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Gaffe internazionale

A proposito d’abbronzatura e facce di bronzo

L’italia nuovamente alla berlina, ma con un segnale nuovo di grave degenerazione.

venerdì 7 novembre 2008, di Sandra Avincola


Ci risiamo. Quando pensiamo che ormai perfino “lui” dovrebbe aver capito la lezione, ed astenersi d’ora in avanti dalle battutacce da caserma, ci ricade. Lui, il nostro (sic!) Presidente del Consiglio. Ogni volta il copione si ripete con sistematicità quasi impressionante e ritmo trifase, vale a dire, in sequenza:
1 – battuta infelice, che più infelice non si può (lanciata nelle circostanze e nei luoghi meno opportuni: in sede di riunione del Parlamento Europeo; a un vertice internazionale; durante un incontro diplomatico con i rappresentanti di un paese straniero, etc.. etc…;
2 – ostentazione irritata, con coda velenosa e rinvio d’insulti, di fronte all’indignazione altrui (delle persone oggetto delle suddette battute; delle cancellerie estere; dell’opposizione di casa);
3 – ritrattazione, della serie “non volevo”, “intendevo fare una carineria”, “sono stato frainteso” e, ove questo proprio non bastasse, scuse fatte a denti stretti.
E noi, ogni volta, a sentirci un poco più umiliati, frustrati, incazzati. Con lui? Ma quando mai! L’”uomo” è così. Talmente ignorante (nel senso vero e proprio del termine, ovvero che ignora) delle più elementari nozioni di politica, da risultare quasi sublime.

Del resto, dell’antipolitica lui ha fatto la sua bandiera, il suo vessillo. È nella sua natura infischiarsene di quanto è politicamente corretto. Per lui, un McCain che davanti alla platea dei propri supporters inferociti si rivolge ad Obama chiamandolo “mio Presidente” (e dire che è stato appena suonato, e di brutto, dal “giovane, bello e abbronzato” vincitore delle presidenziali americane), dev’essere un mistero più incomprensibile della Sfinge nella Valle dei Templi.
L’avversario va insolentito, surclassato, schiacciato; mentre l’interlocutore (sia pure non quello che lui sperava uscisse vincitore dalle urne) va lusingato, preferibilmente con velati accenni al suo essere naturalmente “abbronzato”.
È altrettanto ovvio che da parte dei fedelissimi del capo ci sia subito una levata di scudi contro la malafede dei soliti comunisti di casa nostra.
Peccato che la battuta in questione sia rimbalzata di già sui tabloid di tutto il mondo, andando ad aggiungersi al già nutrito “sciocchezzaio” personale del cavaliere.
Quesito finale: ma allora, se non ce l’abbiamo con lui, su chi si dirige la nostra rabbia? Su chi ci ha messo in condizione di subire le frecciatine ironiche su scala mondiale. Su chi ci ha messo in condizione di vergognarci d’essere italiani. _ Insomma su tutti quelli che, riconoscendosi nella sua “italianità” ilare, leggera, burlona e barzellettiera, l’hanno votato.

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