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Il Nobel per la pace 2007 ad Al Gore e alla Commissione Clima dell’Onu

Riconosciuti i loro sforzi “per diffondere maggiore conoscenza sui cambiamenti climatici”. L’ex-vicepresidente Usa ha dedicato al tema un libro e un documentario che ha vinto l’Oscar.

venerdì 26 ottobre 2007, di Vincenzo Smaldore


Il Nobel per la Pace è andato all’ex vice presidente Usa, Al Gore, e al Comitato Intergovernativo per i mutamenti climatici dell’Onu. Il riconoscimento è stato loro assegnato per gli sforzi nel «creare e diffondere una maggiore consapevolezza sugli effetti dell’azione umana sui cambiamenti climatici e per aver gettato le fondamenta delle misure necessarie per contrastare tali cambiamenti». Al Gore ha girato il film-documentario “Una scomoda verità” sul riscaldamento terrestre. I rapporti periodici diffusi dal Comitato intergovernativo sono alla base di accordi mondiali quali la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e il protocollo di Kyoto che la attua.
L’annuncio non è stata una sorpresa visto che Gore e il Comitato Onu figuravano tra i grandi favoriti, ma il riconoscimento di Oslo è anche un appello «a tutti i politici» del mondo perché si assumano, senza dilazioni, la responsabilità nella lotta alle devastazione della terra. Al Gore, si è detto «profondamente onorato» e ha aggiunto che il cambiamento climatico è un problema morale, non politico. «Siamo di fronte a un’emergenza davvero planetaria: la crisi climatica non è una questione politica, è una sfida morale e spirituale per tutta l’umanità». L’indiano Rajendra Pachauri, presidente del Comitato Onu per i mutamenti climatici, si è augurato che adesso aumenti la consapevolezza dell’«urgenza» di agire. «Il messaggio dovrebbe raggiungere tutti - ha detto - Paesi occidentali e in via di sviluppo», perché «il cambiamento climatico minaccia di disarticolare la stabilità delle economie di tutto il mondo e minaccia di distruggere anche la stabilità sociale».
Da questo punto di vista il premio agli scienziati dell’Ipcc è davvero inoppugnabile. Sono loro che dal 1990 in poi hanno raccolto e ordinato le migliori conoscenze scientifiche disponibili non solo sull’inasprimento in atto dell’effetto serra e del conseguente aumento della temperatura media del pianeta; ma hanno indicato anche le cause più probabili (ci sono solidi indizi che i cambiamenti del clima sono generati soprattutto dai comportamenti umani e, in particolare, dall’uso dei combustibili fossili); gli effetti prevedibili e le azioni da mettere in campo per contrastare i cambiamenti climatici. Questa complessa attività interdisciplinare - scientifica, culturale e politica - è stata realizzata con notevole tempismo, con grande rigore scientifico e persino con un certo coraggio di fronte alle critiche, spesso molto dure, degli scettici.
E, infatti, il lavoro dell’Ipcc ha consentito di elaborare sia la Convenzione sui cambiamenti del clima - ovvero la legge quadro con cui la comunità internazionale ha ufficialmente riconosciuto nel 1992 a Rio de Janeiro l’esistenza del problema - sia il protocollo di Kyoto - la legge attuativa della Convenzione con cui l’umanità (o, almeno, una parte di essa) ha deciso di agire per contrastare i cambiamenti climatici e costruire un futuro più desiderabile.
La decisione dell’Accademia arriva in un anno in cui il clima è stato in cima alle agende economiche e politiche: in attesa che riprendano le trattative per un nuovo Trattato che superi il Protocollo di Kyoto, al quale non hanno aderito né gli Stati Uniti (in particolare l’amministrazione Bush, dato che Bill Clinton - di cui Gore è stato il vice - l’aveva approvata senza fare in tempo ad arrivare ad una ratifica) né Paesi in forte sviluppo quali India e Cina. A questo punto sono in molti a chiedersi se, incassati l’Oscar e il Nobel (Gore devolverà la somma ricevuta - 750mila dollari - a un’organizzazione ambientalista americana) l’ex vice-presidente Usa decida di utilizzare i due premi come trampolino di lancio per la nomination democratica in vista delle elezioni presidenziali del 2008.

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