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	<title>Rione Ventesimo</title>
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	<description>Pubblicazione online e cartacea del Monte dei Cocci e dintorni.</description>
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		<title>Rione Ventesimo</title>
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		<title>&#034;Nonostante&#034;</title>
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&lt;p&gt;Luned&#236; 7 aprile, Valerio Mastandrea incontra il pubblico dello spettacolo delle 19.30 e delle 21.15 al cinema Greenwich di Testaccio. &lt;br class='autobr' /&gt; Film da non perdere. Intanto, ecco il trailer. &lt;br class='autobr' /&gt; La trama. &lt;br class='autobr' /&gt;
Un uomo trascorre serenamente le sue giornate in ospedale senza troppe preoccupazioni. &#200; ricoverato da un po' ma quella condizione sembra il modo migliore per vivere la sua vita, al riparo da tutto e da tutti, senza responsabilit&#224; e problemi di alcun genere. Quella preziosa routine scorre senza (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.rioneventesimo.it/?-Cinema-" rel="directory"&gt;Cinema&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Luned&#236; 7 aprile, Valerio Mastandrea incontra il pubblico dello spettacolo delle 19.30 e delle 21.15 al cinema Greenwich di Testaccio&lt;/strong&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Film da non perdere. Intanto, ecco il trailer.&lt;/p&gt;
&lt;iframe width=&#034;560&#034; height=&#034;315&#034; src=&#034;https://www.youtube.com/embed/XYL3hD20Ufo?si=k90Su9TR_0YJpugi&#034; title=&#034;YouTube video player&#034; frameborder=&#034;0&#034; allow=&#034;accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share&#034; referrerpolicy=&#034;strict-origin-when-cross-origin&#034; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;La trama.&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Un uomo trascorre serenamente le sue giornate in ospedale senza troppe preoccupazioni. &#200; ricoverato da un po' ma quella condizione sembra il modo migliore per vivere la sua vita, al riparo da tutto e da tutti, senza responsabilit&#224; e problemi di alcun genere. Quella preziosa routine scorre senza intoppi fino a quando una nuova persona viene ricoverata nello stesso reparto. &#200; una compagna irrequieta, arrabbiata, non accetta nulla di quella condizione soprattutto le regole non scritte. Non &#232; disposta ad aspettare, vuole lasciare quel posto migliorando o addirittura peggiorando. Vuole vivere come si deve o morire, come capita a chi finisce l&#236; dentro. Lui viene travolto da quel furore, prima cercando di difendersi e poi accogliendo qualcosa di incomprensibile. Quell'incontro gli servir&#224; ad accettare che se scegli di affrontare veramente il tuo cuore e le tue emozioni, non c'&#232; alcun riparo possibile.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_1084 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
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	</item>
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		<title>Le nevi del Kilimangiaro</title>
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		<dc:date>2011-12-15T19:00:55Z</dc:date>
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		<dc:creator>Sandra Avincola</dc:creator>



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&lt;p&gt;La canzone da cui trae titolo il film fu un grande successo degli anni '60, e sicuramente chi fu giovane allora avr&#224; sentito qualche sotterraneo frisson nel riascoltarla. I protagonisti del film, Michel (Jean-Pierre Darrousin) e la moglie Claire (Ariane Ascaride), fanno di pi&#249;: piangono. Lacrime di commozione e di gioia rigano il volto della donna sulle note struggenti del pezzo di Pascal Danel, intonato in coro dai presenti durante la festa per il trentesimo anniversario delle sue nozze. (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.rioneventesimo.it/?-Cinema-" rel="directory"&gt;Cinema&lt;/a&gt;


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 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;La canzone da cui trae titolo il film fu un grande successo degli anni '60, e sicuramente chi fu giovane allora avr&#224; sentito qualche sotterraneo &lt;i&gt;frisson&lt;/i&gt; nel riascoltarla. I protagonisti del film, Michel &lt;i&gt;(Jean-Pierre Darrousin)&lt;/i&gt; e la moglie Claire (&lt;i&gt;Ariane Ascaride&lt;/i&gt;), fanno di pi&#249;: piangono. Lacrime di commozione e di gioia rigano il volto della donna sulle note struggenti del pezzo di Pascal Danel, intonato in coro dai presenti durante la festa per il trentesimo anniversario delle sue nozze. Tutti, dai due figli fino ai semplici conoscenti, sono l&#236; a testimoniare il loro affetto per questa coppia unita, laboriosa e molto impegnata nel sociale; una coppia che ha raggiunto un modesto benessere, minacciato per&#242; dalla recente perdita del lavoro di Michel. Il dono collettivo di parenti e amici per il loro anniversario &#232;, anche a parziale compenso di ci&#242;, particolarmente sontuoso: una bella somma di denaro, nonch&#233; due biglietti aerei per un viaggio in Africa. Finch&#232; una sera, poco prima della partenza, accade qualcosa che turba in modo drammatico la visione costruttiva e sostanzialmente serena con cui i coniugi hanno sempre guardato all'esistenza: due malviventi s'introducono nel loro appartamento e, dopo averli brutalmente malmenati, si fanno consegnare contante e carte di credito. Da questo momento s'innesca una spirale di eventi che stravolge l'atmosfera fin qui idilliaca della storia. Di l&#236; a poco, infatti, Michel riconosce incidentalmente in uno dei rapinatori Cristophe, un giovane ex compagno di lavoro rimasto come lui senza occupazione, e lo denuncia. Ma ci&#242; non gli basta: vorrebbe sapere quali motivazioni possano aver spinto il ragazzo a un gesto cos&#236; abbietto, e nel corso di un paio di drammatici confronti glielo chiede. Ma quel che ottiene in risposta &#232; solo incomprensione e disprezzo. Gu&#233;diguian rende molto bene il conflitto generazionale assurto, nell'era del capitalismo globale, a livelli d'inaudita asprezza, dove la volont&#224; di comprendere dell'uomo maturo e politicamente &lt;i&gt;engag&#233;&lt;/i&gt; si scontra con la totale mancanza di prospettive sul futuro e l'incattivimento pieno di furore del giovanissimo rapinatore. Mentre l'azione si complica mettendo a fuoco i caratteri dei due personaggi principali (solari e generosi entrambi), il microcosmo che fa da sfondo alla vicenda si arricchisce di ulteriori notazioni ambientali che tanta parte hanno nella filmografia del regista marsigliese. &#200; un mondo di cene all'aperto, di grigliate in terrazza con gli amici, di cure affettuose per i piccoli della famiglia, di abitazioni modeste ma dignitose dove si respira la vita nei suoi connotati pi&#249; veri. Nonostante nella parte finale il film viri verso il trionfo dei buoni sentimenti, le dinamiche sociali che ne sono alla base mantengono appieno i loro tratti di credibilit&#224;, mostrandoci la brutalit&#224; di un mondo che, nel momento in cui &#8220;taglia&#8221; posti di lavoro, ingenera egoismi sociali (qui rappresentati dai figli di Michel), contamina le coscienze e induce a delinquere. &lt;br class='manualbr' /&gt;Gli attori-feticcio di Gu&#233;diguian ci sono tutti, e tutti regalano momenti d'intensa emozione: da Ariane Ascaride a Jean-Pierre Darrousin e a G&#233;rard Meylan, si ricostituiscono precedenti geometrie recitative che hanno decretato, in passato, il successo di film come &lt;i&gt;Marius e Jeannette&lt;/i&gt; (1995) e &lt;i&gt;Marie-Jo e i suoi due amori&lt;/i&gt; (2002). Ovviamente consigliamo, sia a chi lo conosceva gi&#224; sia a chi l'ha sentito per la prima volta, di riascoltare il pezzo di Pascal Danel, la cui versione originale (ne esiste anche una in italiano) si avvale di uno dei testi di pi&#249; struggente lirismo nel panorama musicale di quegli anni. Un'ultima curiosit&#224;: il film s'ispira liberamente a un noto poema di Victor Hugo, &lt;i&gt;Les pauvres gens&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;&lt;iframe width=&#034;560&#034; height=&#034;315&#034; src=&#034;http://www.youtube.com/embed/ZCrL0qGASLU&#034; frameborder=&#034;0&#034; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;Regia: Robert Gu&#233;diguian. &lt;br class='manualbr' /&gt;Interpreti: Ariane Ascaride, Jean-Pierre Darroussin, G&#233;rard Meylan, Marilyne Canto, Gr&#233;goire Leprince-Ringuet, Ana&#239;s Demoustier, Adrien Jolivet, Robinson St&#233;venin, Karole Rocher, Julie-Marie Parmentier.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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	</item>
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		<title>Scialla!</title>
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		<dc:creator>Sandra Avincola</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Con &#8220;Scialla!&#8221;, non a caso premiato quest'anno al Festival di Venezia nella sezione Controcampo Italiano, Francesco Bruni ha segnato un esordio alla regia di sicuro interesse. Dopo essersi a lungo misurato nell'arte della sceneggiatura (in lungometraggi per il cinema e la televisione, sia italiani che esteri) la sua visione dell'&#8220;economia&#8221; di un film deve essergli molto chiara, se &#232; vero che questo godibile spaccato di un rapporto ritrovato padre-figlio procede serrato senza sbavature n&#233;, (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.rioneventesimo.it/?-Cinema-" rel="directory"&gt;Cinema&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_158 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_off.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_158 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_off.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Con &#8220;Scialla!&#8221;, non a caso premiato quest'anno al Festival di Venezia nella sezione &lt;i&gt;Controcampo Italiano,&lt;/i&gt; Francesco Bruni ha segnato un esordio alla regia di sicuro interesse. Dopo essersi a lungo misurato nell'arte della sceneggiatura (in lungometraggi per il cinema e la televisione, sia italiani che esteri) la sua visione dell'&#8220;economia&#8221; di un film deve essergli molto chiara, se &#232; vero che questo godibile spaccato di un rapporto ritrovato padre-figlio procede serrato senza sbavature n&#233;, tanto meno, concessioni a facili sentimentalismi. &lt;br class='manualbr' /&gt;&lt;span class='spip_document_164 spip_documents spip_documents_right' style='float:right;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/local/cache-vignettes/L300xH200/scialla02-fd940.jpg?1779376111' width='300' height='200' alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;I due personaggi principali ci sono presentati sin dalle prime sequenze come in un copione teatrale: ed ecco Bruno Beltrame, cinquantenne precocemente invecchiato che contempla con disincanto i tanti suoi fallimenti (una professione d'insegnante di italiano abbandonata per poter dar libero luogo a velleit&#224; letterarie, una vita affettiva inesistente, una sessualit&#224; che &#232; ormai solo un ricordo). La vocazione di educatore s'&#232; persa per strada insieme al sogno di diventare uno scrittore affermato. Della prima resta il rito di lezioni private impartite senza slancio a studenti svogliati, con l'unico scopo di rimpinguare le sue magre finanze; dell'aspirazione letteraria, invece, non permane che il ruolo di &lt;i&gt;ghost writer&lt;/i&gt; a vantaggio di personaggi del mondo dello sport o dello spettacolo desiderosi di produrre una propria autobiografia. In questo contesto di &lt;i&gt;default&lt;/i&gt; esistenziale s'inserisce il vitalismo di Luca, studente quindicenne che va a ripetizione da Beltrame. La madre del ragazzo, in procinto di partire per l'estero come cooperante, chiede a Bruno di prendersi cura di lui durante la sua assenza: nessuno &#8211; gli dice &#8211; &#232; pi&#249; delegato a farlo, perch&#233; Luca &#232; suo figlio, concepito durante un rapporto fugace di cui l'ex professore aveva perso ogni memoria. Da questo momento in poi la storia si dipana sulla falsariga del difficile rapporto tra un uomo colto, deluso dalla vita, profondamente radicato nelle sue abitudini, e un adolescente ignorante, becero, ma portatore di una sanit&#224; istintiva che alla lunga avr&#224; la meglio sulle resistenze psicologico-affettive del suo interlocutore. Tra momenti di crisi alleggeriti da gag d'irresistibile comicit&#224;, l'anziano riscopre il gusto d'aprire una mente vergine al bello e al buono della cultura, il giovane quello d'affacciarsi a una realt&#224; di cui ignorava l'esistenza, fino a rendersi protagonista di un &lt;i&gt;beau geste&lt;/i&gt; che sar&#224; come un rito d'iniziazione al mondo degli adulti responsabili. Intorno ai due protagonisti &#8211; straordinario per freschezza Filippo Scicchitano &#8211; si muove un microcosmo di figure di contorno, dai professori e i compagni di scuola di Luca (riconoscibilissimo, nelle sequenze della vita scolastica, il liceo &#8220;Virgilio&#8221; di Roma), alla &lt;i&gt;pornostar&lt;/i&gt; alla quale Beltrame sta prestando la sua opera di penna, al sottobosco della malavita romana sfiorato tangenzialmente da Luca durante una pericolosa incursione notturna. Una rivisitazione, a pensarci bene, della fiaba di Pinocchio, completa di tutti i suoi personaggi: il vecchio padre, il figlio un po' guascone tentato da avventure picaresche, una &#8220;fata&#8221; che qui dispensa, pi&#249; che sermoni moralistici, favori sessuali, un &#8220;gatto&#8221; e una &#8220;volpe&#8221;, ovvero le cattive compagnie che minacciano la vita dei nostri giovani &#8230; Della fiaba-apologo di Collodi c'&#232; proprio tutto, perfino il ravvedimento finale del novello Pinocchio che prende il suo Geppetto sulle spalle: &#8220;come fece Enea con Ascanio&#8221;, dice lui, dimostrando cos&#236; di aver tratto scarso profitto dalle lezioni di epica&#8230; &lt;br class='manualbr' /&gt;A consolazione degli insegnanti (una categoria professionale che meriterebbe qualche riconoscimento ben pi&#249; consistente) il finale del film riserba uno di quei colpi da teatro che virano verso la favola morale: lo spacciatore di droga che sta per suonarle di santa ragione al &#8220;pischello&#8221; che ha sgarrato, riconosce nell'anziano che tenta di proteggere il figlio lo stesso professore che, tanti anni prima, l'aveva iniziato al gusto della cultura (letteratura, cinema d'autore, musica classica). Qualcosa che non ha mai dimenticato, se &#232; vero che nell'ambiente della malavita romana &#232; noto come &#8220;il poeta&#8221; e se ancora oggi infligge, agli ospiti della sua villa superlussuosa, la visione privata de &#8220;I 400 colpi&#8221; di Truffaut! Per concludere, sembra doveroso sottolineare quanta parte abbia, nel film, il lessico del protagonista, cosa del tutto comprensibile dato il contesto giovanilista di gran parte della storia e che ci fornisce un saggio consistente del gergo dei ragazzi romani d'oggi. &lt;br class='manualbr' /&gt;Apprendiamo cos&#236; che &lt;i&gt;scialla,&lt;/i&gt; cui si rif&#224; il titolo, significa &#8220;sta sereno, rilassati&#8221;; oppure che &lt;i&gt;nun m'accoll&#224;&lt;/i&gt; vuol dire &#8220;non starmi troppo addosso&#8221;. Che dire di &lt;i&gt;s'aribeccamo,&lt;/i&gt; &#8220;ci ritroviamo pi&#249; tardi&#8221;? Su queste basi &#232; magnifica &#8211; per capacit&#224; di sintesi &#8211; la postilla critica di Luca alle spiegazioni del padre sulla coloritura omofila dell'amicizia tra Achille e Patroclo: &lt;i&gt;&#8220;se &#8216;ngroppavano!&#8221;&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;
&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;&lt;iframe width=&#034;560&#034; height=&#034;315&#034; src=&#034;http://www.youtube.com/embed/V3_t6Z3B35M&#034; frameborder=&#034;0&#034; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;Regia e sceneggiatura: Francesco Bruni&lt;br class='manualbr' /&gt;Attori: Filippo Scicchitano, Fabrizio Bentivoglio, Barbora Bobulova, Vinicio Marchioni, Giuseppe Guarino, Prince Manujibeya, Arianna Scommegna, Giacomo Ceccarelli, Raffaella Lebboroni&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&#034;http://www.sciallailfilm.it/&#034; class=&#034;spip_out&#034; rel=&#034;external&#034;&gt;Il sito web del film&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>Miracolo a Le Havre</title>
		<link>http://www.rioneventesimo.it/?Miracolo-a-Le-Havre</link>
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		<dc:date>2011-11-27T08:37:18Z</dc:date>
		<dc:format>text/html</dc:format>
		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Sandra Avincola</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;Ricordate &#8220;Miracolo a Milano&#8221;? Nella scena finale del film di De Sica e Zavattini (1951) il trovatello Tot&#242; e i suoi amici, tutti poveri ed emarginati come lui, si levano in volo su delle scope che hanno sottratto con destrezza ai netturbini comunali, riuscendo cos&#236; a sfuggire all'inseguimento dei poliziotti. Una favola neorealista all'insegna dei buoni sentimenti, riecheggiata oggi in questo film-apologo del finlandese Aki Kaurism&#228;ki. _ Apologo, s&#236;: perch&#233;, nonostante la tematica che ne &#232; (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.rioneventesimo.it/?-Cinema-" rel="directory"&gt;Cinema&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_158 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_off.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_158 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_off.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Ricordate &#8220;Miracolo a Milano&#8221;? Nella scena finale del film di De Sica e Zavattini (1951) il trovatello Tot&#242; e i suoi amici, tutti poveri ed emarginati come lui, si levano in volo su delle scope che hanno sottratto con destrezza ai netturbini comunali, riuscendo cos&#236; a sfuggire all'inseguimento dei poliziotti. Una favola neorealista all'insegna dei buoni sentimenti, riecheggiata oggi in questo film-apologo del finlandese Aki Kaurism&#228;ki. _ Apologo, s&#236;: perch&#233;, nonostante la tematica che ne &#232; al centro sia strettamente connessa a uno dei fenomeni pi&#249; &#8220;reali&#8221; della societ&#224; del nostro tempo (i disperati che dal sud del mondo fuggono in Occidente inseguendo il miraggio di una vita migliore), le modalit&#224; del racconto e la sua conclusione virano verso il fiabesco, sotto forma di generosit&#224; &#8220;popolare&#8221; contrapposta alla fredda inumanit&#224; di tutto quanto &#232; burocratico, ufficiale, poliziesco. &lt;br class='manualbr' /&gt;Oggetto del contendere &#232; il ragazzo Hidryssa, giovanissimo clandestino gabonese in transito per Le Havre da cui spera di poter raggiungere la madre gi&#224; immigrata a Londra. Ai due poli di tale contrapposizione il &#8220;bene&#8221; &#232; rappresentato dalla gente semplice di Le Havre - l'ex scrittore-lustrascarpe Marcel Marx, la titolare del bar dove si danno convegno i portuali, la panettiera, il verduraio, un imbolsito cantante rock, un vietnamita che si fa passare per cinese &#8211; mentre il male ha la faccia invecchiata e incattivita di Jean-Pierre Leaud, gi&#224; trepido e maldestro amante nel ciclo-culto di Antoine Doinel, di Truffaut, e oggi sinistra incarnazione del &#8220;cittadino modello&#8221; che il desiderio di ordine e legalit&#224; rende insensibile alle disgrazie dei diseredati della terra. La solidariet&#224;, nondimeno, pu&#242; avere la meglio sull'egoismo dei delatori: ed ecco che l'anziano Marcel, pur gravato dalla pena per la salute dell'amata moglie Arletty, si dedica totalmente alla causa di aiutare il giovanissimo Hidryssa, scoprendo con gioia che il desiderio di fare il bene &#232; contagioso e pu&#242; toccare perfino chi &#232; investito del dovere di dare la caccia agli immigrati clandestini&#8230; &lt;br class='manualbr' /&gt;Il miracolo, a questo punto, forse non &#232; il premio che del tutto inopinatamente arride a chi si &#232; dedicato con tanto fervore a una buona causa, e forse non lo &#232; nemmeno la fioritura fuori stagione di uno sparuto albero di ciliegio che occhieggia fra i tetti di povere case. Il miracolo, in questa Le Havre dei quartieri bassi dove perfino i cani possono avere uno sguardo pi&#249; intelligente di molti esseri umani, &#232; la scommessa di voler credere ancora nel bene, e nel saperlo operare.&lt;/p&gt;
&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;&lt;iframe width=&#034;560&#034; height=&#034;315&#034; src=&#034;http://www.youtube.com/embed/YaBw6XaJjDU&#034; frameborder=&#034;0&#034; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;REGIA e sceneggiatura: Aki Kaurism&#228;ki. &lt;br class='manualbr' /&gt;Interpreti: Andr&#233; Wilms, Kati Outinen, Jean-Pierre Darroussin, Elina Salo, Evelyne Didi, Quoc Dung Nguyen.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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		<title>One day</title>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Sandra Avincola</dc:creator>



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&lt;p&gt;Diciamolo subito: One day non &#232; un film memorabile, da entrare trionfalmente - tanto per intenderci - nella storia del cinema. Ma nell'ambito dei prodotti di genere, ovvero delle pellicole ad alto tasso di sentimento, si ritaglia sicuramente una sua piazza d'onore. Intanto non &#232; zuccheroso, e la miscela sorrisi-lacrime non eccede mai n&#233; in un senso n&#233; nell'altro. Le atmosfere sono giuste, i dialoghi garbati (la sceneggiatura &#232; di mano dello stesso David Nicholls, autore del fortunato best (&#8230;)&lt;/p&gt;


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		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_159 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p align=&#034;left&#034;&gt;Diciamolo subito: &lt;em&gt;One day&lt;/em&gt; non &#232; un film memorabile, da entrare trionfalmente - tanto per intenderci - nella storia del cinema. Ma nell'ambito dei prodotti di genere, ovvero delle pellicole ad alto tasso di sentimento, si ritaglia sicuramente una sua piazza d'onore. Intanto non &#232; zuccheroso, e la miscela sorrisi-lacrime non eccede mai n&#233; in un senso n&#233; nell'altro. Le atmosfere sono giuste, i dialoghi garbati (la sceneggiatura &#232; di mano dello stesso David Nicholls, autore del fortunato &lt;em&gt;best seller&lt;/em&gt; da cui &#232; stato tratto il film). Che dire della regia di Lone Scherfig? Se quasi tutti avranno visto e apprezzato, due anni fa, &lt;em&gt;An education&lt;/em&gt;, pochi ricorderanno che la regista danese aveva gi&#224; diretto un piccolo grande film passato quasi inosservato ma gi&#224; entrato nel novero delle chicche per cinefili, &lt;em&gt;Italiano per principianti&lt;/em&gt; (2000). L'analisi dei sentimenti sembra essere il punto di forza della Scherfig, bravissima nell'uso dei primi piani soprattutto quando, in assenza delle &#8220;didascalie&#8221; che in un romanzo esplicano lo stato d'animo dei personaggi, deve rendere tutto quello che c'&#232; dietro l'espressione di un volto: paura, amore, perplessit&#224;, attesa, frustrazione &#8230; In &#8220;One day&#8221; i volti in questione sono quello di Ann Hathaway, mobile e capace di straordinaria intensit&#224;, e quello &#8211; bellissimo &#8211; di Jim Sturgess, perfettamente a suo agio nei panni di un &#8220;piacione&#8221; viziato dalla vita e avviato verso un processo di avvitamento sulle proprie stesse debolezze da cui soltanto l'amore lo salver&#224;.&lt;/p&gt;
&lt;p align=&#034;left&#034;&gt;Edimburgo, 15 luglio 1988. Due giovani appena laureati, Emma e Dexter, dopo una notte di allegre bevute di gruppo finiscono a letto insieme. Alcune circostanze esterne (lei ne &#232; invaghita da sempre in silenzio, lui &#232; un collezionista di scalpi femminili che trascorre spensieratamente da un'avventura a un'altra) impediscono loro di &#8220;consumare&#8221;, ma non di gettare i germi di un'amicizia che diventa nel tempo sempre pi&#249; forte e profonda. Lo spettatore assiste al dipanarsi di questo rapporto anno dopo anno, tra fugaci affacci sulla prova di una sessualit&#224; sempre rimossa e la decisione condivisa di &#8220;lasciare le cose come stanno&#8221;. Condivisa? &#200; qui, crediamo, che la Scherfig interpreta al meglio la tesi illustrata nel romanzo di Nicholls sul modo diverso con cui uomini e donne si rapportano al sentimento amoroso. Se per Dexter l'amicizia &#232; infatti un potente anestetico delle pulsioni amorose (&lt;em&gt;questo o quello&lt;/em&gt;), per Emma &#232; un elemento d'intensificazione e drammatizzazione dell'eros (&lt;em&gt;questo &#8220;e&#8221; quello&lt;/em&gt;). Su tali basi, &#232; lei che fatalmente si porge di pi&#249; alla sofferenza di un amore necessariamente sublimato in amicizia ma mai negato n&#233;, tanto meno, rinnegato. Il cinema si &#232; raffrontato spesso al tema, oggettivamente stuzzicante, dell'amicizia uomo-donna (ricordiamo il recente &#8220;Un amore di testimone&#8221; di Paul Weiland (2008) e, soprattutto, quello che &#232; diventato un classico in materia, il delizioso &#8220;Harry ti presento Sally&#8221; di Rob Reiner (1990)). La situazione contemplata &#232; sempre la stessa: &#8220;lui&#8221; non si accorge che dietro il paravento dell'amicizia il cuore di &#8220;lei&#8221; sanguina, e prender&#224; atto di essersi innamorato a sua volta soltanto dopo una serie infinita di pene (di lei) e delusioni (sue proprie). Se in &#8220;One day&#8221; la diversa estrazione sociale e la profonda differenza nel modo di guardare alla vita avviano i due personaggi su strade che sembrano allontanarli inesorabilmente, la consapevolezza tardiva di Dexter di aver sempre avuto a portata di mano la sua donna ideale porter&#224; a uno snodo cruciale per l'economia della vicenda. Per capire tutto ci&#242; dovr&#224; sperimentare a sue spese quanto effimero sia il successo, come la bellezza che ha sempre anteposto a ogni altro requisito nella scelta delle sue partner possa rivelarsi fallace o insidiosa; come &#8211; infine &#8211; la sua grande &#8220;amica&#8221; sia oggetto di desiderio agli occhi di uomini di vista pi&#249; acuta e mente pi&#249; lucida della sua. La dedizione di Emma, il coraggio e lo spirito oblativo con cui affronta le sabbie mobili di un rapporto difficilissimo da gestire con equilibrio, sono resi molto bene, cos&#236; come il suo carattere di donna portatrice di idealit&#224; e aspirazioni &#8220;alte&#8221;. L'&lt;em&gt;escamotage&lt;/em&gt; di seguire l'evoluzione del rapporto fissando l'attenzione su un giorno specifico (15 luglio) nel corso di diciannove anni, &#232; di quelli che appagano, facilmente e felicemente, non solo i romanzieri, ma anche i lettori e i registi.&lt;/p&gt;
&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;&lt;iframe width=&#034;420&#034; height=&#034;315&#034; src=&#034;http://www.youtube.com/embed/ziBT4beQWCM&#034; frameborder=&#034;0&#034; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p align=&#034;justify&#034;&gt;Regia: &lt;a href=&#034;http://www.mymovies.it/biografia/?r=17043&#034;&gt;Lone Scherfig&lt;/a&gt;. &lt;span lang=&#034;en-GB&#034; xml:lang=&#034;en-GB&#034;&gt;Con &lt;a href=&#034;http://www.mymovies.it/biografia/?a=55180&#034;&gt;Anne Hathaway&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#034;http://www.mymovies.it/biografia/?a=95283&#034;&gt;Jim Sturgess&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#034;http://www.mymovies.it/biografia/?a=5102&#034;&gt;Patricia Clarkson&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#034;http://www.mymovies.it/biografia/?a=57728&#034;&gt;Ken Stott&lt;/a&gt;, &lt;a href=&#034;http://www.mymovies.it/biografia/?a=57818&#034;&gt;Rafe Spall&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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		<title>Melancholia</title>
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		<dc:date>2011-10-24T09:32:34Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Sandra Avincola</dc:creator>



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&lt;p&gt;L'inizio &#232; come quello di una sinfonia che dispiega i suoi temi. Sullo sfondo lancinante della musica wagneriana, il preludio di &#8220;Tristan und Isolde&#8221;, cominciano a succedersi immagini di forte valenza simbolica. Una giovane donna bionda vestita da sposa sotto una pioggia di uccelli morti. Ancora la stessa, insieme ad un'altra donna e a un bambino che sfronda con il coltello un lungo ramo d'albero. Un cavallo accasciato. Un quadro di D&#252;rer. Di nuovo la sposa, un tralcio di mughetti tra le (&#8230;)&lt;/p&gt;


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		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_67 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/gif/stella-oro-2.gif' width=&#034;14&#034; height=&#034;13&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_67 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
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&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/gif/stella-oro-2.gif' width=&#034;14&#034; height=&#034;13&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;L'inizio &#232; come quello di una sinfonia che dispiega i suoi temi. Sullo sfondo lancinante della musica wagneriana, il preludio di &#8220;&lt;i&gt;Tristan und Isolde&lt;/i&gt;&#8221;, cominciano a succedersi immagini di forte valenza simbolica. Una giovane donna bionda vestita da sposa sotto una pioggia di uccelli morti. Ancora la stessa, insieme ad un'altra donna e a un bambino che sfronda con il coltello un lungo ramo d'albero. Un cavallo accasciato. Un quadro di D&#252;rer. Di nuovo la sposa, un tralcio di mughetti tra le mani, adagiata sull'acqua di uno stagno, come l'Ofelia del preraffaellita Millais. Cieli stellati. Due pianeti che si attraggono fatalmente, finch&#233; il pi&#249; piccolo &#8211; la Terra &#8211; si fonde nell'altro in cosmica collisione. La bellezza di queste sequenze &#232; assoluta. Il cromatismo pittorico, l'immobilit&#224; delle figure, la grandiosit&#224; dell'etere vibrano di risonanze metafisiche che sfociano nella melodia &#8220;infinita&#8221; di Wagner. Subito dopo, il primo movimento della sinfonia, &#8220;Justine&#8221;.&lt;br class='manualbr' /&gt;Di colpo lo spettatore &#232; catapultato nel vivo di un ricevimento nuziale, all'interno di una lussuosa dimora di campagna. Gli sposi sembrano felici, quasi rapiti dalla loro stessa felicit&#224;. I loro sguardi sono complici, i loro gesti attestano la pi&#249; tenera delle intese, con una nota di scoperta adorazione da parte di lui. Bella gente, banchetto sontuoso. La sorella della sposa &#232; un'ombra onnipresente e vigile, tesa a far s&#236; che tutto sia perfetto. Il padre &#232; la caricatura di un beone stravagante quanto innocuo, la madre &#232; astiosa e rancorosa verso il mondo intero. Ma ben presto il tessuto scintillante di questa rappresentazione mondana mostra le prime lacerazioni. Le battute della madre sono sempre pi&#249; velenose, la sorella &#232; sempre pi&#249; querula, la sposa &#8211; la Justine cui s'intitola la prima parte - sempre pi&#249; inquieta. Nell'ambito della serata perde il suo prestigioso impiego di pubblicitaria per aver aspramente insolentito il suo capo, e perde soprattutto il neo-sposo, che trascura e umilia fino a farlo decidere ad abbandonare il campo.&lt;br class='manualbr' /&gt;Il sottotitolo del secondo movimento si rif&#224;, ancora una volta, a un nome di donna, a quella Claire che lo spettatore ha gi&#224; visto vestire i panni di sorella iperprotettiva. Ora si scopre quanto anche lei sia preda di paure incontrollabili. Il pianeta Melancholia, gigantesca sfera azzurrognola che ha gi&#224; sfiorato l'orbita di Mercurio e di Venere, si sta approssimando minacciosamente alla terra. Il marito di Claire, studioso d'astronomia, rassicura lei e il loro bambino: sar&#224; solo un eccezionale evento cosmico da seguire col telescopio, niente di pi&#249;. Ai tre s'aggiunge dopo un po' anche Justine, preda di una forma gravissima di depressione che l'ha resa quasi una larva. Gli eventi precipitano. Mentre le notti s'empiono della presenza sempre pi&#249; incombente di Melancholia che giganteggia all'orizzonte, s'infittiscono i segni di un'apocalisse ormai alle soglie. I cavalli della scuderia sono ingovernabili, il suicidio stende la sua ombra nera su uno dei membri della famiglia, Claire non sa come proteggere se stessa e il suo bambino dall'annientamento. Solo Justine &#232; serena. Il suo dono (pu&#242; leggere nel futuro) le ha prefigurato da tempo ci&#242; che sta per accadere, ci&#242; che sar&#224; semplicemente perch&#233; cos&#236; &#8220;deve&#8221; essere.&lt;br class='manualbr' /&gt;Il film &#232; di quelli atti a suscitare una serie di quesiti cui ciascuno pu&#242; rispondere sulla base della propria sensibilit&#224; e dei propri convincimenti. Il primo, e il pi&#249; importante, riguarda la natura (religiosa? laica?) della veggenza di Justine, cos&#236; come della sua accettazione totale, imperturbata degli eventi (non a caso nel preludio del Tristano Wagner ha voluto dar risalto al tema della fatalit&#224;). Ma considerando la diversit&#224; quasi antitetica dei due caratteri principali, si evince che Von Trier deve aver tenuto presente l'episodio evangelico di Marta e Maria, le due sorelle di Betania amiche di Ges&#249;, la prima tutta spirito attivo e la seconda quasi persa nella dimensione contemplativa (il che farebbe propendere per una connotazione fideistica del personaggio di Justine). Ci troviamo dunque di fronte a un'ulteriore declinazione della Beth di &lt;i&gt;&#8220;Le onde del destino&#8221;&lt;/i&gt;? Come molti ricorderanno, nel pi&#249; famoso dei suoi film (1996) Von Trier ci mostrava in sequenza tre diverse modalit&#224; per l'essere umano di vivere l'appannaggio della fede: il pieno possesso, la caduta e la redenzione. A viverle era ancora una volta un carattere femminile, in dotazione anch'esso del dono preternaturale di un dialogo diretto con l'Onnipotente. Ma la doppia vista di Justine non sembra avere, qui, connotazioni dichiaratamente religiose. La sua capacit&#224; di far fronte a un destino avverso ricorda, semmai, &lt;i&gt;&#8220;La ginestra&#8221;&lt;/i&gt; leopardiana, che aspetta d'essere ricoperta e annientata dall'&#8220;avaro lembo&#8221; della lava ribollente con il coraggio di chi sa che non le verr&#224; lasciata alternativa alcuna. E mentre la scienza positiva si rivela inutile (il marito di Claire), e l'attivismo perde significato e forza (Claire), solo la fede (il bambino, che crede di potersi salvare nella grotta magica fatta di rami d'albero), propiziata dall'umana pietas della veggente Justine, restituisce un senso all'evento apocalittico nel suo compiersi puntuale.&lt;br class='manualbr' /&gt;Von Trier mescola in &lt;i&gt;Melancholia&lt;/i&gt; ingredienti diversi e poco compatibili tra loro (terrori millenaristi, psicanalisi, astronomia, visione escatologica, gusto della citazione iper-culturale) ma riesce nondimeno a darci un film di struggente bellezza. Spiace che l'apprezzamento del film all'ultimo festival di Cannes possa essere stato compromesso dalle malaugurate uscite del regista danese sull'ebraismo e su Hitler, che hanno determinato l'allontanamento dello stesso Von Trier dal festival come persona &#8220;poco gradita&#8221;. Resta il fatto che l'opera ha un marchio autoriale che la rende davvero unica nel suo genere, grazie anche all'accentuato manierismo delle immagini. Gli attori sono tutti in stato di grazia: e se Kirsten Dunst ha pienamente meritato la palma di miglior attrice, la straordinaria Charlotte Gainsbourg non le &#232; certo da meno. Bene anche Kiefer Sutherland (il marito di Claire) e Charlotte Rampling (la madre).&lt;/p&gt;
&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;&lt;iframe width=&#034;420&#034; height=&#034;315&#034; src=&#034;http://www.youtube.com/embed/TVJWI4UJe90&#034; frameborder=&#034;0&#034; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;Melancholia&lt;br class='manualbr' /&gt;di Lars von Trier. &lt;br class='manualbr' /&gt;Con Kirsten Dunst, Charlotte Gainsbourg, Kiefer Sutherland, Charlotte Rampling, Alexander Skarsgard.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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		<title>Jane Eyre </title>
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		<dc:date>2011-10-14T15:31:20Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Sandra Avincola</dc:creator>



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&lt;p&gt;Di fronte all'ennesima riduzione cinematografica di un romanzo famoso, nella fattispecie &#8220;Jane Eyre&#8221; di Charlotte Bront&#235;, &#232; logico domandarsi cosa possa motivare un regista a rivisitare un grande classico gi&#224; adattato pi&#249; volte per lo schermo (l'ultima in ordine di tempo, notevole per fedelt&#224; di rilettura, &#232; stata una miniserie televisiva della BBC, con gli ottimi Ruth Wilson e Toby Stephens come interpreti). Le versioni pi&#249; famose sono, nell'ordine, quella di Zeffirelli del 1996 (&#8230;)&lt;/p&gt;


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		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
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		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Di fronte all'ennesima riduzione cinematografica di un romanzo famoso, nella fattispecie &#8220;Jane Eyre&#8221; di Charlotte Bront&#235;, &#232; logico domandarsi cosa possa motivare un regista a rivisitare un grande classico gi&#224; adattato pi&#249; volte per lo schermo (l'ultima in ordine di tempo, notevole per fedelt&#224; di rilettura, &#232; stata una miniserie televisiva della BBC, con gli ottimi Ruth Wilson e Toby Stephens come interpreti). Le versioni pi&#249; famose sono, nell'ordine, quella di Zeffirelli del 1996 (impeccabile nella resa dello spirito dell'epoca, con un'indimenticabile Charlotte Gainsbourg nella parte di Jane e un dimenticabilissimo William Hurt in quella di Edward Rochester, unico neo di un film per altro lodevole soprattutto nella parte relativa all'infanzia della protagonista), e quella di Robert Stevenson (1944), notevole per la capacit&#224; di creare una forte carica di suspense, con Joan Fontaine e il grande Orson Welles, forse il pi&#249; riuscito Edward Rochester della storia del cinema.&lt;br class='autobr' /&gt;
La versione di Cary Fukunaga, appena apparsa sul grande schermo, mira a rendere il &lt;i&gt;cot&#233; &lt;/i&gt;gotico del romanzo abbondando nelle atmosfere lugubri. Buona parte del film si svolge in interni quasi sempre in penombra (anche a volerci ricordare che la vita del tempo, in special modo in un paese cui arride raramente la luce del sole, veniva vissuta in ambienti scarsamente illuminati); gli esterni, dal canto loro, ci mostrano brughiere selvagge battute dal vento sotto un cielo il pi&#249; delle volte minaccioso e percorso da stormi d'uccelli. Il tutto si fonde e dialoga con gli stati d'animo dei protagonisti, che in effetti hanno ben poco di che essere sereni. Dalla piccola Jane, vittima dapprima dell'orribile zia Reed e in seguito del mostruoso &#8220;Istituto di Carit&#224;&#8221; di Lowood, al signor Rochester con i suoi innominabili segreti che gli rendono la vita un inferno, ogni situazione del romanzo vira verso tinte grige e smorte, quando non addirittura nere come la pece. Ma, come intere generazioni di lettori ben sanno, all'interno di questi ambienti inospitali (collegi gelidi e fatiscenti, antiche dimore diroccate) battono cuori capaci di passioni &#8220;totali&#8221;. Ed ecco che la vita interiore di una casta fanciulla s'infiamma di passione, ecco che un uomo provato da una diuturna consuetudine coi piaceri pi&#249; perversi si scopre ancora capace di un sentimento grande e puro &#8230; &lt;br class='manualbr' /&gt;La trama, inutile negarlo, &#232; ancora oggi capace di grande &lt;i&gt; &#8220;appeal&#8221;, &lt;/i&gt; cosa che pu&#242; spiegarne le inesauribili riletture; ma quel che pi&#249; motiva un regista a darcene un'ulteriore versione crediamo sia il singolare impasto di &lt;i&gt; &#8220;pruderie&#8221; &lt;/i&gt;vittoriana e la forte carica di sensualit&#224; che ne permea le situazioni apparentemente pi&#249; tranquille. I caratteri dei protagonisti, tra aperture di generosit&#224; indotta dall'amore e inaspettati soprassalti di sadismo, sono di quelli che accattivano l'interesse di ogni regista. Fukunaga non fa eccezione, se per la parte di Rochester ha voluto niente meno che Michael Fassbender, l'attore che sembra diventato in poco tempo un elemento di sicuro richiamo al botteghino. In attesa di ammirarlo (in vesti per lo pi&#249; adamitiche &#8230;) nel film-scandalo di Venezia, &lt;i&gt; &#8220;Shame&#8221; &lt;/i&gt;di Steve McQueen, lo abbiamo visto infondere una credibile complessit&#224; di sfumature psicologiche allo Jung di David Cronenberg in &lt;i&gt; &#8220;A dangerous method&#8221;. &lt;/i&gt;Il suo Rochester &#232; fin troppo fascinoso, e in tal senso la risposta della giovane istitutrice al suo domandarle se lo trova di bell'aspetto (&lt;i&gt; &#8220;non troppo, signore&#8221; &lt;/i&gt;), suscita divertita ironia nelle spettatrici abbagliate dal suo &lt;i&gt;charme&lt;/i&gt; nordico; per il resto Fassbender d&#224; una resa del personaggio convenientemente tormentata. Del pari efficace, pur in una recitazione quasi del tutto affidata a primi piani di grande intensit&#224;, la Jane di Mia Wasikowska. Quello che anche in quest'ennesima versione lascia a desiderare &#8211; e non poteva essere diversamente &#8211; &#232; l'aver dovuto sacrificare la caratterizzazione di altri personaggi pur importanti nell'economia della storia, quale il reverendo John Rivers (qui interpretato da Jamie Bell: vi ricordate il ragazzino patito della danza di &#8220;Billy Elliott?). Il reverendo Rivers &#232; nel romanzo una figura estremamente sfaccettata sul piano psicologico, una sorta di neo-apostolo cristiano quasi disumanizzato dal fervore con cui vive l'etica del sacrificio; nel film di Fukunaga (come gi&#224; in altre versioni precedenti) il personaggio perde ogni spessore di problematicit&#224;, tanto che la sua domanda di matrimonio a Jane risulta incomprensibile a quanti non abbiano letto il romanzo. Motivi analoghi (ossia la necessit&#224; di non rendere eccessiva la durata del film) hanno indotto il regista a sintetizzare (troppo!!) la parte relativa al lungo internato della protagonista nell'istituzione caritatevole di Lowood, dove risalta il tema (caro alla letteratura vittoriana: basti pensare a Dickens) dell'infanzia maltrattata e resa oggetto di crudeli sevizie. &lt;br class='manualbr' /&gt;Difetti strutturali a parte, il film pone in giusto risalto la modernit&#224; del carattere di Jane Eyre, soprattutto per l'orgogliosa rivendicazione della propria autonomia di giudizio: resa possibile, questa, dalla consapevolezza di come il lavoro fosse fin d'allora l'unica possibilit&#224; per la donna d'accampare diritti e indurre il prossimo a rispettarne le scelte. Persino quando, in un sussulto d'orgoglio che le fa onore, a tutto ci&#242; si debba posporre la passione per il bel Rochester di Fassbender.&lt;/p&gt;
&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;&lt;iframe width=&#034;560&#034; height=&#034;315&#034; src=&#034;http://www.youtube.com/embed/g1MSA_d3eWM&#034; frameborder=&#034;0&#034; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;Regia: Cary Fukunaga. &lt;br class='manualbr' /&gt;Interpreti: Mia Wasikowska, Michael Fassbender, Jamie Bell, Judi Dench, Su Elliot, Holly Grainger, Tamzin Merchant, Amelia Clarkson, Craig Roberts, Sally Hawkins.&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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	</item>
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		<title>La lotta finale tra bene e male nell'ultimo film del &#8220;maghetto&#8221; </title>
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		<dc:creator>Sandra Avincola</dc:creator>



		<description>&lt;p&gt;Harry Potter e i Doni della Morte (parte II)&lt;/p&gt;

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&lt;a href="http://www.rioneventesimo.it/?-Cinema-" rel="directory"&gt;Cinema&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_67 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/gif/stella-oro-2.gif' width=&#034;14&#034; height=&#034;13&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_67 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
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&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/gif/stella-vuota.gif' width=&#034;15&#034; height=&#034;14&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Ebbene, s&#236;: aspettavamo &#8211; perch&#233; non ammetterlo con sincerit&#224;? &#8211; quest'ultima parte della saga cinematografica del &#8220;maghetto&#8221; pi&#249; famoso del globo, per vedere se sarebbe stata adeguata al crescendo di tensione propria del settimo &#8211; nonch&#233; ultimo &#8211; romanzo del ciclo. &#200; un fatto che la penna della Rowling riserbi proprio per il gran finale (come ben sanno i suoi fan di tutto il mondo) le pi&#249; scaltrite risorse del proprio mestiere, che si avvale non solo di una presso che inesauribile facolt&#224; immaginativa, ma anche di polso fermo nel delineare, senza distrazioni e sbavature, i caratteri dei suoi personaggi fino alla conclusione della lunga e intricata trama.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I registi che si sono avvicendati nella resa cinematografica - da Chris Columbus, perfetto nel tratteggiare il contrasto tra il lato &#8220;dark&#8221; del tenebroso mondo della magia e l'et&#224; ancora infantile dei piccoli protagonisti &lt;strong&gt;(Harry Potter e la pietra filosofale,&lt;/strong&gt; 2001; &lt;strong&gt;Harry Potter e la camera dei segreti,&lt;/strong&gt; 2002) ad Alfonso Cuaron (&lt;strong&gt;Harry Potter e il prigioniero di Azkaban,&lt;/strong&gt; 2004) e a Mike Newell (&lt;strong&gt;Harry Potter e il calice di fuoco,&lt;/strong&gt; 2005), fino a David Yates che ha diretto gli ultimi quattro film (&lt;strong&gt;Harry Potter e l'Ordine della Fenice,&lt;/strong&gt; 2007; &lt;strong&gt;Harry Potter e il principe mezzosangue,&lt;/strong&gt; 2009; &lt;strong&gt;Harry Potter e i doni della morte,&lt;/strong&gt; parte I, 2010, e &lt;strong&gt;Harry Potter e i doni della morte, parte II,&lt;/strong&gt; 2011): tutti, indistintamente, si sono potuti avvalere di un budget di spesa adeguato alle necessit&#224; di una storia che abbisognava, come poche altre, di effetti speciali, e, soprattutto, di un vivaio di attori a dir poco straordinario.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;A parte Daniel Radcliffe (Harry Potter), Rupert Grint (Ron Weasley) ed Emma Watson (Hermione Granger), cresciuti biologicamente ed artisticamente nella dimensione parallela della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarth, va ricordato che ad arricchire i vari cast si sono avvicendati, nel corso degli anni, attori del calibro di Richard Harris, Maggie Smith, Helena Bonham Carter, Ralph Fiennes, Emma Thompson, Kenneth Branagh, Gary Oldman, Robert Pattinson, Imelda Staunton e moltissimi altri. Ci&#242; che rendeva particolarmente attesa e significativa questa seconda parte di &#8220;Harry Potter e i doni della morte&#8221;, era lo scioglimento della trama, con un grandioso finale che si avvale di almeno due sensazionali colpi di scena.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E cos&#236; come i lettori della saga non si sono ritrovati delusi dalle soluzioni narrative che la penna della Rowling ha riservato loro a mo' di suggello definitivo dell'opera, lo stesso si pu&#242; affermare riguardo al film che conclude il ciclo. Non potendo qui anticipare nessuno degli eventi che hanno il compito di ribaltare quanto lo spettatore dava ormai per acquisito, si pu&#242; solo affermare che niente era come sembrava: che bene e male possono, visti in filigrana, rivelare elementi di sorpresa a dir poco inusitata, e che l'essere umano &#232; una realt&#224; molto pi&#249; complessa di quanto una colpevole tendenza alla superficialit&#224; di giudizio lascerebbe intendere. Il percorso di crescita di Harry Potter si spinge oltre l'inosabile, si affaccia sul regno delle ombre lasciandosi sfiorare dal soffio gelido della morte, per scoprire che quello che vive nella nostra testa vive comunque; che possiamo portare il male in noi senza saperlo, ma che riconoscerlo vale comunque a combatterlo e &#8211; forse &#8211; detronizzarlo; che l'amicizia e l'amore sono i baluardi difensivi pi&#249; efficaci in un mondo dove la sete del potere contamina tutto ci&#242; che tocca, e che l'etica del sacrificio &#8211; pur terribile per la paura che ispira &#8211; pu&#242; procacciare inaspettate forme di riscatto, quando non &#8211; addirittura &#8211; di salvezza. Tutto questo in un contesto di cieli lividi, di interni cupi e minacciosi, di antiche e fastose costruzioni che crollano come un castello di carte, di boschi le cui oscurit&#224; celano terribili minacce. Ed &#232; consolante, alla fine di epiche battaglie combattute sul filo dell'ultimo &#8220;avada kevadra&#8221;, ritrovarsi presso il binario nove e tre quarti, davanti a quello stesso treno da cui tutto aveva preso le mosse. Perch&#233; la vita dei maghi, cos&#236; come quella dei poveri &#8220;babbani&#8221;, deve pure &#8211; in un modo o nell'altro &#8211; continuare.&lt;/p&gt;
&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;&lt;iframe width=&#034;560&#034; height=&#034;349&#034; src=&#034;http://www.youtube.com/embed/flQZuDXqQjk&#034; frameborder=&#034;0&#034; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;Harry Potter e i Doni della Morte (Parte II) &lt;br class='manualbr' /&gt;Regia di David Yates&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Con Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Bonnie Wright, Ralph Fiennes, Helena Bonham Carter&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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	</item>
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		<title>Il ragazzo con la bicicletta </title>
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		<dc:date>2011-06-03T07:53:00Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Sandra Avincola</dc:creator>



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&lt;p&gt;Lo confessiamo: non ci sarebbe spiaciuto se dopo il Palmares del 1999 per &#8220;Rosetta&#8221; e quello del 2005 per &#8220;L'enfant&#8221;, la giuria di Cannes avesse deciso anche quest'anno di assegnare il massimo riconoscimento a &#8220;Le gamin au v&#233;lo&#8221; dei fratelli Dardenne. Nessuno, pi&#249; di loro, meriterebbe un premio a cadenza regolare (vogliamo fare sei anni?), data la capacit&#224; di cui danno prova di saper intessere dolenti variazioni sul tema dei &#8220;refus&#233;s&#8221; del deserto metropolitano. A gridare questa volta la sua (&#8230;)&lt;/p&gt;


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&lt;a href="http://www.rioneventesimo.it/?-Cinema-" rel="directory"&gt;Cinema&lt;/a&gt;


		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;Lo confessiamo: non ci sarebbe spiaciuto se dopo il Palmares del 1999 per &#8220;Rosetta&#8221; e quello del 2005 per &#8220;L'enfant&#8221;, la giuria di Cannes avesse deciso anche quest'anno di assegnare il massimo riconoscimento a &#8220;Le gamin au v&#233;lo&#8221; dei fratelli Dardenne. Nessuno, pi&#249; di loro, meriterebbe un premio a cadenza regolare (vogliamo fare sei anni?), data la capacit&#224; di cui danno prova di saper intessere dolenti variazioni sul tema dei &#8220;refus&#233;s&#8221; del deserto metropolitano. A gridare questa volta la sua rabbia di emarginato, anzi di respinto dalla vita, &#232; un ragazzino undicenne che un padre egoista e inadempiente ha parcheggiato in un centro di accoglienza per l'infanzia prima di far perdere del tutto le sue tracce. La regia segue con implacabile ferocia la sequenza degli stati emotivi che si fanno guerra nell'animo di Cyril: dall'incredulit&#224; dell'essere stato abbandonato alla caparbiet&#224; di voler rintracciare il padre per ricongiungersi a lui, fino alla presa d'atto della triste realt&#224; e conseguente dilagare in lui di un odio &#8220;universale&#8221; che non risparmia niente e nessuno. La bicicletta sulla quale trascorre velocemente per strade e piazze &#232; la cifra visiva del suo furore impotente, del suo desiderio di fuggire lontano dalla miseria di una vita che gli ha azzerato ogni affetto. Ogni affetto? Quando sembra che nulla possa pi&#249; arridergli, qualcosa &#8211; qualcuno &#8211; sopraggiunge a erogargli amore con la semplice gratuit&#224; con cui il caso manipola talora le storie individuali: una giovane donna, proprietaria di un negozio di parrucchiere, prende a cuore la vicenda umana del ragazzo e accetta d'essere sua affidataria durante i fine settimana. Sar&#224; l'inizio di un rapporto tutt'altro che facile, anche perch&#233; scoprire che un estraneo &#232; in grado di far dono affettivo di s&#233; in misura ben pi&#249; significativa del proprio genitore &#232; verit&#224; dura, difficile da accettare. I sussulti emotivi che ne conseguono sono rappresentati nel carattere estremo dei gesti del ragazzo: corse disperate, risse con i coetanei, esplosioni &#8220;fisiche&#8221; d'inaudita violenza. Ma l'amore &#8211; quello vero, sembrano volerci dire i Dardenne, mite e paziente - &#232; una sirena al cui canto difficilmente si resiste: ed ecco l'aggressivit&#224; stemperarsi, la reattivit&#224; esasperata comporsi nella misura &#8220;adulta&#8221; del perdono. &lt;br class='manualbr' /&gt;I protagonisti, dal ragazzo che interpreta le complesse torsioni psicologiche ed emotive del protagonista, a Samantha, la giovane donna che rifonda le basi della sua evoluzione umana (quella C&#233;cile de France gi&#224; ammirata di recente in &#8220;Hereafter&#8221; di Clint Eastwood), sono straordinari.&lt;/p&gt;
&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;&lt;iframe width=&#034;560&#034; height=&#034;349&#034; src=&#034;http://www.youtube.com/embed/iYTJFxP4qQw&#034; frameborder=&#034;0&#034; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;REGIA E SCENEGGIATURA: Jean-Pierre e Luc Dardenne&lt;br class='manualbr' /&gt;ATTORI: C&#233;cile de France, Thomas Doret, J&#233;r&#233;mie Renier, Fabrizio Rongione, Egon Di Mateo, Olivier Gourmet&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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	</item>
<item xml:lang="it">
		<title>The tree of life </title>
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		<dc:date>2011-05-26T07:36:01Z</dc:date>
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		<dc:language>it</dc:language>
		<dc:creator>Sandra Avincola</dc:creator>



		<description>
&lt;p&gt;&#8220;Signore Dio, uccidilo, fa' che muoia, allontanalo da qui&#8221;. Quando un figlio adolescente arriva a concepire un pensiero del genere riguardo al proprio padre, &#232; evidente che questi ha fallito completamente nel proprio compito educativo. Non basta amare i propri figli - sembra volerci dire il regista Terrence Malick -, &#232; necessario amarli &#8220;bene&#8221;: e, se si &#232; convinti che rigore e rispetto delle regole siano le pietre portanti di un corretto percorso di crescita, bisogna far s&#236; che i figli (&#8230;)&lt;/p&gt;


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		</description>


 <content:encoded>&lt;div class='rss_chapo'&gt;&lt;p&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_157 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_on.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br class='autobr' /&gt;
&lt;span class='spip_document_158 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_off.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span class='spip_document_158 spip_documents spip_documents_left' style='float:left;'&gt;
&lt;img src='http://www.rioneventesimo.it/IMG/png/stella_off.png' width=&#034;16&#034; height=&#034;16&#034; alt=&#034;&#034; /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_texte'&gt;&lt;p&gt;&#8220;Signore Dio, uccidilo, fa' che muoia, allontanalo da qui&#8221;. Quando un figlio adolescente arriva a concepire un pensiero del genere riguardo al proprio padre, &#232; evidente che questi ha fallito completamente nel proprio compito educativo. Non basta amare i propri figli - sembra volerci dire il regista Terrence Malick -, &#232; necessario amarli &#8220;bene&#8221;: e, se si &#232; convinti che rigore e rispetto delle regole siano le pietre portanti di un corretto percorso di crescita, bisogna far s&#236; che i figli introiettino questi principi senza imporglieli dall'alto di un'autorit&#224; che sconfina nel sadismo. Eppure, nonostante la durezza di questo padre-padrone (Brad Pitt) sia il leitmotiv della storia, lo spettatore non tarda ad avvedersi che il vero significato del film risiede &#8220;oltre&#8221;: solo che si tratta di un oltre cui vengono a mancare le due intuizioni primarie di kantiana memoria, ossia quel tempo e quello spazio in cui l'intelletto umano colloca ogni sua esperienza. &lt;br class='manualbr' /&gt;Tempo: eternit&#224;. Spazio: infinito. E, per farci meglio afferrare il concetto, la cinepresa si libra verso gli spazi cosmici, fra nebulose iridescenti (abbiamo riconosciuto la &#8220;Testa di cavallo&#8221; e &#8220;L'occhio del gatto&#8221;) e sterminate galassie; ci fa ascoltare l'ansimare sordo del sole nell'ininterrotta sequenza dei suoi spaventosi brillamenti, ci fa vagare tra gli anelli di Saturno e guardare da presso l'occhio ellittico del gigante fra i pianeti del sistema solare, Giove. Il tempo si ferma e quindi arretra, indugia a contemplare il sobbollire lento del brodo primordiale, scorre come un fondale maestoso dietro le forme di vita che si sono succedute sulla terra, da quelle microscopiche dei primi batteri alle sagome enormi dei dinosauri; ascoltiamo lo sciabordio dell'acqua che scorre, il fragore di imponenti cascate, e di nuovo siamo proiettati in alto, verso gli spazi infinitamente estesi del cosmo, nei suoi moti e silenzi che nessun orecchio umano ascolter&#224;, finch&#232; ci si chiede: perch&#233; tutto questo? &lt;br class='manualbr' /&gt;C'&#232; qualcosa di dantesco nell'imponenza di tali spettacoli, il creato nel pugno del suo creatore, perch&#233; a porre in essere tutto ci&#242; &#232; la voce di una madre straziata dalla perdita di un figlio che, come Giobbe, chiede a Dio ragione del suo immenso patire. L'Onnipotente, nell'opera di Malick, &#232; anche l'Onnipresente: i suoi personaggi a turno lo interrogano lungamente (fino a porgli la domanda che &#8211; si dice &#8211; sia la meno amata dal Signore del creato: perch&#233;?). Perch&#233; &#8220;Lui&#8221; ha voluto suo figlio? Perch&#233; il giusto &#232; destinato a soffrire non meno dell'iniquo? Qual &#232; il senso di tanto dolore? Chi, in quest'ininterrotta &#8220;qu&#234;te&#8221; sulla mancanza di senso del soffrire universale, ha creduto di rinvenire Leopardi, sbaglia: perch&#233; se il grande poeta &#232; rinvenibile, se mai, nella rappresentazione di una terra libera dall'ingombrante presenza umana (v. &#8220;Cantico del gallo Silvestre&#8221;, &#8220;Dialogo di un folletto e di uno gnomo&#8221;), le soluzioni prefigurate da Malick sono di tipo completamente diverso. Basti dire che il suggestivo finale, con il recupero dell'infanzia e l'aprirsi alla vista dell'Aldil&#224;, ci d&#224; la rappresentazione visiva del messaggio finale del film: ossia che il fatto stesso di amare (amare bene, finalmente!) &#232; la risposta cos&#236; a lungo attesa. Sconfinamento, questo, in una dimensione mistico-biblica totalmente estranea al sentire di Giacomo Leopardi. &lt;br class='autobr' /&gt;
Il film di Malick &#232; questo ed &#232; al contempo una serie di altre cose. &#200; anche, per esempio, un romanzo di formazione, avente al centro il conflitto tra due principi fondamentali: quello relativo al piacere (la tenerezza materna, gli svaghi infantili, i primi turbamenti sessuali) e il principio d'autorit&#224; personificato da un padre cui ci si deve rivolgere chiamandolo &#8220;signore&#8221;. Che lo svolgersi di tali conflitti abbia come sfondo una cittadina del Midwest negli anni '50, &#232; un puro caso. E, ma non a caso questa volta, l'&#8220;adultit&#224;&#8221; del personaggio principale, (quel Jack che, come figlio maggiore, &#232; stato il referente principale della &#8220;mala educaci&#243;n&#8221; paterna) &#232; calata in un contesto di grattacieli e vetro-cemento, di interni freddi e panorami disumanizzanti, dove non c'i sono pi&#249; alberi n&#233; corsi d'acqua, dove gli animali si limitano a uno stormo di neri uccelli in rapido passaggio fra le torri svettanti della metropoli, e dove interrogarsi su se stessi e sulla morte (magnifico, nelle poche sequenze in cui compare, Sean Penn) diventa una discesa nelle profondit&#224; della propria inquietudine esistenziale. Per capire che amare e perdonare &#232; infinitamente pi&#249; dolce dell'odio e della condanna e che, senza pi&#249; domandarsene il perch&#233;, il premio pu&#242; forse arridere quando meno lo si aspetta.&lt;br class='manualbr' /&gt;Opera complessa e ambiziosa, &#8220;The tree of life&#8221; sar&#224; amata almeno quanto sar&#224; odiata. Chi l'odier&#224;, probabilmente dovr&#224; dotarsi degli strumenti necessari a confutare le tesi avversarie, che potranno sempre far riferimento &#8211; in mancanza di argomentazioni pi&#249; pregnanti &#8211; alle tante bellezze del film: a cominciare dalla superba interpretazione degli attori tutti, in particolare del giovanissimo protagonista, per finire con lo stupefacente utilizzo della macchina da presa, che trascorre dal particolare microscopico alla maest&#224; visionaria degli spazi cosmici, che si fa freccia vibrata verso l'alto e palla da bowling straordinariamente effettata. I supporti tecnologici di cui il film si avvale sono tali da farlo entrare nella storia del cinema contemporaneo: quello che far&#224; discutere non poco, &#232; il &#8220;feed back&#8221; mistico-religioso-spiritualista che ha fatto parlare, giustamente, di tematiche &#8220;new age&#8221;. Ai posteri l'ardua sentenza?&lt;/p&gt;
&lt;hr class=&#034;spip&#034; /&gt;&lt;iframe width=&#034;480&#034; height=&#034;390&#034; src=&#034;http://www.youtube.com/embed/M3pZO-NXuKA&#034; frameborder=&#034;0&#034; allowfullscreen&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/div&gt;
		&lt;div class='rss_ps'&gt;&lt;p&gt;&lt;i&gt;Regia:&lt;/i&gt; Terrence Malick; &lt;br class='manualbr' /&gt;&lt;i&gt;Interpreti:&lt;/i&gt; Sean Penn, Brad Pitt, Joanna Going, Fiona Shaw, Tom Townsend, Jessica Chastain, Jackson Hurst, Crystal Mantecon, Lisa Marie Newmyer, Pell James, Tamara Jolaine, Jennifer Sipes, Will Wallace&lt;/p&gt;&lt;/div&gt;
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