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Kurdistan

In difesa del popolo kurdo e dei valori dell’Occidente

Pubblichiamo un comunicato della scrittrice Laura Schrader

giovedì 7 luglio 2022


Il Memorandum Trilaterale con cui la Turchia consente a Svezia e Finlandia l’ingresso nella Nato consegna la vita di donne e uomini kurdi esuli in Svezia e Finlandia al presidente turco Erdogan, che lo stesso premier italiano Draghi ha definito “un dittatore”.

Tutti i rifugiati politici kurdi di cui la Turchia chiede l’estradizione svolgono nei due paesi nordici legittime e democratiche attività politiche. Tra loro ci sono giornalisti, accademici, intellettuali e membri del parlamento, come Amineh Kakabaveh, nata nel Rojihilat, Kurdistan iraniano.

Il Partito dei Lavoratori del Kurdistan-PKK è un movimento di resistenza senza il quale lo stato turco, che costituzionalmente non ammette etnie diverse dalla turca e religioni diverse dalla islamo-sunnita, avrebbe portato a termine il genocidio fisico e culturale del popolo kurdo. Il PKK è un movimento legittimo secondo il diritto internazionale. La definizione di terrorista, che tra tutti gli stati del mondo e le organizzazioni internazionali, vale soltanto per la Turchia e gli Usa, a cui per pressioni americane si era unita l’UE, è il facile strumento con cui Ankara vuole cancellare il popolo kurdo. Ricordiamo che tra il Pkk e il governo turco erano in corso negoziati di pace, annullati da Erdogan nel 2015. Il fondatore del PKK Abdullah Ocalan ha ottenuto asilo politico in Italia ed è cittadino onorario di grandi e piccole città italiane.

La Turchia fornisce la prova della sua volontà di annientare il popolo kurdo in quanto tale nel momento in cui ottiene di inserire nel Memorandum Trilaterale, in qualità di terroristi da estradare, le donne e gli uomini delle unità di difesa popolare YPJ e YPG, alleati della coalizione occidentale, che hanno sconfitto l’Isis al costo di 12 mila caduti, e il loro partito PYD che ha realizzato nel Rojava kurdo, in Siria, un esperimento di democrazia fondata sulla centralità del ruolo della donna, il rispetto di ogni diversità e dell’ambiente, studiato e apprezzato in tutto il mondo, tanto che la Svezia fino ad ora ha supportato il Rojava con finanziamenti annuali.

La Turchia di Erdogan ha invaso in Siria il cantone kurdo di Afrin, che era parte del Rojava, e lo lasciato nella mani dei suoi alleati jihadisti, non diversi dall’Isis che lo dominano con la sharia e praticano rapimenti, torture, massacri e stupri: vogliamo ricordare Hefrin Khalef, segretaria del partito democratico e pacifista “Per il Futuro della Siria”, assassinata in strada. I turco-jihadisti hanno distrutto i luoghi di culto cristiani e yazidi e hanno espiantato e venduto all’estero gli alberi di ulivo, sua principale risorsa. Ricordiamo che anche la Siria è uno stato sovrano.

La Turchia di Erdogan da mesi bombarda con aerei, droni e artiglieria pesante i territori kurdi oltre il confine turco-iracheno, con vittime civili anche tra i rifugiati nei campi-profughi e la devastazione di ospedali, campi coltivati, chiese cattoliche. Si tratta di una zona a maggioranza cristiana e yazidi, già duramente provata dalla barbarie dell’Isis. Ricordiamo che anche l’Irak in cui si trova la Regione Autonoma Kurda-KRG è uno stato sovrano.

La Turchia di Erdogan nella grande regione kurda entro i propri confini ha distrutto con l’esercito lo storico quartiere Sur di Diyarbakir e la città di Cizre, in entrambi i casi con innumerevoli vittime civili, tra cui moltissimi bambini, arsi vivi nelle loro case. Ha destituito nel Kurdistan turco i due terzi dei sindaci, donne e uomini democraticamente eletti con preferenze altissime insediando commissari governativi.

La Turchia è un immenso carcere per tutti coloro, turchi, kurdi, cittadini europei, che non sono allineati al governo e al partito di Erdogan, l’AKP, partito islamico nazionalista in cui si trovano esponenti che non fanno mistero di avere come obiettivo il genocidio del popolo kurdo.

Vengono condannati a pene altissime deputati di partiti di opposizione, accademici, artisti, scrittori, musicisti, avvocati, sindacalisti, insegnanti, lavoratori e studenti. Qualche esempio tra le personalità turche: l’imprenditore Osman Kavala, condannato all’ergastolo come lo scrittore Ahmet Altan, e la scrittrice Ainsi Erdogan. Tra i kurdi, il e la co- presidente del partito democratico HDP, Selahhatin Demirtas e Figen Yuksekdag, la cantante Nudem Durak, l’artista Zehra Dogan. La Turchia è in vetta alla classifica per giornalisti imprigionati ed è stata definita da Amnesty International: “Una prigione per giornalisti.”

La Nato ha aperto le sue porte alla Finlandia e alla Svezia e le ha chiuse alle leggi e ai trattati europei, alla giustizia, ai diritti umani e ai valori fondanti delle democrazie dell’Occidente.

Chiediamo con urgenza al nostro Presidente della Repubblica, al governo e al Parlamento dichiarazioni e azioni concrete di condanna del Memorandum Trilaterale, proponendo l’accoglienza delle donne e uomini kurdi eventualmente estradati da Svezia e Finlandia e il sostegno al Rojava che tale accordo interrompe.

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