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Referendum 12 e 13 Giugno

Sorpresa, si vota anche contro la privatizzazione della monnezza

Un altro buon motivo per andare a votare

sabato 11 giugno 2011


Questi referendum del 12 e 13 giugno non finiscono di stupirci per la potenziale capacità che esprimono, anche implicitamente, di rivelarsi uno strumento utile ad indicare il profilo di un paese migliore. Un paio di giorni fa ho partecipato quasi per caso ad un dibattito pubblico sulla privatizzazione dell’Ama presso la festa di Sinistra Ecologia e Libertà a Caracalla.

Fra le molte cose emerse quella che ritengo al momento la più importante e la meno nota è che il primo dei due quesiti referendari sull’acqua pubblica ci chiede se vogliamo (e noi vogliamo, per questo voteremo Sì) abrogare la norma (art.23 bis del d.l. 112/2008) che determina le “Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica”. Da questi servizi la norma esclude la distribuzione di gas ed energia elettrica, la gestione delle farmacie comunali e la disciplina del trasporto ferroviario regionale, ma – appunto – non la gestione degli impianti idrici e, ecco la questione, la raccolta ed il trattamento dei rifiuti.

Il caso vuole che il quesito referendario venga posto ai cittadini proprio in un momento molto delicato riguardo al futuro dell’Ama, l’azienda del Comune di Roma dedicata a questo scopo. Da tempo infatti l’amministrazione Alemanno paventa una privatizzazione dell’azienda, inizialmente più invasiva ed ora ridimensionata a seguito delle forte agitazioni sindacali. In un ultimo incontro il sindaco avrebbe promesso ai sindacati di recepire un documento nel quale venga ribadita la natura prevalente della quota pubblica dell’azienda, ma al momento non si hanno certezze.

Se il quorum fosse raggiunto e il quesito di cui parliamo venisse approvato abrogando la norma, sarebbe perciò davvero complicato se non impossibile a quel punto per Alemanno insistere sulla privatizzazione dell’Ama. Con dei vantaggi per tutti noi residenti nella capitale. Fra cui:

- Evitare l’innalzamento della Tari. Si tratta della tariffa che paghiamo a Roma per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, peraltro già abbastanza elevata. La privatizzazione dell’azienda implicherebbe con ogni probabilità un suo innalzamento. Se l’azienda resterà pubblica è invece probabile che si riesca a trovare il modo di ridurla, tornando alla cancellazione dell’Iva sulla tassa, o per lo meno ad una sua diminuzione.

- Incentivare la raccolta differenziata: Enrico Fontana, direttore editoriale di Nuovo Paese Sera e moderatore dell’incontro a cui ho partecipato, ci raccontava come l’ingresso dei privati in Ama sarebbe un ostacolo strutturale al raggiungimento dell’agognato obiettivo del 50% di differenziata nei prossimi anni. Da analisi effettuate infatti si dimostra come oltre il 35% ad un privato non convenga investire nella raccolta differenziata, perché è su quel limite che si blocca il suo reale margine di guadagno. Salvaguardare il servizio pubblico significa anche poter investire in prospettive non convenienti economicamente a breve termine ma migliorative del servizio e della qualità della vita di tutti a lunga scadenza.

- Procedere alla stabilizzazione dei 230 precari: la gestione pubblica di Ama garantirebbe l’inquadramento in pianta organica dei tanti precari che oggi prestano servizio presso l’Azienda, migliorando la loro condizione contrattuale e previdenziale e la qualità del servizio che ci offrono quotidianamente.

A parte questi vantaggi immediati e sostanziali è evidente che il servizio pubblico per funzionare bene deve individuare un piano industriale di prospettiva su larga scala, che sciolga una volta per tutti il nodo del rapporto del Comune di Roma con la discarica di Malagrotta di Cerroni, che sposti l’equilibrio delle prospettive d’investimento dalla parte “povera” (la raccolta) alla parte “nobile” del ciclo dei rifiuti (il trattamento e il riciclo), che sia in grado di dare corso ad un nuovo rapporto con i municipi che di fatto gestiscono la raccolta incentivando le buone pratiche e sanzionando le tante inefficienze. Eppure è la natura pubblica dell’azienda che consentirà alla politica, alla buona politica speriamo, di orientare al meglio modalità e pratiche che, se gestite in funzione dei soli profitti, rischierebbero di aumentare i costi per i cittadini e depauperare la qualità del servizio e delle prospettive di sviluppo di un sistema complesso ma fondamentale.

Anche per questo domenica e lunedì votiamo quatto Sì per un’Italia migliore.

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