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Giorni e Nuvole

Silvio Soldini dopo Aglietta

venerdì 14 dicembre 2007, di Sandra Avincola

☆☆☆☆☆


Dopo due film Pane e tulipani e Agata e la tempesta, costruiti su misura per le capacità interpretative e la fisicità suadente di Licia Maglietta, Silvio Soldini con Nuvole e giorni ci dà una robusta prova di cinema saldamente ancorato alla realtà del nostro tempo, con particolare riferimento alle difficili dinamiche proprie del mondo del lavoro.
Un lavoro su cui, non solo in Italia, aleggia il pericolo di una precarizzazione crescente, divenuta quasi una norma di vita e come tale portatrice di nuove problematiche sociali. Michele ed Elsa (Antonio Albanese e Margherita Buy, entrambi in una convincente prova d’attore), coppia affiatata e benestante nella Genova d’oggi, hanno tutto quel che connota, sul piano sociale, lo status di persone di solide fortune economiche e ben inserite nel contesto dell’arrembante borghesia locale: bella casa arredata con gusto, una seconda casa in campagna, la barca, la possibilità per lei di lasciare l’impiego per coltivare con tutta tranquillità la passione per la Storia dell’Arte, la domestica fissa, i viaggi all’estero…
Tutto sembra scorrere liscio, a parte il comune disaccordo per le scelte sentimentali della giovane figlia, che ha peraltro rinunciato a far valere la sua laurea e preferisce lavorare a tempo pieno in un ristorantino gestito insieme a un ristretto gruppo di amici.
Finché scoppia la bomba: Michele confessa a Elsa di essere in gravi difficoltà economiche per essere stato estromesso dal gruppo dirigente della propria azienda e poi licenziato, con un vero e proprio colpo di mano, dai soci spietati e insofferenti dei suoi principi etici,. È necessario un ridimensionamento drastico del loro stile di vita, almeno fino a quando egli non trovi un nuovo impiego.
_ Ma la realizzazione di questo desiderio si rivela ben presto illusoria: la sua alta specializzazione e le sue competenze sono in realtà l’ostacolo più grande agli occhi di capi del personale senza scrupoli, che preferiscono avvalersi di aspiranti più giovani, di minore esperienza e perciò stesso più facile oggetto di sfruttamento. Mentre i segni del precedente benessere si polverizzano (si procede alla vendita della casa per un modesto appartamento in affitto, si dà via la barca, si dà la buonuscita alla cameriera), comincia a scricchiolare paurosamente il matrimonio dei due quarantenni in crisi.
Elsa dà prova di una maggiore adattabilità alle circostanze, accettando impieghi anonimi e scarsamente remunerati, mentre Michele, quasi annichilito dalla difficoltà di trovare una nuova occupazione, sembra precipitare sempre più in una spirale autodistruttiva.
Il film, che pone in essere un’indagine conoscitiva sulle diverse modalità di reazione delle persone di fronte a un problema che ha oggi un rilievo sociale, ha il pregio di non scadere mai nella trappola dello schematismo psicologico o dell’illustrazione fredda da entomologo: pur partendo da una prospettiva centrata sull’interiorità dei due personaggi principali, la solidità dell’impianto lascia ampio spazio alla notazione di costume e allo studio del contesto che fa da sfondo alle vicende private dei protagonisti, con gustosi inserti di figure di secondo piano. Genova assume qui il valore simbolico di città corrucciata e ostile, con cieli per di più plumbei e il bianco dei suoi palazzi sempre tracimante nel grigio. La sequenza forse più significativa del film, anch’essa di forte valenza simbolica, è quella in cui Elsa, sdraiata a terra nella contemplazione del soffitto affrescato al cui restauro ha lei stessa partecipato, ritrova in un momento di puro incanto il sapore della vita, oltre lo squallore del suo difficile quotidiano: un messaggio, nonostante tutto di apertura alla speranza.

Giorni e nuvole, di Silvio Soldini. Con Margherita Buy, Antonio Albanese, Giuseppe Battiston, Alba Caterina Rohrwacher, Carla Signoris.

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