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Intervista A Vendola pubblicata su La Repubblica

Si può essere contro Gheddafi e per la pace

“L’Onu prevede anche la diplomazia”. Noi e l´Europa in questi anni siamo stati indifferenti, e complici delle malefatte del dittatore di Tripoli e di tutti i raìs del Mediterraneo

lunedì 21 marzo 2011


«La risoluzione dell´Onu contiene vari ingredienti e poteva essere letta in molti modi. Si è scelta la strada più rischiosa riproducendo il ciclo paradossale di impedire il massacro di civili attraverso massacri di civili». Nichi Vendola si schiera decisamente contro l´intervento armato in Libia dopo quelle che erano sembrate delle timide aperture. «Se fossi in Parlamento voterei no ai bombardamenti su Tripoli», dice il leader di Sel e governatore della Puglia. Che annuncia il risveglio del mondo pacifista. «Nelle prossime ore e nei prossimi giorni, quando l´opinioni pubbliche italiana e europea si confronteranno con la realtà, si potrà costruire una mobilitazione su due versanti: contro Gheddafi e contro la guerra».

Sulla mozione delle Nazioni unite Giorgio Napolitano non la pensa come lei. Parla di azione autorizzata dal Consiglio di sicurezza.«Non c´è dubbio. È stata adottata una risoluzione Onu che in qualche maniera dà una copertura legale alle decisioni assunte dai Paesi occidentali. Che poi ci sia una contraddizione tra questi impegni di carattere palesemente militare e il precetto scolpito nell´articolo 11 della Costituzione è una questione di grande rilievo. Che resta aperta».
Dire no alle bombe non significa essere indifferenti alle sofferenze degli insorti e della popolazione civile?
«Noi siamo stati non solo indifferenti ma complici, insieme con l´Europa intera, delle malefatte di Gheddafi e di tutti i rais del Mediterraneo in questi anni».

Questo è il passato. Adesso qual è l´alternativa all´azione militare?«Tra l´indifferenza e la guerra la terza opzione è la politica del negoziato, della diplomazia che pure sono strade previste nella risoluzione dell´Onu. Si può lavorare a tenaglia sul regime libico con tutti i mezzi per arrivare a un cessate il fuoco e una forza di interposizione di pace. L´esperienza che abbiamo fatto in Libano dimostra che l´alternativa esiste. Anche perché l´Occidente non ha molta credibilità presso quei popoli. Cosa abbiamo detto delle truppe saudite che sono andare in Bahrein a reprimere la ribellione del popolo? Niente. Cosa diciamo della repressione degli oppositore in Arabia saudita? Niente. Aver usato due pesi e due misure selezionando tiranni da abbattere e altri da mettere nei consigli di amministrazione fa apparire la nostra guerra in Libia un capriccio».

I pacifisti sono un po´ ai margini. E non li abbiamo visti neanche quando Gheddafi ha cominciato a usare le armi contro il suo popolo.«Il sentimento pacifista è innanzitutto un sentimento di indignazione contro Gheddafi. Per me lo slogan è “no a Gheddafi no alla guerra”. Nelle prossime ore si può costruire una mobilitazione su questi due pilastri. Spero però che a differenza di altre volte lo spirito di guerra non si traduca in spirito di intolleranza».

Verso chi?«Verso il pacifismo che non è una ridotta di estremisti o di utopisti. È un punto di osservazione che ha svelato la menzogna diventata sistema delle guerre».

Senza fermarle.«La seconda potenza mondiale, come il New York Times definì il pacifismo, è stata sconfitta. Ma questo risultato lo stiamo pagando tutti in maniera dolorosa. È stata sconfitta la possibilità di entrare in un´epoca che capovolgesse l´azzardo della guerra infinita nella sfida della pace infinita».

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