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Nasce l’Associazione Culturale "Ottavo Colle". Irene Ranaldi: "Vogliamo essere un punto di osservazione sulle metropoli contemporanee".

martedì 14 luglio 2015


L’associazione culturale Ottavo Colle nasce dalla passione per la metropoli accresciuta col conseguimento di un dottorato in sociologia urbana. Laddove l’Accademia non fornisce risposte e occasioni di lavoro, forse può l’associazionismo.
Ho quindi dato vita ad una associazione che ha i seguenti obiettivi (da Statuto) e orizzonti valoriali di riferimento:

"L’Associazione culturale "Ottavo Colle" si propone di promuovere, diffondere, tutelare e valorizzare gli spazi e la cultura locale e globale dei territori e degli spazi fisici e immaginari, delle identità urbane e post-metropolitane con una attenzione particolare agli spazi dismessi delle aree industriali e della archeologia industriale nel territorio nazionale. La metropoli, la sua rappresentazione a tutto tondo attraverso la musica e le arti visive e multimediali, la fotografia, la letteratura, l’attraversamento dei luoghi con passeggiate narrative, la realizzazione di seminari e laboratori di sociologia urbana, è il suo principale oggetto di indagine. La città inclusiva delle differenze (dei cittadini con disabilità, dei cittadini con orientamenti sessuali differenti, dei cittadini portatori di bisogni speciali) è la città che Ottavo Colle si propone di contribuire a costruire, in una prospettiva di benessere individuale e sociale.

Vivo a Testaccio da più di 30 anni e il legame affettivo con alcuni suoi spazi, come il Monte dei Cocci, è quello che mi ha ispirato per dare il nome all’associazione che tuttavia si propone di essere un punto di osservazione sulle metropoli contemporanee, senza una connotazione localistica.

L’Associazione vuole contribuire a valorizzare l’ambiente e il paesaggio, promuovendone soprattutto gli aspetti culturali, storici artistici e l’accessibilità per una città a misura di tutti e inclusiva di ogni differenza; contribuire a sviluppare l’attività di ricerca scientifica nell’area della trasformazione urbana. Il fine è l’unione tra memoria, coscienza del luogo e del tempo, coniugata con la ricognizione delle nuove realtà delle comunità urbane. A questo scopo organizza incontri, anche in forme multidisciplinari, come riunioni di studio, convegni, attività formative, espositive, divulgative, performance artistiche; valorizzare l’arte nella sua forma contemporanea e metropolitana con rassegne musicali, teatrali, cinematografiche e documentaristiche; diffondere la conoscenza della città in una prospettiva sociologica presso un pubblico vasto. A questo scopo aggiorna un proprio sito dedicato al fenomeno della Gentrification e organizza iniziative culturali di vario tipo (passeggiate, incontri, seminari, esposizioni…)".

Ho volute lanciare la petizione per l’apertura del Monte dei Cocci per valorizzare uno dei posti più carichi di significato a Roma e a Testaccio, rione nel quale vivo da più di trenta anni, una zona ricca di memoria, storia e contemporaneità.

Sono tante le narrazioni che ho incontrato – e che prima o poi in anni di ricerche si sono incrociate – in questo luogo dove sorge l’immaginario l’ottavo colle di Roma, il Monte dei Cocci o Monte Testaccio, la prima discarica controllata di Roma imperiale. Un rione, all’interno delle Mura Aureliane, quasi un enclave, tanto è circoscritto tra il fiume, il colle Aventino e le mura Aureliane, considerato fino a pochi anni fa, con un fantasioso ossimoro, “periferia storica“, visto che, all’interno delle mura, ha pari dignità con gli altri Rioni, i quartieri storici della Capitale.

Un colle nato dagli scarti del resto della città e che oggi è a suo modo uno dei poli identitari e narrativi della città stessa. Forse è per questo, perché da sempre sede di commerci prima e di arti clamorose, operaie, poi, che è stato escluso per tanto tempo dalla narrazione ufficiale della città, quasi negletto per la sua identità operaia e popolare, distante da quella borghese che lo stato umbertino prima e fascista poi dovevano offrire della Capitale.

Il Monte dei Cocci come è noto è allo stesso tempo, di un monumento naturale e di un documento. I saggi archeologici, dalla fine dell’Ottocento ad oggi, a causa della vastità dell’area da esaminare, hanno ricostruito, con una precisione paragonabile a quella di un archivio, fatto non di carta ma di scarti, la storia commerciale dell’Impero romano lungo tre secoli. Un sito unico al mondo, ma, incredibilmente, chiuso al pubblico. Uno stato delle cose che ne fissa la percezione, complice anche la particolarità del rione Testaccio, come di uno spazio senza tempo ed avulso dal resto del territorio. Una dimensione terza. Altra. Una sensazione, piuttosto che un luogo, quella del monte. Assolutamente estrema e percepibile, solo quando lo si visita.

Irene Ranaldi
Presidente Associazione "Ottavo Colle"

Associazione Culturale Ottavo Colle
Via Giovanni Battista Bodoni, 2 - 00153 Roma
www.ottavocolle.com
info@ottavocolle.com
Codice Fiscale: 97851740585

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