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Come rispondere all’antipolitica

Partecipazione e rinnovamento della sinistra

sabato 27 ottobre 2007, di Fabrizio Scottoni

Un anno fa Fabrizio se ne è andato! Il suo ricordo resta vivo in noi e il vuoto è sempre più grande. Voglio ricordarlo insieme a tutti coloro che lo hanno conosciuto e stimato. Ho pensato di farlo attraverso un suo articolo pubblicato il 27 ottobre del 2007 ma di una attualità incredibile.

CIAO FABRI’


I segnali di crisi della politica sono sempre più evidenti. Negli ultimi tempi assistiamo a un’ondata forte di protesta, di antipolitica, di parole avventate e sopra le righe.
Grillo e il suo “Vaffa day” rappresentano il più recente episodio di un fenomeno allarmante inerente il distacco tra cittadini e politica.
La crescente sfiducia nei partiti e nelle istituzioni ha molteplici cause e riguarda non solo il nostro paese.
Ma oltre ad assistere ai processi degenerativi delle forme della politica, della rappresentanza e delle istituzioni (senza parlare del malaffare, dell’intreccio tra affari e politica), non possiamo nascondere che anche l’azione sin qui svolta dal governo di centro sinistra (quasi esclusivamente tesa al risanamento economico) certo non aiuta a ricucire il divorzio partiti/cittadini. In particolare lo stato d’animo del popolo della sinistra, che con la vittoria elettorale del 2006 aveva sperato in una rivincita sulle politiche impopolari e neoconservatrici del governo Berlusconi, risulta fortemente segnato da un senso di delusione.
Tutti coloro che auspicavano una messa in moto di un processo virtuoso, di contrasto alla precarietà del lavoro (elemento angosciante per tantissimi giovani e meno giovani), di affermazione dei diritti di cittadinanza e delle libertà individuali, di equa redistribuzione delle ricchezze, di sviluppo della cultura e dei saperi, della scuola pubblica e della ricerca, di nuove politiche di tutela ambientale, ecc, si sentono scoraggiati.
Ma la gran parte del programma di governo (sottoscritto da tutte le componenti dell’Unione) è rimasto nel primo anno di legislatura solo sulla carta. Le componenti moderate della coalizione hanno sin qui prevalso, frenando se non addirittura bloccando gli interventi che la gente si aspettava, rappresentativi di una inversione di tendenza significativa.
E’ ovvio che tutto ciò produca disorientamento e frustrazione diffusa, mentre si registra un involgarimento della politica che non sembra cogliere la gravità e i pericoli della situazione.
Stiamo assistendo al rischio che l’altra politica (l’antipolitica e il qualunquismo) si affermi definitivamente, attraverso partiti resi sempre più virtuali, estremamente personalizzati, privati della partecipazione popolare, di massa solo per numero di tessere, mentre i leader, nominati tali solo dagli apparati burocratici, si avvalgono sempre meno della partecipazione volontaria dei cittadini e sempre più di staff, di consulenti, di società di marketing e pubblicitarie, di apparizioni in TV e finiscono per non rendere conto più a nessun organismo collettivo del loro operato. Per questo si sente dire in giro “sono tutti uguali”...

Se questa è la realtà, i media hanno una enorme responsabilità. Sono proprio i media a reclamare il leader omologato, a esaltare la superficialità sterile, a sottolineare la polemica personale e fine a se stessa. Di tutto si parla, meno che dei bisogni reali dei cittadini ed il dibattito su idee e progetti risulta stritolato e persino inutile. I problemi del vivere quotidiano di milioni e milioni di persone in carne ed ossa restano all’angolo, invisibili, nel mondo dominato dall’apparire o dal fare audience.
Ecco che il cittadino si fa sempre più suddito completamente avulso dalle scelte e da ogni possibilità di contribuire e incidere sulla realtà, con la sua criticità, fantasia, entusiasmo e sensibilità. I vecchi partiti popolari proprio a questo servivano: a filtrare ed elaborare bisogni e proposte, a mantenere un sano rapporto tra cittadini e loro rappresentanti.

Dunque l’estrema personalizzazione della politica e il repentino tramonto dei partiti di massa, soppiantati da quelli mass-mediatici, raccoglitori di tessere punto e basta, riguarda molti quartieri. Si pensi al rione XXI cioè San Saba dove una volta, non molti anni fa, erano funzionanti e frequentatissime ben tre sezioni di partito...
Anche il nostro quartiere, il Testaccio, ovviamente risente di queste problematiche, anche se forse in misura minore perchè nonostante tutto ha saputo mantenere una certa coesione e vivacità. Come molti sanno la grande maggioranza degli iscritti alla sez. DS all’ultimo congresso ha deciso di non aderire al futuro Partito Democratico e di dare vita anche nel nostro quartiere ad un nuovo movimento, quello di Sinistra Democratica.
Una delle motivazioni del nuovo movimento è proprio quella di contrastare ed invertire la tendenza al distacco dalla pratica politica della gente della sinistra.
Pensiamo che la risposta al “vaffa Day” di Grillo e alla disaffezione non può non essere che quella di ri-motivare ogni singola persona di sinistra intorno ai grandi temi sui quali si è sempre battuta: il lavoro, i diritti, la migliore qualità della vita, la sanità, l’ambiente, l’istruzione.
La politica deve tornare ad essere con la P maiuscola. E questo non può che realizzarsi con la crescita della funzione dei Comitati di quartiere, delle Associazioni tra cittadini, delle Assemblee pubbliche, delle stesse Sezioni di partito.
Alla base della crisi della politica c’è anzitutto il problema della rappresentanza, sociale e politica. Le sezioni sono state nel tempo progressivamente sfibrate e svuotate del proprio ruolo per appiattirsi su leader politici di professione, frequentemente lontani dai problemi quotidiani e unici a poter decidere sulle cose. E’ difficile, ma solo colmando questa voragine può ripartire una pratica politica capace di rispondere ai problemi del quartiere e della società.
Non ci si può rassegnare a un’idea di partiti di sinistra minimalisti tutta ruotante attorno al ruolo abnorme esercitato dagli eletti e dai gruppi dirigenti, a tutti i livelli, che spesso dimostrano attenzione solo a se stessi, all’autosopravvivenza, a come influire maggiormente nel teatro dei gruppi di pressione e nelle aree di influenza.

Il nostro movimento ed il presente foglio di quartiere mensile vogliono andare in questa direzione.
RIONEVENTESIMO ha una doppia ambizione: da una parte svolgere un servizio di informazione per gli abitanti di Testaccio per rendere il quartiere più civile, solidale e vivibile, raccogliendo suggerimenti, informando, progettando, sperimentando. Per questo ha senso ed è realmente utile solo se è aperto al contributo di tutta la cittadinanza; dall’altra intende lavorare strenuamente per l’unità della sinistra ed il superamento di ogni steccato, considerando che la differenza delle esperienze può trasformarsi in ricchezza, in elaborazione e proposta. C’è bisogno qui e in tutto il paese di una nuova e rinnovata sinistra che trovi impulso e vitalità nel rapporto con la società civile, con i fenomeni dell’oggi; che interagisca con il mondo del volontariato, con le associazioni, con i singoli individui, con i sindacati. Il movimento di Sinistra Democratica è nato per contribuire a superare le divisioni e mettere insieme tutta la sinistra politica perché essa si allarghi a tutto quel vasto settore di gente che si sente, condivide e pratica i valori della sinistra e che non si riconosce negli attuali partiti.
Si sente fortemente il bisogno di una nuova, rinnovata sinistra che mantenga al suo interno le culture storiche e socialiste e si apra a quelle più recenti legate ai temi della laicità dello Stato, dei diritti civili, dell’ecologismo e del pacifismo.
I denigratori la chiamano “sinistra radicale” o la “Cosa Rossa”.
Chiamiamola semplicemente Sinistra. Il cantiere è partito e la nostra sezione di via Zabaglia é aperta al contributo di tutti.

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