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Un nuovo sviluppo, una nuova politica, saranno mai possibili?

un modo nuovo e un’alternativa al modello di sviluppo occidentale consolidato

domenica 15 marzo 2009, di Elio Lauria

E’ il momento di superare il modello di sviluppo occidentale basato sullo sfruttamento illimitato delle risorse della terra, ormai al limite. Un altro sviluppo e una nuova politica sono possibili, basta svoltare a Sinistra.


Ciò che colpisce delle società occidentali, ormai indissolubilmente legate a schemi di sviluppo obsoleti, è la mancanza pressocchè totale di idee su un modello alternativo di sviluppo che si associ alla giustizia sociale. Per una reale giustizia sociale è necessario programmare uno sviluppo alternativo a quello dominante, in quanto le risorse del nostro Pianeta, a cui si è fatto e si fa ricorso in modo indiscriminato, sono in via di esaurimento.
Ormai tutti dovrebbero capire che i principii e le filosofie economiche che hanno determinato e favorito la “Rivoluzione industriale” dell’era moderna sono superati e prive di senso. Infatti, tutte le teorie economiche legate al capitalismo, visto nella sua forma classica, e il suo opposto, il marxismo, hanno come fondamento lo sfruttamento illimitato delle risorse per una crescita infinita. Ma tutti hanno fatto un grave errore: le risorse del Pianeta non sono illimitate!
Ora la soluzione fondamentale del problema, che è quello della salvezza del mondo, è quella di determinare una nuova filosofia economica che favorisca una “nuova rivoluzione industriale”, che si sviluppi grazie alle fonti alternative di energia, che dovrebbe, quindi, tenere conto di ciò che sarà il mondo nell’anno 2050, quando ormai le risorse del Pianeta saranno quasi definitivamente esaurite. E non nascondiamoci, cinicamente, dietro la squallida frase: “tanto io nel 2050 non ci sarò più!”. Gli economisti moderni, non proponendo alternative a questo modello di sviluppo, non pensano allo “tsunami” economico che lentamente ma inesorabilmente sconvolgerà la vita degli abitanti del Pianeta nonché il Pianeta medesimo. Gli unici, purtroppo inascoltati, che denunciano la catastrofe ambientale provocata dall’economia globalizzata sono gli scienziati.
La soluzione non la si trova nel limitare lo sfruttamento delle risorse, ma è di sistema. Infatti, anche se tutti i paesi del mondo diventassero improvvisamente virtuosi la deriva verso l’inquinamento globale non verrebbe arrestata, perché il modello di sviluppo economico che caratterizza ormai l’economia globale è fondata sullo sfruttamento illimitato delle risorse. Nessuno, in quest’era moderna, pensa né si avventura a teorizzare e quindi a ipotizzare un modello alternativo di sviluppo, che è lungo e faticoso da realizzare, perché, motivo prevalente, non porterebbe consensi immediati!
L’idea di sviluppo con la quale siamo cresciuti è talmente radicata che l’essere umano opera e produce col solo fine di incrementare i propri strumenti per continuare a produrre, secondo lui, all’infinito, costi quel che costi! Dunque, per avere in futuro un mondo più giusto è necessario trovare una soluzione che sia globale.
Siamo in piena recessione e abbiamo avuto modo di verificare che le varie soluzioni fin’ora adottate dai vari governi non hanno portato ad alcuna soluzione. È da ritenere, allora, che sarebbe opportuno sviluppare una nuova teoria fondata sulla consapevolezza che viviamo in un Pianeta a risorse limitate e che ciò che viviamo oggi non è altro che un piccolo anticipo di ciò che accadrà quando le risorse saranno esaurite. Cosa accadrà quando l’acqua scarseggerà? Coloro che non potranno permettersela periranno e la popolazione mondiale si ridurrà fino a quando non ci sarà acqua a sufficienza per i sopravvissuti. È questa l’APOCALISSE che ci aspetta se non provvediamo ad un cambio di rotta a 360 gradi. È necessario trovare una nuova teoria che ci emancipi dall’attuale ciclo ricchezza/povertà che ci imprigiona. Una teoria che permetta uno sviluppo equo, equilibrato e sostenibile e che permetta, una volta per tutte, di eliminare le terribili conseguenze di uno sfruttamento irrazionale che distrugge più ricchezza di quanta ne produca. Solo in questo modo ci avvieremo verso un mondo in cui la giustizia sociale diventi un valore riconosciuto e reale.
Questo per me significa impadronirsi del futuro. Avere ben chiaro quali sono i problemi del lavoro oggi, combattere per la difesa dei diritti dei lavoratori e delle categorie più deboli e proporre e fare approvare un modello alternativo di sviluppo che potrà essere un punto di riferimento anche per gli altri paesi.
Vorrei concludere dicendo ai compagni ancora incerti, che aderendo all’odierna Associazione per la Sinistra non si distrugge un qualcosa ma si crea un soggetto nuovo e unitario che non potrà che far riemergere una Sinistra forte e finalmente protagonista della vita politica nazionale.

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