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Pane cotto a legna

Ultimo aggiornamento : 15 ottobre 2014.

Avventure di poco conto nelle contorte vie del progresso.
Il blog di Gommone

Due cucchiai di legno per la cucina, una cosa semplice che tutti usano. Quello più scuro svolge la sua funzione da anni, non ricordo più quanti ma certo più di 15; l’altro, più chiaro, è un acquisto recente e dopo pochi giorni di uso in cucina, cose di tutti i giorni come rimestar fagioli, ha assunto quell’aspetto storto come di grande sofferenza.

Ecco, ho pensato, che strana forma di progresso: uno strumento semplice ed antico, anzi tra i più antichi, ché forse già lo usavano certi nostri antenati nelle caverne, il quale nei millenni non può aver subito grandi mutamenti o forse nulli, finalmente nell’era moderna del mercato globalizzato approda ad una notevole imprevista variazione curvandosi al primo cenno di vapore; come se in cucina l’uso non fosse di cucinar cuocendo.

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  • Pubblicità e progresso

    15 ottobre 2014

    Mentre sfoglio repubblica online, il mouse nella mano sinistra, mi sfugge un click, inizia ad aprirsi una pagina di pubblicità della Land Rover e per un attimo mi vedo sommerso di pubblicità indesiderata. Ma poi tiro un sospiro di sollievo: Google oramai possiede un mio profilo avanzato e non si lascerà impressionare da un malinteso: continuerà a mostrarmi ovunque pubblicità di zainetti e luci per biciclette. Evviva! …evviva?

  • Un cuscino molto caldo, forse troppo

    25 aprile 2013

    Circa un anno fa o più una parente regalò ad una delle mie figlie un buffo attrezzo fatto per sostituire la vecchia classica borsa dell’acqua calda. Un piccolo cuscino elettrico, capace di riscaldarsi e mantenere il calore e rivestito di una stoffa sintetica simile ad un velluto. Made in China: lo guardammo con sospetto ma finimmo per tenerlo e forse lo utilizzammo un paio di volte per poi dimenticaerlo in fondo ad una cesta. Infine andare a letto con un oggetto attaccata alla corrente non è cosi comodo e rassicurante come la vecchia borsa di gomma ripiena d’acqua calda.

    Oggi mi sono imbattuto in questo articolo; ho cercato il nostro cuscinetto rosso e l’ho infilato nel sacco dei rifiuti da portare all’AMA senza rimpianti.

  • Meccanismi fuori dal comune senso di praticità

    3 aprile 2013

    Tra gli scaffali del supermercato avevo visto un blister contenente tre tappi a pressione di plastica del tipo a leva e per un solo euro di spesa; davvero molto economici, tanto da prenderli senza pensarci troppo.

    Qualche giorno dopo avevo una bottiglia di vino aperta ed era l’occasione per provare i nuovi tappi. Tagliai la confezione, scelsi il primo tappo colorato di giallo, lo infilai nella bottiglia e spinsi sulla leva per chiudere mentre gustavo la modesta soddisfazione casalinga di non dover più utilizzare vecchi tappi riciclati. Soddisfazione brevissima, perché la leva si ruppe senza indugio.

    Maledissi la mia coffaggine. Poco male: avevo ancora due tappi e in fondo era stato un acquisto assai economico. Ripetei l’operazione con il tappo arancione, ma con mia grande sorpresa si ruppe anche questo.

    Adesso ero veramente incuriosito. Cosa sbagliavo? Forse dovevo spingere con più attenzione? O sbagliavo la direzione? Mah, non capivo. Presi il terzo tappo verde e questa volta lo tenni tra le dita con cura ed inizia a frae pressione molto molto lentamente, cercando di esercitare la pressione nella giusta direzione. Pareva quasi fatta, ma proprio all’ultimo anche la leva del terzo tappo si spezzò prima di ultimare la breve corsa.

    Conclusione. Non avevo risparmiato acquistando tre tappi economici. Avevo sprecato un euro acquistando tre inutili pezzi di plastica. Made in China.

  • La spugna

    Elastica modernità

    26 marzo 2013

    Avevo voglia e fretta di andare in spiaggia ma avendo piovuto volevo acquistare una spugna per svuotare la mia barca. Non conoscevo ancora bene i negozi di Ostia; guardandomi intorno mentre procedevo verso il lungomare finalmente vidi una vetrina di articoli casalinghi.


    Entro. Sul banco della cassa 3 giovani cinesi mangiano pizza e mi rivolgono uno sguardo distratto. Cerco tra gli scaffali e trovo finalmente una spugna, un po’ troppo piccola per quel che serve a me ma non ne vedo altre.

    Più tardi sono alla barca e come immaginavo c’è acqua sul fondo che non esce dagli svuotatoi. Soddisfatto passo la spugna, la strizzo fuori per rilasciare la poca acqua raccolta e sto per ripensare alla dimensione troppo ridotta ma il flusso della discussione che sto facendo con me stesso viene interrotta dallo stupore: la spugna una volta strizzata rimane contorta e spiegazzata nella mia mano senza accennare il minimo tentativo di riconquistare la forma primitiva.

    Ma come è possibile? Come sono riusciti a produrre una spugna che al primo uso perde la possibilità di assolvere allo scopo per la quale è stata pensata, fabbricata, trasportata fin qui e acquistata? Mistero, per me.

    Poi ripenso al negozio cinese, ai tre giovani intenti a mangiare pizza sul banco della cassa. Immagino che un negoziante europeo avrebbe scelto un retrobottega o un posto più riservato per mangiare. Il comportamento di quei cinesi sembra invece richiamare qualcosa di diverso nel rapporto con il cliente, come se cura e conservazione della clientela avessero perso di importanza; e probabilmente la scelta della merce da esporre e vendere è strettamente conseguente a quel diverso atteggiamento.

    Nella foto, la spugna qualche giorno dopo l’acquisto.

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