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Le banlieues dimenticate

Le risposte inadeguate del governo francese al crescente disagio sociale nelle periferie

sabato 15 dicembre 2007, di Marina Bernabei


Il 27 ottobre 2005 due adolescenti morirono fulminati da un trasformatore all’interno di una cabina elettrica e un terzo venne ferito gravemente. Le dinamiche dell’incidente non sono state del tutto accertate, essendo le indagini ancora aperte, ma le testimonianze raccolte parlarono del tentativo dei tre ragazzi di nascondersi, inseguiti da una pattuglia di polizia. Nei giorni successivi le banlieues francesi furono teatro di disordini civili di una tale entità e diffusione da canalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale su quell’improvvisa esplosione di violenza. L’allora ministro degli Interni, Nicolas Sarkozy, sedò la rivolta attraverso un’ampia mobilitazione di forze dell’ordine e dichiarò lo stato di emergenza.
Atti di vandalismo e di criminalità si sono ripetuti nelle periferie delle città francesi nel corso del 2006, per riaccendersi in forma collettiva nei giorni in cui cadeva il primo anniversario di quei fatti. Il 27 ottobre 2006 furono, infatti, incendiati e sequestrati due autobus a Nanterre e a Bagnolet, rispettivamente ad ovest e a nord di Parigi. Le autorità governative decisero l’impiego di circa 4 mila poliziotti e gendarmi per garantire l’ordine e la sicurezza nei quartieri ritenuti più a rischio ed evitare un contagio generalizzato. La strategia messa in atto per gestire la crisi fu duplice: da una parte il governo di Parigi espresse la volontà di reprimere e punire duramente gli atti di violenza compiuti, dall’altra furono stanziati fondi per attuare un piano di rinnovo urbano delle periferie.
Le misure adottate ricalcavano quelle prese nel 2005 e, come esse, non estirpavano alla radice le ragioni della crescita delle violenze nelle banlieues. Claude Dilain, sindaco socialista di Cliché-sous-Bois, il sobborgo di Parigi da cui partì il 27 ottobre 2005 la rivolta, sostenne che la nuova ondata di violenza dipendeva dal fatto che, a distanza di un anno, la situazione non era mutata, perché a non essere cambiato era l’atteggiamento discriminatorio nei confronti degli immigrati e dei figli di immigrati di nazionalità francese, che popolano le periferie.
Dopo qualche settimana è caduto di nuovo il silenzio sulle banlieues. E’ trascorso un altro anno ed ecco di nuovo i riflettori della stampa accendersi su questi luoghi dimenticati. Un incidente stradale, nei pressi di Villiers-le-Bel, fra una pattuglia della polizia e una moto con a bordo due adolescenti di origini magrebine, morti poco dopo in ospedale, ha fatto esplodere il malessere degli abitanti delle periferie in nuovi disordini. Centinaia di giovani, a Sarcelles e Villiers-le-Bel, hanno preso d’assalto una stazione di polizia, incendiato macchine e fatto irruzione nei negozi, ferendo numerosi poliziotti.
Il presidente francese Nicolas Sarkozy non si è discostato dalle misure adottate già in passato, rispondendo alle violenze con il braccio di ferro. L’intervento di agenti giunti da tutta l’area de l’Ile de France ha normalizzato la situazione ed è iniziata la caccia ai colpevoli, accusati pubblicamente da Sarkozy di tentato omicidio per aver aperto il fuoco contro i poliziotti. Il segretario socialista Francois Hollande, dal canto suo, ha dato agli avvenimenti una lettura diversa, considerandoli l’espressione di "una crisi sociale profonda".
Dopo qualche settimana di nuovo silenzio. Scontri, aggressioni, incendi, danneggiamenti degli edifici pubblici, seppur devono essere fortemente condannati, non possono essere considerati soltanto come semplici atti di criminalità. Essi sono sintomo di un disagio crescente negli abitanti delle banlieues. La separazione territoriale, l’emarginazione sociale, la mancanza di pari opportunità rispetto agli altri cittadini sono le motivazioni che animano i gesti degli abitanti delle periferie e su cui occorre intervenire per porre fine definitivamente allo stato endemico di violenza. Soffocare e reprimere continuerà ad alimentare nelle banlieues il malessere, per ora latente ed impercettibile, ma pronto a riesplodere con forza alla prima occasione.

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