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Bici: e se facessimo come in Gran Bretagna?

Dal Blog di Antonio Cianciullo

giovedì 9 luglio 2009


Li chiamano cycling hubs. Sono dei centri, collocati nelle principali stazioni ferroviarie, in cui si possono trovare in affitto le biciclette, i parcheggi, i pezzi di ricambio e tutto ciò che serve per riparare una bici. Nei giorni scorsi il responsabile dei trasporti della Gran Bretagna ha annunciato la nascita dei primi 10 cycling hubs con un investimento di 5 milioni di sterline. L’obiettivo è fare come in Olanda: un terzo degli spostamenti dalle stazioni si effettua in bici (in Gran Bretagna oggi è il 2 per cento).

La differenza con l’Italia è sconfortante. E non è fatta solo di numeri bruti, che pure hanno il loro peso visto che a Helsinki ci sono 200 metri di piste ciclabili per abitante, a Vienna 61, a Berlino 18, a Parigi 13, a Milano 1,8 a Roma 1,5.
Il punto è che in Italia prevale un’idea della bicicletta come attrezzo ginnico: c’è chi il sabato va a nuotare in piscina, chi fa i pesi in palestra e chi si fa i muscoli in bici.
Unire l’utile e il dilettevole, tipo andare in bicicletta al lavoro, è considerato eccentrico. Mentre in Svizzera ci sono aziende che mettono docce a disposizione dei dipendenti che raggiungono in bicicletta il posto di lavoro, in Italia le – scarse – piste ciclabili puntano verso la campagna invece che verso il centro e portarsi la bici in metropolitana o in treno è un’impresa.
Effetto serra e smog ringraziano.

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