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Siamo tutti greci

Lettere da Atene

mercoledì 29 febbraio 2012, di Gabriella Casalini

La lettera che leggerete di seguito è di Costantino Sacchetto, un compagno instancabile che lavora in Federazione a Roma. Costantino è di nazionalità italo-greca e ha voluto farci conoscere, attraverso le sue bellissime parole, ciò che i suoi genitori, i suoi amici, il popolo greco stanno vivendo oggi ad Atene. Gli siamo vicini, soffriamo per la sua storia, soffriamo per tutti i greci e in nome di un mai morto sentimento di internazionalismo, lotteremo per loro. Lottare per loro significa anche lottare per il nostro paese, per un economia che non sia solo mercato e per una Europa più giusta e solidale.


Lettera da Atene

Tra gli scogli mugugnanti, spruzzo d’onde e sale, il sole indora il mio sguardo al suo risorgere potente. Una bottiglia galleggia tra la spuma e il cristallo dell’acqua. Un essere mitologico, ha lasciato qualcosa per noi, scritto su carta di mare e sogni. È il canto di una sirena. E’ il dolore dell’OLIMPO, è il dolore del Cielo che guarda i suoi figli disperati.

Oggi la Grecia e la civiltà Greca si trovano di fronte ad un tragico cambiamento. In breve tempo, un tempo troppo breve anche per gli esseri umani, è mutata negativamente la qualità della vita dei Greci. Il Sistema politico del paese è crollato cosi come i sogni, i desideri e il futuro della sua gente.

Questo paese, patria della democrazia nel mondo, origine e culla della civiltà dell’Occidente, ora si interroga sul significato del concetto di sostegno, di solidarietà e quello di una Europa unita, proprio perché è l’Occidente ad avergli voltato le spalle. Un figlio che si ribella al genitore!

Questo significato si consuma pian piano, perde forza nel prendere un corpo nuovo: perdita di salari e di pensioni, soprattutto un popolo ridotto alla povertà.

Il violento cambiamento nella vita quotidiana dei greci ha travolto la gente che tentava di crearsi finalmente un futuro, un futuro che ora è senza luce , un futuro di difficile realizzazione a causa della grande perdita di reddito.

La fame e la povertà si moltiplicano ogni giorno, le mense delle organizzazioni umanitarie sono affollate. Le aziende chiudono una dopo l’altra, creando disoccupazione e conseguentemente povertà e sofferenza.

Si vedono nelle strade di Atene, senza casa, affamati, persone che nei loro occhi indossano frustrazione e rabbia.

Sull’orlo di un baratro molti, perdono la fermezza di voi umani, sentono svanire il coraggio, si rassegnano sconfitti. Negli ultimi due messi la percentuale di suicidi è aumentata del 40%.

La classe dirigente che fino a ieri aveva un ruolo ora vaga per le strade chiedendosi “cosa sia andato storto” , gli anziani che hanno lottato duramente per tutta la loro vita sono in estrema difficoltà perché non riescono ad acquistare i medicinali. Lavoratori che si impegnano l’intera giornata senza che il loro stipendio sia sufficiente a soddisfare i loro impegni mensili, genitori che hanno obbligato i figli a lasciare l’università.

Quale paese può fare questo a se stesso! Quale complicità internazionale può permettere che un paese, un intero paese, glorioso, possa finire in tal modo.

Frustrazione, paura, rabbia, amarezza, tristezza, dolore, ingiustizia sono solo alcuni dei sentimenti dei Greci che ormai non sorridono più, non riescono più ad essere felici ma la cosa più grave e che non riescono più a sognare.

Sento un canto che mi giunge tra le spume delle isole, portato dal vento dei monti, un canto melanconico di lacrime e amore, una forza che corre sulle creste delle onde di questo mare, che ha ospitato le grandi battaglie della storia, è un canto che vi invito ad ascoltare:

“il nostro paese e’ speciale, come speciali siamo tutti noi greci. Possiamo essere privati di tutto, nonostante ciò noi sopravvivremo, perché nessuno puo’ privarci del nostro orgoglio “greco” e della nostra dignità.

Costantino Sacchetto

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