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Robert Guédiguian

Le nevi del Kilimangiaro

giovedì 15 dicembre 2011, di Sandra Avincola


La canzone da cui trae titolo il film fu un grande successo degli anni ’60, e sicuramente chi fu giovane allora avrà sentito qualche sotterraneo frisson nel riascoltarla. I protagonisti del film, Michel (Jean-Pierre Darrousin) e la moglie Claire (Ariane Ascaride), fanno di più: piangono. Lacrime di commozione e di gioia rigano il volto della donna sulle note struggenti del pezzo di Pascal Danel, intonato in coro dai presenti durante la festa per il trentesimo anniversario delle sue nozze. Tutti, dai due figli fino ai semplici conoscenti, sono lì a testimoniare il loro affetto per questa coppia unita, laboriosa e molto impegnata nel sociale; una coppia che ha raggiunto un modesto benessere, minacciato però dalla recente perdita del lavoro di Michel. Il dono collettivo di parenti e amici per il loro anniversario è, anche a parziale compenso di ciò, particolarmente sontuoso: una bella somma di denaro, nonché due biglietti aerei per un viaggio in Africa. Finchè una sera, poco prima della partenza, accade qualcosa che turba in modo drammatico la visione costruttiva e sostanzialmente serena con cui i coniugi hanno sempre guardato all’esistenza: due malviventi s’introducono nel loro appartamento e, dopo averli brutalmente malmenati, si fanno consegnare contante e carte di credito. Da questo momento s’innesca una spirale di eventi che stravolge l’atmosfera fin qui idilliaca della storia. Di lì a poco, infatti, Michel riconosce incidentalmente in uno dei rapinatori Cristophe, un giovane ex compagno di lavoro rimasto come lui senza occupazione, e lo denuncia. Ma ciò non gli basta: vorrebbe sapere quali motivazioni possano aver spinto il ragazzo a un gesto così abbietto, e nel corso di un paio di drammatici confronti glielo chiede. Ma quel che ottiene in risposta è solo incomprensione e disprezzo. Guédiguian rende molto bene il conflitto generazionale assurto, nell’era del capitalismo globale, a livelli d’inaudita asprezza, dove la volontà di comprendere dell’uomo maturo e politicamente engagé si scontra con la totale mancanza di prospettive sul futuro e l’incattivimento pieno di furore del giovanissimo rapinatore. Mentre l’azione si complica mettendo a fuoco i caratteri dei due personaggi principali (solari e generosi entrambi), il microcosmo che fa da sfondo alla vicenda si arricchisce di ulteriori notazioni ambientali che tanta parte hanno nella filmografia del regista marsigliese. È un mondo di cene all’aperto, di grigliate in terrazza con gli amici, di cure affettuose per i piccoli della famiglia, di abitazioni modeste ma dignitose dove si respira la vita nei suoi connotati più veri. Nonostante nella parte finale il film viri verso il trionfo dei buoni sentimenti, le dinamiche sociali che ne sono alla base mantengono appieno i loro tratti di credibilità, mostrandoci la brutalità di un mondo che, nel momento in cui “taglia” posti di lavoro, ingenera egoismi sociali (qui rappresentati dai figli di Michel), contamina le coscienze e induce a delinquere.
Gli attori-feticcio di Guédiguian ci sono tutti, e tutti regalano momenti d’intensa emozione: da Ariane Ascaride a Jean-Pierre Darrousin e a Gérard Meylan, si ricostituiscono precedenti geometrie recitative che hanno decretato, in passato, il successo di film come Marius e Jeannette (1995) e Marie-Jo e i suoi due amori (2002). Ovviamente consigliamo, sia a chi lo conosceva già sia a chi l’ha sentito per la prima volta, di riascoltare il pezzo di Pascal Danel, la cui versione originale (ne esiste anche una in italiano) si avvale di uno dei testi di più struggente lirismo nel panorama musicale di quegli anni. Un’ultima curiosità: il film s’ispira liberamente a un noto poema di Victor Hugo, Les pauvres gens.


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