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Libri

Resolver Cuba

Recensione del libro di Floriana Mastandrea

mercoledì 7 ottobre 2009


Sono stata a Cuba da fine dicembre a metà gennaio e ho parlato con diversa gente: ristoratori, affittuari di case particulares, o proprietari di paladares, gente della strada, commercianti ambulanti, musicisti, amici italiani o persone che ho conosciuto in loco (…) Ho colto aspettative verso una nuova situazione attesa per i primi mesi dell’anno, con una nota di speranza, ma insieme di scetticismo, se il potere fosse passato pienamente a Raúl Castro (…) L’impressione che ho colto, condivisa dalle altre persone che erano con me, è stata di un’aria nuova di cui si cominciava a percepire l’alito fresco, un po’ inebriante, eccitante e, come tutto ciò che ha da venire, e inevitabilmente contiene misteri, crea un misto di speranza e ansia.” (da Resolver Cuba, Ediz.“Il Filo”, 2009, pag.306).

È in una fase avanzata della sua trattazione che Floriana Mastandrea, cominciando a tirare le fila del suo lungo lavoro, tasta il polso alle speranze, alle aspirazioni, alle aspettative del popolo cubano circa il futuro della loro terra, l’isola a forma di caimano. In realtà già più volte, nelle pagine precedenti, l’autrice si era soffermata a descriverci il comune sentire di un popolo sui contrastanti esiti della revolución, ovvero sulla possibilità reale di approdare – con l’uscita dal gioco per malattia del líder máximo Fidel Castro – a un nuovo assetto economico-sociale, che faccia finalmente i conti con le esigenze di modernizzazione sempre più sentite all’interno della realtà cubana. La posta in gioco è altissima, tale da poter segnare – dopo interminabili decenni tutti vissuti in stato di “emergenza” – un punto di svolta, ossia lo stabilirsi di condizioni di vita più in linea con richieste che vengono ormai percepite, dalla presso che totalità della popolazione, indifferibili. I segnali al riguardo - ci dice l’autrice - sono significativi, sia pure di diversa natura e importanza. Significativo, per la sottile distinzione tra “egualitarismo” ed “eguaglianza”, è stato il discorso che Raúl Castro ha pronunciato a quattro mesi dal suo insediamento come presidente. Per la prima volta si è lasciato intendere che è ora di passare da una concezione paternalista dello Stato, con le concessioni generalizzate di servizi gratuiti alla totalità della popolazione, a un’altra che miri a più equi criteri di produttività e meritocrazia. Tutto questo non sarà facile né indolore, ma numerosi segnali stanno rendendo sempre più esplicita l’evoluzione in atto. I taxi privati – c’informa Floriana Mastandrea – possono, per decisione di Raúl Castro, riprendere a esercitare, dopo essere stati lungamente aboliti a favore di cooperative statali; si è in procinto di eliminare la libreta, sorta di carta annonaria che consente ai cubani l’approvvigionamento a prezzi sussidiati dei generi alimentari considerati indispensabili (riso, fagioli, zucchero, ecc…); sono stati aboliti i divieti di acquistare pc, dvd, forni a microonde. Certamente tutto ciò non corrisponde fino in fondo alle richieste da parte della popolazione, che vorrebbe maggiori concessioni, quale più spazio all’iniziativa privata, l’essere autorizzati ad effettuare la compravendita di immobili e auto (il 90% dei cubani è proprietario del proprio appartamento, ma non può venderlo); oppure, molto più semplicemente, poter accedere al regno dell’effimero e disporre di decoder e antenne paraboliche per collegarsi con i network stranieri.

Questo – e molto di più – ci viene illustrato con icastica efficacia e sguardo attento da sociologa dalla Mastandrea, non nuova a questo tipo di scrittura che si colloca tra la saggistica e l’aneddotica di viaggio (già sperimentata con successo in un volume dedicato all’Africa, L'altra Africa di Albert Schweitzer, 2004, Rai-Eri Armando).

Ci sono dei libri che, per la molteplicità di aspetti che li caratterizzano e l’intrinseca ricchezza di implicazioni, sfuggono a ogni tentativo di classificarli in un genere precostituito. Questa è stata, in effetti, la prima impressione di fronte a Resolver Cuba: un’opera che non si lascia inquadrare né tantomeno definire, così sorprendente è la varietà non solo dei temi affrontati, ma anche dei suoi toni e registri stilistici. Del resto, volendo l’autrice fornire al lettore un quadro attendibile della realtà cubana, una realtà così variegata e complessa da rendersi per ciò stesso irriducibile ad essere etichettata, ha accettato lei per prima di contemplare l’ipotesi di una trattazione – per così dire – “snodata”, che sapesse spaziare dai toni soggettivi degli appunti di viaggio a quelli oggettivi della Storia, della Sociologia e dell’Etnografia. L’esito, come vedremo analizzando il libro più in dettaglio, è un’opera che si avvale di una prospettiva a 360°: e anche se, come afferma l’autrice nell’introduzione, il discorso non possa considerarsi esaustivo, va detto che esso nulla tralascia, mirando anzi a restituirci tutta la complessità di un mondo difficile da comprendere a chi lo guardi dall’esterno con l’occhio del semplice turista.

Come è stato opportunamente chiarito da una ricca letteratura al riguardo, esistono due distinte tipologie di viaggiatore: il turista, ovvero colui che quando si sposta porta con sé il suo mondo, il suo bagaglio personale d’idee preconcette, e il viaggiatore vero e proprio, in grado di guardare a realtà diverse dalla sua con genuina curiosità antropologica. Il primo è destinato a non vedere se non quello che vuole vedere: amerà oppure odierà ciò che vede, ma senza lasciarsene scalfire. Da una prospettiva siffatta, il viaggio non è mai un’esperienza in grado di arricchire, plasmare, rimettere in discussione il proprio mondo intenzionale: potrà essere piacevole o meno, ma non farà entrare in rapporto dialettico realtà spesso molto lontane fra loro. Un’esperienza, pertanto, destinata a non lasciare una traccia durevole né tanto meno significativa.

Ben diverso è il caso del viaggiatore. Il suo sguardo non darà mai niente per scontato, né scatterà – a ogni contatto minimamente urticante con l’altro da sé – la trappola del confronto con il “proprio” mondo, con la propria cultura, i propri valori e convincimenti. Egli accetta, pur senza che questo comporti l’abbandono d’ogni giudizio critico, d’immergersi nel contesto che gli si porge: ciò significa che tale esercizio sarà necessariamente mediato dal rispetto verso una cultura considerata nella sua irriducibile autonomia, segnata al proprio interno da diverse vicissitudini storiche e sociali.

È questo spirito costruttivo - da vero viaggiatore - che abbiamo rinvenuto nell’opera di Floriana Mastandrea, testimoniato dall’impronta rigorosa della sua trattazione e dalla cura estrema dei dettagli, sempre supportati da un’incredibile quantità di dati informativi. In tal senso il titolo è estremamente esemplificativo: “Resolver Cuba”, ossia far riferimento ai paradossi (talora più apparenti che reali) che caratterizzano la vita dell’isola caraibica, tentando di spiegarli a chi ne abbia soltanto un’immagine confusa e approssimativa. Come chiarisce opportunamente l’autrice nell’introduzione, resolver è un termine topico nella filosofia spicciola dei cubani, per la maggioranza dei quali la vita è davvero un continuo confronto con una gran messe quotidiana di problemi da risolvere. Tutto a Cuba, dal sistema dei trasporti all’approvvigionamento alimentare, dal materiale edile ai pezzi di ricambio delle auto, è pesantemente condizionato dal lungo, durissimo “embargo” decretato dagli USA a partire dal 1962; e questo dovrebbe essere sempre ben tenuto a mente da chi, per il fatto di appartenere alla realtà del mondo occidentale, non deve che uscire di casa e recarsi al più vicino supermercato per dotarsi di qualsivoglia tipo di merce.

Quel che all’autrice preme maggiormente, è fare piazza pulita di ogni stereotipo: sia da parte di chi s’innamora di Cuba al punto da soffrire – quando ne stia lontano - di una vera e propria sindrome d’astinenza, sia di chi non sa scorgerne se non gli aspetti negativi, quelli che scaturiscono dall’impatto con una realtà in cui anche le cose più semplici possono essere oggetto di una faticosa conquista. Come, per esempio, individuare il tipo di taxi giusto per il tragitto dall’aeroporto alla città, o essere disposti a procacciarsi da soli, armati “di guanti, spugna e disinfettanti”, la pulizia di vetusti sanitari molto lontani dagli standard igienici del mondo occidentale. Al riguardo, sono estremamente istruttive le prime pagine del libro, in cui si descrive l’installazione dei nostri viaggiatori in una casa particular, una delle tante abitazioni private parzialmente adibite ad albergo, fonte accessoria d’introito per molti cubani della capitale. Di queste abitazioni, spesso eleganti ville coloniali, vengono descritti fasto e decadenza: il primo narra di un lusso di cui s’è perso da tempo immemorabile il ricordo; la seconda è l’immagine impietosa della mancanza dei fondi necessari alla ristrutturazione di edifici in passato nobili, ora fatiscenti. Pagina dopo pagina, si compone sotto i nostri occhi un’immagine all’insegna dei contrasti più stupefacenti, ma proprio per questo unica e ricca di fascino: le cattedrali barocche, il lungomare del Malecón, le piazze animate e festose, le “bodeguitas” artigianali, le “calles” dove pullula un’umanità allegra e amante della vita … La natura è all’insegna dell’opulenza di forme e colori, gli stessi che travasano nella cucina “criolla”, dove si sopperisce con la fantasia a una forzosa scarsità d’ingredienti. Dopo aver indugiato nella descrizione dei complessi monumentali de L’Havana, si decolla verso altri lidi (Matanzas, Cienfuegos, Trinidad, Pinar del Rio …), con un puntuale rendiconto delle modalità – spesso fortunose – di trasferimento da una località all’altra. Segue un affascinante itinerario attraverso le forme dell’arte cubana contemporanea (letteratura, cinema, musica, arti figurative, balletto), finché, nella sua seconda parte, l’opera perde i toni colloquiali per assumere quelli più impersonali e oggettivi della trattatistica storica e politico-economica. All’interno di questa parte, più analitica e minuziosa man mano che ci si avvicina ai giorni nostri, si ripercorre con dovizia di particolari la storia della revolución, con speciale riferimento alla figura di “Che” Guevara.

Un libro, dunque, tale da soddisfare qualsivoglia necessità d’informazione o curiosità che assalga il turista in procinto di compiere un viaggio a Cuba; ma anche in grado di fissare e ridelineare, nell’animo di chi già vi è stato, una sorta di mappa ideale della memoria e della nostalgia.

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