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Serie TV

Tutti pazzi per amore

Impossibile non “tifare” per la fiction di RAI1 che ottiene le simpatie di pubblico e critica

mercoledì 11 febbraio 2009, di Sandra Avincola


Oggi vogliamo occuparci di una fiction televisiva, in onda la domenica sera su Rai 1, che sta incontrando il favore sia del pubblico sia della critica (cosa, questa, piuttosto infrequente).
Accattivante sin dal titolo, “Tutti pazzi per amore”, la serie di Riccardo Milani può contare su un cast d’eccezione, su un’idea di fondo incentrata sul più universale dei sentimenti, su una sceneggiatura agile ed efficace, su una caratterizzazione dei personaggi sempre felice.
_ Tutto questo non basterebbe, tuttavia, a spiegare il successo di un’operazione che prevede un più che congruo numero di puntate (eppure, ne siamo certi, quando la parola fine apporrà il suo sigillo alle storie di Paolo e Laura, di Emanuele e Monica e tutti gli altri, ci sarà una generale alzata di scudi da parte di tanti telespettatori già ora sofferenti di sindrome da dipendenza, il che lascia prevedere la messa a punto di una seconda e quindi di una terza serie).
Quello che dà il sale e il pepe a tutte le storie è un ingrediente che di solito latita nelle fiction televisive nostrane; o, se c’è, è spesso di così bassa qualità da farci preferire qualche produzione di tutt’altro genere. Questo ingrediente è l’ironia, che invece nell’opera in questione abbonda, evitando ai tanti intrecci amorosi il tranello del patetismo, del sentimentalismo “d’antan”, dello scadimento melodrammatico.
Spesso si sorride; talora, apertamente, si ride: eppure i personaggi sono generalmente coinvolti, fino al punto da uscirne malconci, in situazioni tutt’altro che divertenti (dolorose vedovanze, improvvisa scoperta delle tendenze omosessuali del proprio consorte, figli con sindromi maniacali di tipo igienistico, bimbe che danno sollievo alla loro solitudine dando corpo ad amici immaginari, desideri di maternità frustrati dall’impossibilità di avere figli, fidanzati fedifraghi, mariti infedeli… e l’elenco potrebbe continuare a lungo). Lo sguardo che s’appunta su tutto questo campionario di situazioni è però sempre divertito, a volte corrosivo nella sua dichiarata cattiveria.
Genitori e figli, coppie sposate e “single” impenitenti si muovono in affanno alla ricerca di un “centro di gravità permanente”, che poi sarebbe la conquista di un partner su misura per i loro svariati tic, nevrosi, piccoli e grandi egoismi; ma facendo ciò inciampano in vicende che sfuggono quasi sempre alla portata del loro controllo, e che spesso li fanno approdare “per caso” a un’insperata, forse anche immeritata, felicità.

Impossibile non “tifare” per questi anti-eroi che hanno tutti, almeno, il pregio di un’umana simpatia, soprattutto quando le loro storie (a volte un po’ tirate per i capelli, della serie “qui non manca niente, in omaggio al politically correct) sono supportate da eccellenti prove d’attore.
Stefania Rocca ed Emilio Solfrizzi (Laura e Paolo), sostengono più che adeguatamente i loro ruoli da “coppia di punta”; ma per vedere il livello della recitazione impennarsi verso i vertici della più assoluta godibilità, si presti attenzione alle interpretazioni di Carlotta Natoli, Neri Marcorè e Piera degli Esposti.
La performance fornita dalla Natoli nel ruolo di Monica giustificherebbe da sola, se il film nel complesso non lo meritasse, la sua visione. Vedendola recitare, non si può fare a meno di chiedersi per quali inspiegabili motivi il cinema italiano decida di farsi del male non sfruttando a pieno titolo le potenzialità di quest’attrice straordinaria.
Vivace, seducente, camaleontica, dotata di quella meravigliosa naturalezza che connota l’attore di razza, la Natoli si candida a essere, per la capacità di alternare lo humour del personaggio di Monica ai risvolti drammatici di altre precedenti interpretazioni, la Barbra Streisand dei nostri schermi.
Il suo personaggio, quello della “sfigata cronica” in amore, è semplicemente irresistibile: e il premio che infine sembra arriderle, la cattura dello “sciupa femmine” Neri Marcorè, è fortemente caldeggiato dai Monica-fans, un manipolo che si sta facendo sempre più numeroso. Marcorè è, del pari, un attore in grado di modularsi secondo le diverse esigenze che la caratterizzazione dei suoi personaggi gli impone, risultando ogni volta estremamente convincente.
Che dire di Piera degli Esposti? Ogni sua interpretazione è un’epifania: di intelligenza, di scavo psicologico del personaggio, di mostruosa bravura. Godiamocela qui, nei panni di una matura ma ancora appetibile (e appetita) signora in carriera, di moglie tirannica, di madre la cui trasbordante personalità schiaccia quella delle fin troppo problematiche figlie: ne vale sicuramente la pena!
Ma che l’intera squadra di attori sia in stato di grazia, è attestato anche dalle prove dei più giovani e dagli attori non protagonisti: tutti “in parte”, dal primo all’ultimo.

L’ambientazione romana è, una volta tanto, volutamente “anodina”: la città deve limitarsi a fornire gli “esterni” per vicende in cui a balzare in primo piano sono uomini e donne, con il loro bagaglio di esperienze liete e dolorose, con le loro vicende esistenziali all’insegna della più corriva normalità.
Ed ecco che la redazione di un periodico femminile, il ristorantino “di tendenza”, l’interno di case borghesi, la scuola “okkupata”, acquistano tutti il rilievo della vita vissuta nella sua ordinaria (ma non per questo meno interessante) quotidianità.
I siparietti del dott. Freiss, (l’esperto in “tuttologia” intervistato da una sempre più adorante conduttrice televisiva), unitamente alla colonna sonora che ci snocciola alcune delle canzoni più amate da due generazioni di Italiani, conferiscono un ulteriore tocco di grazia a questa produzione televisiva che, lo scommettiamo, avrà il suo posto tra gli esperimenti più felici di commedia italiana “di genere”.

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