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COMUNICATO STAMPA

Tavolino selvaggio, storia di ordinario degrado

mercoledì 28 dicembre 2011, di Gemma Azuni


È sconcertante l’ultima vicenda di “tavolino selvaggio”.

Da un lato operatori commerciali che, sfidando leggi e regolamenti,
invadono
piazze e marciapiedi con i loro tavoli e sedie, sottraendo suolo
pubblico a
tutti, per loro esclusivo vantaggio; accanto ad essi altri operatori
rispettosi di leggi e regolamenti che, quindi, subiscono una
concorrenza
sleale.

Di fronte a loro il Presidente del Municipio I, Corsetti, che tenta
di far
ristabilire la legalità e il decoro nel centro storico.

Contro il sacrosanto tentativo del Presidente Corsetti si muovono
gli
operatori scorretti, ricorrendo agli artifizi più disparati, financo
a
minacciare lettere di licenziamento dei propri dipendenti ove si
procedesse
allo sgombero dei “tavolini selvaggi”.

È un film già visto: si compie un abuso confidando sull’ignavia
della
pubblica amministrazione, lentamente quell’abuso si consolida e per
chi lo
ha compiuto diventa un “diritto acquisito” e anche attraverso quel “
diritto”
si crea una prosperità economica da difendere con le unghie e con i
denti.

In tutto questo il Sindaco Alemanno con una “pilatesca” ordinanza
sposta a
dopo le feste il problema del decoro e dell’occupazione di suolo
pubblico
non autorizzata o praticata in misura superiore a quella
autorizzata.

Ho promosso varie iniziative a tutela del decoro e della bellezza del
centro
storico, sostenendo al tempo stesso le iniziative dei tanti comitati
di
cittadini che, giustamente, pretendono da questo Sindaco il rispetto
delle
leggi e dei regolamenti e soprattutto il rispetto per la bellezza
della
città.

Per questo sono solidale con l’azione del Presidente del Municipio
I,
Orlando Corsetti, dei comitati dei cittadini a difesa del centro
storico e
degli operatori commerciali corretti, che stanno cercando di
combattere il
degrado del centro storico più grande e più bello del mondo, non
aiutati, né
sostenuti dal Sindaco Alemanno.

Quousque tandem, Alemanno, abutere patientia nostra?

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