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Multietnicità. La lezione francese

martedì 26 maggio 2009, di Marina Bernabei

In Italia le classi dirigenti si interrogano sul futuro della società italiana. Multietnica? In realtà la domanda risulta essere poco pertinente, perché al di là delle politiche messe in atto dai governi nazionali esistono delle dinamiche di lungo raggio che non possono essere fermate, ma che possono essere previste, studiate e indirizzate. Oggi si pongono le basi non del tipo di società che si vorrebbe, ma del corretto sviluppo e funzionamento della società di domani. Basta volgere lo sguardo d’oltralpe per rendersi conto di quanto sia necessario mettere in atto fin da subito delle politiche di accoglienza e di integrazione verso gli immigrati.


Le difficoltà che incontra oggi la Francia sono frutto del fallimento del proprio modello di integrazione. Le esplosioni di violenza che periodicamente animano le banlieues sono espressione evidente dell’emarginazione sociale e della mancanza di pari opportunità in cui si trova una parte della popolazione francese. Si tratta di cittadini francesi a tutti gli effetti, ma di serie b per condizioni economiche sociali e culturali. Perché? Per il fatto di essere figli o nipoti di immigrati.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha sempre replicato alle violenze con il braccio di ferro, ma ha finito per rendersi conto dell’inadeguatezza di questo tipo di risposta. Il 17 dicembre 2008 Sarkozy ha avviato un nuovo corso, con il discorso pronunciato all’Ecole polytechnique. La Repubblica francese, per riassorbire lo scarto esistente tra l’uguaglianza formale sancita dalla Costituzione e la disuguaglianza sostanziale dei suoi cittadini, intende attuare una politica di “discriminazione positiva su base sociale”. Il termine “discriminazione positiva” indica il percorso: l’attuazione di misure atte a garantire un’uguaglianza di opportunità reale. L’espressione “base sociale” designa la direzione: la riduzione delle fratture etniche, religiosi e culturali attraverso una riduzione delle fratture sociali, sulla base del presupposto che le “disuguaglianze sociali inglobino, in fondo, tutte le altre”.

Dalle dichiarazioni ai fatti. Sarkozy ha nominato Yazid Sabeg commissario alla diversità e alle pari opportunità e lo ha incaricato di redigere entro il 2009 un piano di azione per un intervento qualificato dello Stato. Il Programme d’action et recommandations pour la diversité et l’égalité des chances è stato consegnato il 7 maggio scorso. Esso è un vero è proprio piano d’azione, prevedendo 76 misure specifiche per raggiungere l’obiettivo dell’uguaglianza sociale. Le direttive sono tre: il miglioramento della formazione scolastica e professionale dei giovani e la facilitazione del loro inserimento nel mondo del lavoro; la promozione della diversità e la lotta contro le discriminazioni; un “new deal” per una nuova politica della città, attraverso una riqualificazione delle periferie sia in termini di urbanistica che di servizi alla comunità, in primis il potenziamento dei trasporti.

Il rapporto, prima ancora della sua sortita, aveva provocato un grande dibattito nell’opinione pubblica, in quanto fondato sull’idea di un censimento etnico, che, come ha spiegato lo stesso Sabeg, avrebbe dovuto riflettere il “sentimento di appartenenza soggettivo” dei cittadini. In realtà tale rilevazione statica risulta essere uno strumento pericoloso, possibile volano verso una mappatura etnica della popolazione, con annessi possibili fenomeni di razzismo. Secondo un sondaggio realizzato ad aprile dalla società Csa, il consenso verso di esso tra i cittadini è pari al 63%, ma tra i francesi di origine immigrata si attesta al 70%, a fronte di determinate garanzie. Questo dato dimostra l’inefficienza e l’inadeguatezza del modello di integrazione francese, dal momento che interrogarsi sul senso di appartenenza della seconda o terza generazione di immigrati significa ammettere che all’interno della società non si è stati in grado di favorire l’emergere e il consolidamento di una società multietnica, in cui le basi di partenza differenti di ognuno sono un elemento di arricchimento culturale per un cammino comune di cittadinanza. Questo obiettivo si può raggiungere soltanto creando condizioni economiche propizie, politiche sociali aggreganti e iniziative culturali collanti, sulla base di quell’uguaglianza tra cittadini sancita dalla Costituzione francese e su un’idea di sviluppo della persona umana fondata sui meriti, sulle capacità e sulle potenzialità e non sull’etnia.

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