvale di uno dei testi di pi&#249; struggente lirismo nel panorama musicale di quegli anni. Un'ultima curiosit&#224;: il film s'ispira liberamente a un noto poema di Victor Hugo, &lt;i&gt;Les pauvres gens&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;&lt;iframe width=&#034;560&#034; height=&#034;315&#034; src=&#034;http://www.youtube.com/embed/ZCrL0qGASLU&#034; frameborder=&#034;0&#034; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;Regia: Robert Gu&#233;diguian. &lt;br class='manualbr' /&gt;Interpreti: Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, G&#233;rard Meylan, Marilyne Canto, Gr&#233;goire Leprince-Ringuet, Ana&#239;s Demoustier, Adrien Jolivet, Robinson St&#233;venin, Karole Rocher, Julie-Marie Parmentier.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Piano americano</title>
		<link>http://www.rioneventesimo.it/?Piano-americano</link>
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		<dc:date>2011-12-07T10:21:14Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		



		<description>
&lt;p&gt;&#8220;Il cinema mi fa schifo. Ma come fai a fare l'attore? Che vita &#232;?&#8221; &#8220;Una bella vita, Fausto. Pensaci. Sei libero di esprimerti usando la tua voce, il tuo corpo, le tue emozioni. Puoi commuovere e divertire. Puoi dar voce agli sconfitti. Lottare contro le ingiustizie. E ridere di te stesso. Cosa vuoi di pi&#249;?&#8221; Ne parla con l'autore Adriano Labucci. &lt;br class='autobr' /&gt; Nel cinema si parla di &#8220;piano americano&#8221; quando la figura dell'attore &#232; inquadrata dalle ginocchia in su. Dentro l'inquadratura di questo libro (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.rioneventesimo.it/?-Letteratura-" rel="directory"&gt;Letteratura&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&#8220;Il cinema mi fa schifo. Ma come fai a fare l'attore? Che vita &#232;?&#8221;&lt;br class='manualbr' /&gt;&#8220;Una bella vita, Fausto. Pensaci. Sei libero di esprimerti usando la tua voce, il tuo corpo, le tue emozioni. Puoi commuovere e divertire. Puoi dar voce agli sconfitti. Lottare contro le ingiustizie. E ridere di te stesso. Cosa vuoi di pi&#249;?&#8221;&lt;br class='manualbr' /&gt;Ne parla con l'autore Adriano Labucci.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Nel cinema si parla di &#8220;piano americano&#8221; quando la figura dell'attore &#232; inquadrata dalle ginocchia in su. Dentro l'inquadratura di questo libro c'&#232; Giuseppe Cederna, la sua avventura americana. Un'avventura che fa da filo rosso a un vero e proprio viaggio nel lavoro e nella psicologia dell'attore. &lt;br class='manualbr' /&gt;Tutto comincia quando Rob Marshall, il regista di Chicago, vuole Cederna per la parte del contabile Fausto in Nine, un musical ispirato a 8 1/2. &#200; una grande produzione e, al contempo, ha a che fare con quel Federico Fellini che tanti anni prima aveva voluto incontrare il giovanissimo Cederna e lo aveva studiato, esplorato, incantato. E ora ecco, dopo tanta esperienza sul palcoscenico e sul set, Giuseppe entra in una storia che ha a che fare con il Maestro &#8211; e il Maestro, oniricamente, approva con le tre dita aperte e il braccio teso alla Mandrake. In questa avventura che, non meno oniricamente, &#232; sfida e illusione passa l'anima inquieta e leggera di Giuseppe Cederna, la sua memoria del cinema italiano, la magia degli incontri stellari, il tempo infinito delle attese, i voli e le soste, le case e gli alberghi, l'ansia dei provini, i set dei serial tv, il killer e il contabile, il fantasma di Mastroianni e il suo misterioso asanisimasa. Quanta anima deve avere un attore quando si accendono le luci sui suoi gesti? E che cos'&#232; un attore quando non lavora? C'&#232; o semplicemente non c'&#232; pi&#249;? La risposta &#232;, una volta ancora, dentro la vita. Dentro la vita come viaggio.&lt;/p&gt;
&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;&lt;iframe width=&#034;560&#034; height=&#034;315&#034; src=&#034;http://www.youtube.com/embed/MKCc0jNMn3Q&#034; frameborder=&#034;0&#034; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;Giuseppe Cedrena&lt;br class='manualbr' /&gt;&lt;strong&gt;Piano americano&lt;/strong&gt;&lt;br class='manualbr' /&gt;Editore: Feltrinelli &lt;br class='manualbr' /&gt;anno: 2011&lt;br class='manualbr' /&gt;pagine 224, brossura&lt;br class='manualbr' /&gt;prezzo: 15 &#8364; &lt;br class='manualbr' /&gt;prezzo eBook: 10,99 &#8364;&lt;/p&gt;
&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&#034;http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807491061/Piano_americano/Giuseppe_Cederna.html&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;&lt;strong&gt;Acquista online, edizione stampa e eBook&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&#034;http://www.scrittoriperunanno.rai.it/scrittori.asp?videoId=1066&amp;currentId=124&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;Giuseppe Cederna in &#034;Scrittori per un anno&#034; RAI-Edu&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&#034;http://www3.lastampa.it/spettacoli/sezioni/articolo/lstp/394136/&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;Giuseppe Cederna: &#034;Com'&#232; diversa la Kidman in piano americano&#034;&lt;/a&gt;&lt;br class='autobr' /&gt;
(La Stampa)&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		</content:encoded>


		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Il sarto di Ulm</title>
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		<dc:date>2011-12-05T11:04:00Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		



		<description>&lt;p&gt;Ci troviamo di fronte a un libro che esplora, e che narra, la storia del Pci a tutto campo, o in campo aperto. Condizioni nazionali, condizioni internazionali, contesto esterno, vita interna, linea politica, forme di organizzazione. Viene avanti, il racconto, come una macchina escavatrice, che smuove la materia prima e fa venire alla luce reperti archeologici, alcuni dimenticati, altri rimossi, altri ancora stravolti dalle letture correnti.&lt;/p&gt;

-
&lt;a href="http://www.rioneventesimo.it/?-Letteratura-" rel="directory"&gt;Letteratura&lt;/a&gt;


		</description>


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		</content:encoded>


		

	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Scialla!</title>
		<link>http://www.rioneventesimo.it/?Scialla</link>
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		<dc:date>2011-12-04T21:53:12Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Sandra Avincola</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Con &#8220;Scialla!&#8221;, non a caso premiato quest'anno al Festival di Venezia nella sezione Controcampo Italiano, Francesco Bruni ha segnato un esordio alla regia di sicuro interesse. Dopo essersi a lungo misurato nell'arte della sceneggiatura (in lungometraggi per il cinema e la televisione, sia italiani che esteri) la sua visione dell'&#8220;economia&#8221; di un film deve essergli molto chiara, se &#232; vero che questo godibile spaccato di un rapporto ritrovato padre-figlio procede serrato senza sbavature n&#233;, (&#8230;)&lt;/p&gt;


-
&lt;a href="http://www.rioneventesimo.it/?-Cinema-" rel="directory"&gt;Cinema&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_158 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_off.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_158 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_off.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Con &#8220;Scialla!&#8221;, non a caso premiato quest'anno al Festival di Venezia nella sezione &lt;i&gt;Controcampo Italiano,&lt;/i&gt; Francesco Bruni ha segnato un esordio alla regia di sicuro interesse. Dopo essersi a lungo misurato nell'arte della sceneggiatura (in lungometraggi per il cinema e la televisione, sia italiani che esteri) la sua visione dell'&#8220;economia&#8221; di un film deve essergli molto chiara, se &#232; vero che questo godibile spaccato di un rapporto ritrovato padre-figlio procede serrato senza sbavature n&#233;, tanto meno, concessioni a facili sentimentalismi. &lt;br class='manualbr' /&gt;&lt;span class='spip_document_164 spip_documents spip_documents_right' style='float:right;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/local/cache-vignettes/L300xH200/scialla02-fd940.jpg?1779376111' width='300' height='200' alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;I due personaggi principali ci sono presentati sin dalle prime sequenze come in un copione teatrale: ed ecco Bruno Beltrame, cinquantenne precocemente invecchiato che contempla con disincanto i tanti suoi fallimenti (una professione d'insegnante di italiano abbandonata per poter dar libero luogo a velleit&#224; letterarie, una vita affettiva inesistente, una sessualit&#224; che &#232; ormai solo un ricordo). La vocazione di educatore s'&#232; persa per strada insieme al sogno di diventare uno scrittore affermato. Della prima resta il rito di lezioni private impartite senza slancio a studenti svogliati, con l'unico scopo di rimpinguare le sue magre finanze; dell'aspirazione letteraria, invece, non permane che il ruolo di &lt;i&gt;ghost writer&lt;/i&gt; a vantaggio di personaggi del mondo dello sport o dello spettacolo desiderosi di produrre una propria autobiografia. In questo contesto di &lt;i&gt;default&lt;/i&gt; esistenziale s'inserisce il vitalismo di Luca, studente quindicenne che va a ripetizione da Beltrame. La madre del ragazzo, in procinto di partire per l'estero come cooperante, chiede a Bruno di prendersi cura di lui durante la sua assenza: nessuno &#8211; gli dice &#8211; &#232; pi&#249; delegato a farlo, perch&#233; Luca &#232; suo figlio, concepito durante un rapporto fugace di cui l'ex professore aveva perso ogni memoria. Da questo momento in poi la storia si dipana sulla falsariga del difficile rapporto tra un uomo colto, deluso dalla vita, profondamente radicato nelle sue abitudini, e un adolescente ignorante, becero, ma portatore di una sanit&#224; istintiva che alla lunga avr&#224; la meglio sulle resistenze psicologico-affettive del suo interlocutore. Tra momenti di crisi alleggeriti da gag d'irresistibile comicit&#224;, l'anziano riscopre il gusto d'aprire una mente vergine al bello e al buono della cultura, il giovane quello d'affacciarsi a una realt&#224; di cui ignorava l'esistenza, fino a rendersi protagonista di un &lt;i&gt;beau geste&lt;/i&gt; che sar&#224; come un rito d'iniziazione al mondo degli adulti responsabili. Intorno ai due protagonisti &#8211; straordinario per freschezza Filippo Scicchitano &#8211; si muove un microcosmo di figure di contorno, dai professori e i compagni di scuola di Luca (riconoscibilissimo, nelle sequenze della vita scolastica, il liceo &#8220;Virgilio&#8221; di Roma), alla &lt;i&gt;pornostar&lt;/i&gt; alla quale Beltrame sta prestando la sua opera di penna, al sottobosco della malavita romana sfiorato tangenzialmente da Luca durante una pericolosa incursione notturna. Una rivisitazione, a pensarci bene, della fiaba di Pinocchio, completa di tutti i suoi personaggi: il vecchio padre, il figlio un po' guascone tentato da avventure picaresche, una &#8220;fata&#8221; che qui dispensa, pi&#249; che sermoni moralistici, favori sessuali, un &#8220;gatto&#8221; e una &#8220;volpe&#8221;, ovvero le cattive compagnie che minacciano la vita dei nostri giovani &#8230; Della fiaba-apologo di Collodi c'&#232; proprio tutto, perfino il ravvedimento finale del novello Pinocchio che prende il suo Geppetto sulle spalle: &#8220;come fece Enea con Ascanio&#8221;, dice lui, dimostrando cos&#236; di aver tratto scarso profitto dalle lezioni di epica&#8230; &lt;br class='manualbr' /&gt;A consolazione degli insegnanti (una categoria professionale che meriterebbe qualche riconoscimento ben pi&#249; consistente) il finale del film riserba uno di quei colpi da teatro che virano verso la favola morale: lo spacciatore di droga che sta per suonarle di santa ragione al &#8220;pischello&#8221; che ha sgarrato, riconosce nell'anziano che tenta di proteggere il figlio lo stesso professore che, tanti anni prima, l'aveva iniziato al gusto della cultura (letteratura, cinema d'autore, musica classica). Qualcosa che non ha mai dimenticato, se &#232; vero che nell'ambiente della malavita romana &#232; noto come &#8220;il poeta&#8221; e se ancora oggi infligge, agli ospiti della sua villa superlussuosa, la visione privata de &#8220;I 400 colpi&#8221; di Truffaut! Per concludere, sembra doveroso sottolineare quanta parte abbia, nel film, il lessico del protagonista, cosa del tutto comprensibile dato il contesto giovanilista di gran parte della storia e che ci fornisce un saggio consistente del gergo dei ragazzi romani d'oggi. &lt;br class='manualbr' /&gt;Apprendiamo cos&#236; che &lt;i&gt;scialla,&lt;/i&gt; cui si rif&#224; il titolo, significa &#8220;sta sereno, rilassati&#8221;; oppure che &lt;i&gt;nun m'accoll&#224;&lt;/i&gt; vuol dire &#8220;non starmi troppo addosso&#8221;. Che dire di &lt;i&gt;s'aribeccamo,&lt;/i&gt; &#8220;ci ritroviamo pi&#249; tardi&#8221;? Su queste basi &#232; magnifica &#8211; per capacit&#224; di sintesi &#8211; la postilla critica di Luca alle spiegazioni del padre sulla coloritura omofila dell'amicizia tra Achille e Patroclo: &lt;i&gt;&#8220;se &#8216;ngroppavano!&#8221;&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;&lt;iframe width=&#034;560&#034; height=&#034;315&#034; src=&#034;http://www.youtube.com/embed/V3_t6Z3B35M&#034; frameborder=&#034;0&#034; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;Regia e sceneggiatura: Francesco Bruni&lt;br class='manualbr' /&gt;Attori: Filippo Scicchitano, Fabrizio Bentivoglio, Barbora Bobulova, Vinicio Marchioni, Giuseppe Guarino, Prince Manujibeya, Arianna Scommegna, Giacomo Ceccarelli, Raffaella Lebboroni&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&#034;http://www.sciallailfilm.it/&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;Il sito web del film&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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