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Campo Testaccio

Breve storia di un terreno di gioco, o meglio di cocci.

Tra un dribbling e l’altro dal 1929 ai giorni nostri le tormentate vicende del primo storico campo della Roma.

martedì 13 aprile 2021, di J. Pierluigi Renzi


Fu progettato dell’ingegner Silvio Sensi sul modello degli impianti inglesi; i lavori iniziarono nel 1928. Lo stadio era dotato di quattro tribune in legno per una capienza di ventimila spettatori, e un campo in erba le cui dimensioni potevano essere regolate in base alle esigenze della squadra.
Inaugurato nel 1929, la squadra della Roma giocò lì fino all’ultima partita del 30 giugno 1940, un’amichevole contro il Livorno, battuto 2 a 1.
Dopo quest’ultima gara, già da tempo compromessa la tenuta delle gradinate comunque inadatte a contenere la crescente tifoseria, il 21 ottobre 1940 venne avviata la demolizione delle strutture e trasformato il terreno di gioco in giardino pubblico [1].

Dopo un lungo periodo di abbandono il campo di calcio venne recuperato e il 17 novembre del 2000 inaugurato dal sindaco di Roma Francesco Rutelli e dal presidente giallorosso Franco Sensi alla presenza di molti campioni romanisti del passato, destinando il nuovo impianto a sede del Centro Sportivo As Testaccio 1968.

Altri guai arrivano in tempi più recenti. Nel 2006 l’area in via Nicola Zabaglia, dove sorgeva lo storico campo Testaccio, venne inserita dalla giunta Veltroni tra quelle del piano Programma Urbano Parcheggi. Qui si dovevano realizzare in 18 mesi 265 posti auto.

Il campo nel 2007, ruotato di 90° rispetto al campo dello stadio anteguerra.

Nel 2008, Alemanno sindaco, partono i lavori per la costruzione del parcheggio sotterraneo. L’appalto era stato vinto dal Consorzio Romano Parcheggi per realizzare una serie di box interrati, 70 stalli a rotazione per le automobili, e comprendeva la ricostruzione del campo di gioco soprastante, con tanto di spogliatoi e tribune. Chiusura dei cantieri prevista per il 2011.
Sull’utilità del parcheggio non ci soffermiamo, tant’è che tra ritrovamenti archeologici e problemi tecnici l’opera sostanzialmente non decollò, mentre invece partì subito una controversia legale tra Campidoglio e costruttori.
A settembre 2015 l’epilogo: il Consiglio di Stato - come già il Tar l’anno precedente - revoca definitivamente la concessione al Consorzio Romano Parcheggi stabilendo che il campo debba tornare nelle disponibilità del Comune [2] [3].

Nel 2017 il comune, sindaca Raggi, aveva indicato come soggetto responsabile il Municipio, ma capiremo poi, solo sulla carta. [4]. Nell’aprile 2019, con la buca del parcheggio ancora aperta, il Campidoglio approva la delibera ad hoc per girare la competenza al Municipio I.
Nello stesso anno la presidente del Municipio, Sabrina Alfonsi afferma: “Campo Testaccio era e tornerà ad essere un campo di calcio perché quella è la sua destinazione, la sua vocazione e la sua storia. E questo è quello che vogliono i residenti ma credo un po’ tutti i cittadini romani” [5].
Il municipio indice un concorso, proclamando un vincitore il 21 agosto del 2020 [6]. Nel frattempo la Giunta regionale del Lazio approva e finanzia, il 14 luglio del 2020, una delibera nella quale, insieme a Municipio I di Roma Capitale e ASP Asilo Savoia, realtà impegnata nel sociale, viene stretto un accordo istituzionale per il recupero e la restituzione alla fruizione pubblica dello storico “Campo Testaccio” ubicato nel Rione Testaccio tra via Monte de’ Cocci e Via Nicola Zabaglia, accanto alla Piramide Cestia e al Cimitero Acattolico a Roma. [7].

Ma quando la Alfonsi chiama i tecnici del comune per avere le chiavi, le prospettano problemi. Il 12 gennaio 2021 l’Assemblea Capitolina trasferisce la competenza dell’area dal Municipio di nuovo al Comune. Poche settimane e viene fuori un progetto di concessione dell’area a privati, Mauro Baldissoni, Francesco Giampaoli, Giovanni Mangione e Rodolfo Errore, con un progetto di realizzazione di un’area con padel, piscina, parete per arrampicata ma niente calcio a 11 [8].
Le associazioni del rione non ci stanno e fanno partire una raccolta firme per fermare il progetto di concessione della storica area ai privati.

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