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L’imperfezione del bipolarismo sociale

Donne ai margini della politica

domenica 28 ottobre 2012, di Antonio Mariano Teodorici


La donna in politica rappresenta un valore di sensibilitá non corroborata dal malaffare tipicamente maschilista. La parità di genere non deve essere la condizione per migliorare la classe dirigente della cosa pubblica che ha bisogno di flussi e di influenze diverse per il farraginoso apparato statale, ma deve anche fare in modo che si creino le opportunità perché il gentil sesso (parola brutta e anacronistica) possa entrare in tutti i contesti senza alcuna ritrosia. Le donne normalmente non urlano, sanno cosa significa regalare un sorriso e comprendono cosa è il rispetto nel merito e nel metodo. Propongono soluzioni alternative a volte forse con un fare intellettualoide che appare troppo astratto, ma poi arrivano al dunque circoscrivendo i dettagli.
Hanno l’intelligenza linguistica di afferrare subito il senso di un discorso, di una frase rielaborando i concetti con un intuito socio-affettivo da fare invidia al più geniale dei maschi. Ma nel nostro paese anche le battaglie sociali più semplici da percorrere sembrano mastodontiche contro il conservatorismo politico di un bipolarismo sociale imperfetto perché più che caratterizzato da una reale concorrenza di uomini e donne, pone le sue radici su due macro-categorie contrastanti: da un lato i benpensanti, dall’altro i malpensanti. Un’ etichettatura semplicistica per spiegare come da una parte ci siano persone, piuttosto che personaggi, dedite ai proclami, che si mostrano per quello che non sono, propulsori di un’astuta ipocrisia. In sintesi dei benpensanti furbetti della comunicazione ed espressione del qualunquismo e della demagogia. Invece i malpensanti sono sinceri, schietti e non si nascondono dietro nessuna maschera, si propongono di essere critici mettendo in discussione se stessi prima che gli altri. Le loro idee le portano avanti, così come fanno le donne. E così come le donne, purtroppo, sono in netta minoranza.

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