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One day

lunedì 14 novembre 2011, di Sandra Avincola


Diciamolo subito: One day non è un film memorabile, da entrare trionfalmente - tanto per intenderci - nella storia del cinema. Ma nell’ambito dei prodotti di genere, ovvero delle pellicole ad alto tasso di sentimento, si ritaglia sicuramente una sua piazza d’onore. Intanto non è zuccheroso, e la miscela sorrisi-lacrime non eccede mai né in un senso né nell’altro. Le atmosfere sono giuste, i dialoghi garbati (la sceneggiatura è di mano dello stesso David Nicholls, autore del fortunato best seller da cui è stato tratto il film). Che dire della regia di Lone Scherfig? Se quasi tutti avranno visto e apprezzato, due anni fa, An education, pochi ricorderanno che la regista danese aveva già diretto un piccolo grande film passato quasi inosservato ma già entrato nel novero delle chicche per cinefili, Italiano per principianti (2000). L’analisi dei sentimenti sembra essere il punto di forza della Scherfig, bravissima nell’uso dei primi piani soprattutto quando, in assenza delle “didascalie” che in un romanzo esplicano lo stato d’animo dei personaggi, deve rendere tutto quello che c’è dietro l’espressione di un volto: paura, amore, perplessità, attesa, frustrazione … In “One day” i volti in questione sono quello di Ann Hathaway, mobile e capace di straordinaria intensità, e quello – bellissimo – di Jim Sturgess, perfettamente a suo agio nei panni di un “piacione” viziato dalla vita e avviato verso un processo di avvitamento sulle proprie stesse debolezze da cui soltanto l’amore lo salverà.

Edimburgo, 15 luglio 1988. Due giovani appena laureati, Emma e Dexter, dopo una notte di allegre bevute di gruppo finiscono a letto insieme. Alcune circostanze esterne (lei ne è invaghita da sempre in silenzio, lui è un collezionista di scalpi femminili che trascorre spensieratamente da un’avventura a un’altra) impediscono loro di “consumare”, ma non di gettare i germi di un’amicizia che diventa nel tempo sempre più forte e profonda. Lo spettatore assiste al dipanarsi di questo rapporto anno dopo anno, tra fugaci affacci sulla prova di una sessualità sempre rimossa e la decisione condivisa di “lasciare le cose come stanno”. Condivisa? È qui, crediamo, che la Scherfig interpreta al meglio la tesi illustrata nel romanzo di Nicholls sul modo diverso con cui uomini e donne si rapportano al sentimento amoroso. Se per Dexter l’amicizia è infatti un potente anestetico delle pulsioni amorose (questo o quello), per Emma è un elemento d’intensificazione e drammatizzazione dell’eros (questo “e” quello). Su tali basi, è lei che fatalmente si porge di più alla sofferenza di un amore necessariamente sublimato in amicizia ma mai negato né, tanto meno, rinnegato. Il cinema si è raffrontato spesso al tema, oggettivamente stuzzicante, dell’amicizia uomo-donna (ricordiamo il recente “Un amore di testimone” di Paul Weiland (2008) e, soprattutto, quello che è diventato un classico in materia, il delizioso “Harry ti presento Sally” di Rob Reiner (1990)). La situazione contemplata è sempre la stessa: “lui” non si accorge che dietro il paravento dell’amicizia il cuore di “lei” sanguina, e prenderà atto di essersi innamorato a sua volta soltanto dopo una serie infinita di pene (di lei) e delusioni (sue proprie). Se in “One day” la diversa estrazione sociale e la profonda differenza nel modo di guardare alla vita avviano i due personaggi su strade che sembrano allontanarli inesorabilmente, la consapevolezza tardiva di Dexter di aver sempre avuto a portata di mano la sua donna ideale porterà a uno snodo cruciale per l’economia della vicenda. Per capire tutto ciò dovrà sperimentare a sue spese quanto effimero sia il successo, come la bellezza che ha sempre anteposto a ogni altro requisito nella scelta delle sue partner possa rivelarsi fallace o insidiosa; come – infine – la sua grande “amica” sia oggetto di desiderio agli occhi di uomini di vista più acuta e mente più lucida della sua. La dedizione di Emma, il coraggio e lo spirito oblativo con cui affronta le sabbie mobili di un rapporto difficilissimo da gestire con equilibrio, sono resi molto bene, così come il suo carattere di donna portatrice di idealità e aspirazioni “alte”. L’escamotage di seguire l’evoluzione del rapporto fissando l’attenzione su un giorno specifico (15 luglio) nel corso di diciannove anni, è di quelli che appagano, facilmente e felicemente, non solo i romanzieri, ma anche i lettori e i registi.


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