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Elezioni 2022

Il nostro programma è attuare il nostro programma

L’accordo elettorale di Alleanza Verdi Sinistra con il Pd non è fondato su una intesa programmatica comune.

martedì 20 settembre 2022, di Peppe De Cristofaro

Giuseppe De Cristofaro è candidato per l’Alleanza Verdi Sinistra al Senato qui a Roma.


Mentre il nostro programma continua a ricevere molti riconoscimenti da diversi organismi indipendenti, e vista una certa difficoltà a contestare la nostra coerenza negli ultimi quindici anni, chi oggi critica ‘da sinistra’ l’Alleanza Verdi e Sinistra di solito utilizza un unico argomento, cioè l’accordo elettorale con il Partito Democratico.

Certo, non e’ così difficile rispondere a questa accusa di presunta ‘subalternità’. Basterebbe ricordare che negli ultimi quindici anni siamo stati al governo per un anno e mezzo e all’opposizione per tredici anni e mezzo: non solo, cioè, quando c’era da combattere contro le destre (i governi Berlusconi e poi il Conte 1 a trazione ‘salviniana’), ma anche quando i presidenti del consiglio erano espressione del Pd (Letta, Renzi, Gentiloni) o ‘tecnici’ (Monti e Draghi). Governi, questi ultimi, sempre centrati sulle larghe intese e quindi, dal nostro punto di vista, del tutto insufficienti per dare al paese le giuste risposte.

O ancora, si potrebbe ricordare che proponevamo la riduzione d’orario di lavoro o il salario minimo ben prima che i 5 stelle nascessero. Battaglie fatte spesso in totale solitudine, contro un pensiero unico che spingeva in tutt’altra direzione, come pure quelle sull’immigrazione quando Salvini chiudeva i porti, o quelle per la pace quando la quasi totalità del Parlamento votava a favore delle guerre o dell’aumento delle spese militari.

Ma, si sa, questo è un paese a cui spesso difetta la memoria: e così sembrano valere di più le parole che si ascoltano negli ultimi mesi - anche se magari sono condizionate, o persino motivate, da interessi elettorali - piuttosto dei fatti che si determinano nell’arco degli anni, o addirittura dei decenni.

E così torniamo all’oggetto dell’articolo: l’accordo col il Pd.

Non mi dilungo su una prima ‘fake news’ ancora una volta semplice da smentire: quella secondo la quale chi vota la nostra lista in realtà sta anche votando per il Pd.
Ovviamente non è così: i voti alla nostra lista nella quota proporzionale - che per due terzi comporrà il nuovo parlamento - andranno interamente all’Alleanza rosso-verde, e serviranno ad eleggere solo ed esclusivamente i nostri candidati.
Altra cosa sono i collegi uninominali, che determinano il restante terzo dei parlamentari, e che il perverso Rosatellum impone di eleggere senza possibilità di voto disgiunto.
In questa restante quota, chi barra il simbolo dell’Alleanza rosso-verde vota anche i candidati della coalizione. Ed io non ho nessun imbarazzo a dire - essendo negli uninominali limitata di fatto, in larga parte dell’Italia, la possibilità di elezione a due sole persone - che preferisco mille volte di più contribuire ad eleggere un esponente della coalizione di centrosinistra (per quanto distante da me) piuttosto che uno dell’estrema destra. Anche per evitare una possibile e nefasta maggioranza dei due terzi, che darebbe a chi vince la facoltà di cambiare la Costituzione senza passare per il referendum popolare.

Ma è all’obiezione più politica che voglio rispondere. E anche se tante volte è stato detto, è bene ribadirlo: l’accordo col Pd non e’ fondato su un programma comune.
Chi sostiene la nostra lista vota un programma e dei candidati, chi sostiene il Pd (o +Europa, o Impegno Civico) vota altre liste e altri candidati. E siccome alla fine si conteranno i voti di lista, nessuno vota anche per l’altra. Chi vota per il Pd non sta votando anche per noi, chi vota per noi non sta votando anche per il Pd.

Sarà in Parlamento, come peraltro dice la Costituzione, che si tireranno le somme. Io spero che riusciremo a fermare le destre e dare all’Italia un governo diverso da quello Meloni-Salvini. Con il Pd e la coalizione di centrosinistra, ma anche con il Movimento 5 Stelle. Perché continuo a considerare l’esperienza del Conte 2 tra le più avanzate degli ultimi anni. Ma questo, evidentemente, sarà possibile solo se ci saranno i numeri.
Se non sarà così, faremo tutti insieme opposizione, e da lì si dovrà ricostruire un campo.

Anche in quel caso, però, non sarà irrilevante la rappresentanza parlamentare di ciascuna lista. Più voti avremo, più quel campo sarà spostato verso i nostri temi e le nostre parole d’ordine: giustizia sociale, giustizia ambientale. Cioè sulle battaglie che noi abbiamo fatto non per qualche mese ma per anni.
E che continueremo a fare, sempre dalla stessa parte, senza paura.

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