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Talk show

Un’occasione mancata

"L’Infedele" di Gad Lerner: a La7 prima puntata della stagione sul tema di maggiore attualità

giovedì 1 ottobre 2009, di Sandra Avincola


Un’occasione mancata: questa è stata, a caldo, la prima impressione suscitata in noi dalla visione dell’ultima puntata de “L’Infedele” di Gad Lerner. Il tema era di quelli che più attuali non si può: il corpo delle donne, ovvero il modo becero, offensivo, degradante con cui nell’Italia contemporanea si fa riferimento all’immagine – e si potrebbe dire all’essenza stessa – dello specifico femminile.
Il dibattito in studio partiva da un documentario di Lorella Zanardo, intitolato appunto “Il corpo delle donne”, già trasmesso in una precedente puntata del 4 maggio scorso.
Il “parterre” dei presenti in studio era tale da ingenerare all’istante più d’una perplessità, per l’ennesima riproposizione (a volte, come in questo caso, stucchevole) di una “par condicio” tra gli animatori del dibattito: quasi che, per potersi esprimere su un tema così scottante e attuale, ci si debba qualificare da subito in base alle proprie intenzioni di voto, o meglio – vista la piega presa successivamente dal confronto – al proprio essere pro o contro Berlusconi.
Ecco allora che, per bilanciare la presenza di Nichi Vendola (presidente della regione Puglia) doveva esserci una deputata del Pdl, Michaela Biancofiore; così come, per contrastare la corrispondente dell’”Associated Press Television” (ah, il radicalismo di questi giornalisti americani …!!) non poteva mancare il condirettore de “Il Giornale”, Alessandro Sallusti. Tra i presenti anche la scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti e Francesca Pascale, fondatrice del circolo napoletano “Silvio ci manchi” (o “ Per fortuna che Silvio c’è”: ci si perdoni l’inesattezza ma dobbiamo lamentare al riguardo un colpevole calo di attenzione). L’impressione è che di tutto si sia parlato, meno che del tema in questione. Sono state giustamente riproposte alcune sequenze del documentario della Zanardo (presente in sala), tali da suscitare sdegno e riprovazione in chi ancora non lo avesse visto: e mentre sullo schermo si succedevano immagini di tette e fondi-schiena ripresi con precisione degna di uno studio ginecologico, ci siamo resi conto all’istante del perché tanti telespettatori stranieri in vena di voyerismo si sintonizzino sui canali televisivi italiani, nei quali si dispensa generosamente “softcore” anche in programmi dove si fornisca la ricetta del sartù di riso alla napoletana o si parli dei sintomi dell’Alzheimer. Insomma, ci sarebbe stato di che discettare: con serietà, con allarmata voglia di analizzare e comprendere una situazione che ha pochi termini di confronto nei paesi dell’occidente europeo e d’oltreoceano.
Niente di questo è stato fatto. Dopo la riproposizione dell’ormai famosa “performance” di Berlusconi in risposta a una ben precisa domanda di un giornalista de “El País”, il confronto si è trasformato in un furibondo scontro frontale fra chi cercava di ricondurre il fenomeno al degrado della società civile italiana, di cui la televisione monopolizzata e lottizzata è specchio impietoso e fedele (Vendola, Zanardo, Bossi-Fedrigotti) e le vestali (con inclusione del condirettore de “Il Giornale”) del Berlusconi-pensiero, ovvero l’on. Biancofiore e la suddetta Pascale, la quale sfoderava al riguardo un cipiglio minaccioso degno di miglior causa.

La domanda che s’impone a questo punto è se tutto questo abbia un senso. Non sappiamo fino a che punto i conduttori di questo tipo di trasmissione – anche i più intelligenti e preparati quale Gad Lerner – debbano sottostare all’ usurata trafila del “fifty-fifty” nell’estendere i loro inviti agli ospiti.
Se sì, la cosa in sé e per sé non sarebbe fonte di speciale turbamento (anzi: magari fosse una norma più severamente applicata, di contro a famigerate trasmissioni “per voce sola”): quel che s’invoca è una più adeguata selezione dei partecipanti al dibattito. È troppo chiedere che le figure dei cosiddetti esperti rispondano a requisiti oggettivi – competenza, effettiva preparazione sull’argomento, capacità di ascoltare le ragioni della parte avversa – tali da giustificarne la presenza in studio? O bastano un acceso livello di faziosità, una mimica facciale esclusivamente improntata al sommo disprezzo dell’altro da sé, la capacità di sovrastare per estensione di voce i propri interlocutori? Perché sui nostri schermi ogni confronto di opinioni deve degenerare in risse da stadio? Perché non è possibile seguire l’intervento di “x” senza che la telecamera ci mostri l’espressione schifata di “y” (con collaudato sfoderamento di un’adeguata mimica facciale, dal sopracciglio inarcato allo scuotimento derisorio della testa…)?
Ma questa, si sa, è la nostra televisione. È inutile sperare che si possa, sia pure lontanamente, avvicinarsi al livello – che so io – di celebrate trasmissioni d’oltralpe. Chi non ricorda “Bouillon de Culture”, trasmissione curata per anni su “Antenne 2” dall’eccellente Bernard Pivot? Il livello qualitativo delle personalità che di volta in volta si succedevano a dibattere di Storia e Filosofia, di Letteratura e Società, di Politica ed Economia, era tale da far impallidire i sedicenti esperti che infestano i nostri schermi televisivi.
Serietà, competenza, rispetto delle opinioni altrui: questo era quanto si poteva vedere, grazie anche a un conduttore che faceva onore al suo ruolo e che curava al massimo che il tutto avesse uno svolgimento degno di un paese civile. È evidente che, in confronto a quanto si può vedere sui nostri teleschermi, stiamo parlando della luna. Continuerà – stiamone pur certi – la sovraesposizione mediatica di tette e culi.
_ Pare che questo – e solo questo – appaghi le aspirazioni televisive dell’italiano medio. Gli altri italiani, quelli un po’ al di sopra della media, possono solo sperare nell’apocalisse.


Guarda la puntata de L’infedele

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