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Politica e Giustizia

Le parole violente colpiscono come sassi

Un post di Nicola Fratoianni. Di Grillo, Boschi e dell’altro milione di video che abbiamo dovuto vedere negli ultimi anni.

giovedì 22 aprile 2021


Mi chiedo se guariremo mai da questo rapporto malato tra politica, giustizia e comunicazione. Dagli anni ‘90 è una lunga squallida rissa che continua ogni giorno: padri che difendono i figli, figli e figlie che difendono i padri, giustizialisti che diventano garantisti, garantisti che fanno il verso ai giustizialisti solo quando gli conviene, intercettazioni decontestualizzate sparate a tutta pagina, innocenti condannati sui giornali, vite rovinate, colpevoli e corrotti che invece in un modo o nell’altro la fanno sempre franca.

Se tutti gli attori in campo, dai giornalisti ai magistrati, dai politici ai cittadini, capissero che abbiamo un problema e che la giustizia è un ingranaggio vivo, complesso e complicato, un organismo che di semplificazioni può morire, sono certo che la nostra vita democratica ne guadagnerebbe in salute.
Come sarebbe cambiata l’Italia se tutte le energie buttate in questo insulso spettacolo, di fazioni che si combattono a suon di processi, fossero state profuse per #educare le giovani generazioni alla legalità, al rispetto, alla non-violenza, al pensiero critico che rifugge la superficialità?
Quanti sono gli adulti che non sanno ancora separare le emozioni dai fatti?
Quanti quelli che confondono la voglia di rivincita con l’aspirazione alla giustizia?
Quanti quelli che non sanno che le parole violente possono colpire come sassi?
Quanti quelli ormai rassegnati al malcostume e alla criminalità organizzata, che fanno spallucce di fronte ad ogni sopruso e prepotenza?

Non possiamo rassegnarci a questa fotografia triste del nostro paese.
Il video di Grillo è sbagliato da molti punti di vista, è maschilista sicuramente, ma è anche figlio della stessa logica che ha prodotto altri milioni di video: l’idea che i processi possano farsi sui media invece che nelle aule dei tribunali. Quella logica avrebbe voluto che la ragazza che ha accusato il figlio Ciro rispondesse a sua volta con un altro video.

Ma seguendo il botta e risposta su Facebook il cittadino può solo soccombere: finzione e realtà, torti e ragioni, in questioni così delicate diventano non più distinguibili.

Per questo ha fatto bene la ragazza a non farlo: è il tribunale che deve giudicare, con il massimo dell’oggettività e dell’indipendenza possibili.
Impariamo dal gesto di questa ragazza: col suo silenzio ha lasciato deserto il campo di una comunicazione malata.

Riempirlo con gli ‘allora io e la mia famiglia’ della Boschi, che potrebbe essere anche lo ‘allora io’ della ex-ministra Guidi costretta alle dimissioni dal Governo Renzi per una intercettazione, che potrebbe essere lo ‘allora io’ di migliaia di persone finite nel tritacarne è involontariamente un modo diverso di alimentarlo ancora.

Dobbiamo tutti sforzarci di proteggere il senso della parola ‘giustizia’. Lo dico a Grillo, lo dico a Boschi, lo dico alla stampa: fermatevi o non ne usciremo mai.

(post di Nicola Fratoianni pubblicato su FaceBook il 20/4/21)

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