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Sinistra

Egemonia culturale: chi se ne ricorda?

giovedì 11 dicembre 2008, di Sandra Avincola


La situazione è spaventosa e poco varrebbe nasconderselo. A far paura non è soltanto la visione quotidiana di un paese governato da una destra che diventa sempre più arrogante, che si è accaparrata e continua ad accaparrarsi il controllo totale dei poteri forti dell’economia, della finanza, della pubblica amministrazione e dei mezzi di comunicazione; quello che fa ancora più paura è l’incapacità dell’opposizione a svolgere il suo ruolo, a opporre cioè a tutto questo il pur minimo freno.
I partiti della sinistra hanno perso ogni capacità d’interdizione di tutto ciò che minaccia lo svolgimento della vita democratica di questo paese, e l’hanno persa contestualmente alla loro identità, talmente malcerta e contraddittoria che assistiamo, a volte, a delle situazioni quasi paradossali.
Il quadro che si rinvia di sé al paese è, al riguardo, talmente sconfortante che si fa quasi fatica a descriverlo. Il partito maggiore dello schieramento avverso al governo, tanto per “veltroneggiare”, dà di sé un’immagine litigiosa e inconcludente, totalmente incompatibile – e inadeguata - alle occorrenze di questa fase di emergenza che il paese sta attraversando.
Faide interne fra capi, disomogeneità di intenti, paralisi d’iniziativa di fronte ai colpi di mano governativi che andrebbero contrastati con ben maggiore forza e incisività: tutto ciò continua non solo a indebolire un partito che con il suo 33 per cento ha già poche chances di proporsi come polo di un possibile, futuro ricambio alla guida del paese, ma erode progressivamente quell’immagine della sinistra che si era costruita grazie al credito di lunghi anni di militanza e di battaglie politico-parlamentari.
Si continua con l’inseguimento del fantomatico elettore moderato, e l’esito probabilmente sarà che, a breve, vedremo l’onorevole Casini porsi come portavoce ufficiale del Partito Democratico. I toni accesi propri di un grande partito d’opposizione, le iniziative coraggiose o quanto meno disturbanti della macchina schiacciasassi che è il governo Berlusconi è stato lasciato a Di Pietro, che secondo un recente sondaggio reso noto da “Repubblica” farà un balzo avanti alle prossime europee arrivando a sfiorare l’8%.
Sempre secondo lo stesso sondaggio, il PD calerebbe in percentuale di 5 punti, e il PDL aumenterebbe i suoi consensi di un punto e mezzo. Sinistra Democratica avrebbe un gramo 1,3%, il che ci consente di far valere poco la nostra voce perfino ai nostri possibili interlocutori.
Eravamo abituati a ragionare in termini di grande partito, con l’orgoglio dell’appartenenza a una illustre tradizione politica e culturale, e ora siamo dei pigmei fuori del circuito parlamentare, cosa che rende difficile perfino il dibattito interno, perché nel momento stesso in cui ci confrontiamo viene da chiedersi “cui prodest?”
Personalmente, sono dell’opinione che il ruolo di testimonianza vigile abbia una sua dignità, anche se il termine non coincide, in questo caso, con utilità immediata.
Cerchiamo, comunque, di non dimenticare che la sinistra ha avuto per lunghi anni l’egemonia culturale in questo paese, qualcosa di cui menava legittimo vanto e che le dava un prestigio senza limiti. Se è vero che il nostro paese ha perso l’anima per consegnarla a Berlusconi e alle sue televisioni, questo non significa che si debba, anche noi, continuare a subire il plagio dal basso e farci fagocitare dall’incultura e dalla rozzezza di questa destra.
Credo che l’inizio della nostra involuzione sia coinciso con l’attitudine a voler scendere al livello progressivo d’imbarbarimento culturale del paese, invece di continuare a svolgere il ruolo prezioso che la storia ci aveva riconosciuto di guida culturale e vivaio di intellettuali.
Magari dovremmo ricominciare proprio da qui, andando in controtendenza, sia pure rinnovando il nostro modo di concepire la cultura e facendo i conti con le esigenze della contemporaneità. È una sfida importante quanto difficile: ma non vale forse la pena tentare di farvi fronte?

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