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Referendum

Populismo e giustizia non vanno a braccetto.

Pubblichiamo le indicazioni di Sinistra Italiana sui referendum promossi dalla Lega e dai Radicali

venerdì 3 giugno 2022


Il 12 giugno si terrà oltre al voto amministrativo anche quello referendario.
Riteniamo che i 5 quesiti sulla Giustizia non possano essere una risposta ai vari problemi del settore.

La Giustizia è uno dei temi più delicati e sensibili, che riguarda i nostri diritti fondamentali ed intervenire con l’accetta abrogando intere leggi non può essere la soluzione.

I cinque quesiti sono il frutto di una spinta di natura populista ed è sufficiente esaminare i vari slogan della Lega per rendersi conto di questo fatto: “i cittadini hanno paura della giustizia”, “i pubblici ministeri hanno un potere sconfinato”, “la politica si conforma al loro volere” …

In particolare poi in relazione al primo quesito, si deve pensare che la legge Severino, preclude la partecipazione alle competizioni elettorali di candidati condannati in via definitiva per gravi reati: noi riteniamo che sia un baluardo insostituibile per garantire la legalità e la trasparenza in politica.
Si potrebbe valutare se sia corretto l’impatto della legge attuale sugli amministratori locali che vengono sospesi dopo una condanna in primo grado, ma ciò richiede un’attenta discussione da parte del Parlamento.
Abrogare l’intera legge Severino non sarebbe un buon servizio né per i cittadini, né per le amministrazioni locali e nemmeno ai sindaci.

Tema ancora più sensibile è quello che concerne il quesito sulle misure cautelari.
I promotori del referendum lamentano che “ogni anno migliaia di innocenti vengono privati della libertà senza che abbiano commesso alcun reato”.
In realtà, perché possa essere emessa una misura cautelare nei confronti di una persona, devono sussistere due condizioni imprescindibili:
a) gravi indizi di colpevolezza;
b) un pericolo concreto ed attuale (di fuga, di inquinamento delle prove, di commissione di gravi delitti con uso delle armi, o di delitti di criminalità organizzata, ovvero di delitti della stessa specie).
La sussistenza di tali requisiti processuali che legittimano l’emanazione delle misure cautelari vengono verificati dalla magistratura mediante un duplice controllo, quello del GIP, che può respingere la richiesta del PM se ritiene non gravi gli indizi di colpevolezza, ovvero se ritiene che, pur in presenza di gravi indizi di colpevolezza non esiste una concreta pericolosità.
Il provvedimento del GIP che applica le misure coercitive, è poi soggetto ad un controllo immediato da parte del Tribunale del Riesame, denominato come Tribunale della Libertà.
Solo per fare un esempio, se questo secondo quesito venisse approvato, un soggetto accusato di stalking che non abbia usato violenza o armi, in assenza di pericolo di fuga o di inquinamento probatorio, non verrebbe sottoposto ad alcuna misura cautelare.
È opportuno rilevare che il quesito referendario travolge anche la possibilità di emettere delle misure cautelari interdittive, come il divieto temporaneo di esercitare determinate attività professionali o imprenditoriali, misure dirette ad esercitare opportune forme di contrasto nei reati di carattere patrimoniale o finanziario.

Anche il tema della separazione delle carriere o meglio delle funzioni, non può essere affrontato attraverso un quesito che abroga molte disposizioni di legge ma, trattandosi di una scelta di politica legislativa complessa e di non facile soluzione, occorre che sia il Parlamento dopo un’attenta e accurata disamina a stabilire se la magistratura requirente debba o meno essere un corpo separato rispetto a quella giudicante.
Ciò implica anche un’eventuale modifica della nostra Carta Costituzionale e poi la strutturazione di un sistema totalmente diverso da quello attuale, dovendo anche stabilire sotto a quale settore dovrà essere incardinato un così delicato compito come quello dei Pubblici Ministeri che devono svolgere indagini spesso anche nei confronti del mondo politico ed economico, mantenendo la più ampia autonomia.

In conclusione Sinistra Italiana ritiene che questo Referendum promosso dalla Lega e dai Radicali debba fallire perché gli effetti sarebbero assolutamente deleteri.

Maria Gabriella Branca,
responsabile nazionale Giustizia e Legalità di Sinistra Italiana

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