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La Sinistra, l’Arcobaleno

venerdì 14 dicembre 2007, di Aldo Garzia


Non bisogna più chiamarla “Cosa rossa”. Questa è la raccomandazione dei promotori. Con l’assemblea unitaria dell’8 e 9 dicembre, ha preso infatti il via una Federazione unitaria denominata “La sinistra-l’arcobaleno” che raggruppa Rifondazione, Pdci, Verdi e Sinistra democratica ma che ha l’ambizione di rivolgersi alla sinistra senza partito fatta di associazioni e movimenti. Ora c’è anche un itinerario per fare degli altri passi in avanti nella costruzione di un’unica forza politica che – secondo Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei Verdi – dovrebbe ambire a conquistare il 15 percento degli elettori (attualmente può contare su 142 parlamentari tra Camera e Senato). A gennaio si terrà un seminario comune sulle forme organizzative della Federazione e del possibile futuro partito, a febbraio si avvieranno le primarie sul simbolo da usare nelle elezioni amministrative della primavera 2008 e sulla “Carta d’intenti” che è stata approvata a fine assemblea.
Romano Prodi ha subito inviato un messaggio ai leader di La sinistra-l’arcobaleno: “Saluto con gioia l’alleanza in cui avete creduto e che avete sancito. E’ un’occasione decisiva per l’unità della sinistra e dell’ambientalismo, nel segno di valori e impegni comuni che trovano da oggi una strada condivisa”. Il presidente del Consiglio non ha perso l’occasione per tendere la mano: “Auguro a voi e a tutti gli autori di questa importante decisione di costruire un percorso forte e solidale, capace di generare nuovi stimoli alla democrazia del paese e all’azione di governo, governo che avete sempre sostenuto con coerenza in questo primo anno e mezzo di legislatura”.
Gli oltre cinquemila partecipanti all’assemblea che ha battezzato La sinistra-l’arcobaleno alla Fiera di Roma devono essere intanto tornati a casa abbastanza soddisfatti. A scaldare i cuori ci ha pensato innanzitutto Pietro Ingrao, novantatre anni, leader storico della sinistra italiana. Sciarpa rossa, appoggiato a un bastone, Ingrao ha fatto scattare in piedi la platea quando ha detto: “Mi auguro che da qui venga una spinta grande all’unità della sinistra. Vi faccio però una raccomandazione: unitevi, fate presto. Della vostra azione ha bisogno l’Italia, come dimostrano le troppe morti sul lavoro”.
Prima di Ingrao, era stato Nichi Vendola ad accendere l’entusiasmo: “Il nostro è un partire, non so se verso un partito, ma certo verso una costituente, verso un soggetto che sappia leggere il cuore della nostra società. E’ doloroso uscire da se stessi, si teme di perdere il proprio patrimonio, ma oggi è necessario. In un parto c’è sempre anche del dolore insieme alla gioia di una nascita”. L’intervento del governatore della Puglia è stato interrotto una decina di volte dagli applausi, confermando che la platea dei militanti vede in lui il possibile leader della nuova formazione politica. Ma per ora questo argomento è tabù. A dirigere la Federazione ci penseranno i segretari delle forze promotrici.
Molto misurata è stata l’accoglienza riservata a Fausto Bertinotti. Il presidente della Camera, che ha assistito alla parte finale dei lavori dell’assemblea seduto accanto ai leader della Federazione, si è limitato a dichiarare ai cronisti di essere soddisfatto dello sforzo unitario in corso a sinistra aggiungendo che “se per imparare a nuotare bisogna buttarsi nell’acqua, qui è stato fatto un bel tuffo”.
Tra i tanti interventi, non è mancata la contestazione pacifica dell’Associazione “No Dal Molin” che ha chiesto a La sinistra-l’arcobaleno di adoperarsi anche in sede di governo per scongiurare il raddoppio della base militare della Nato a Vicenza (i quattro ministri della sinistra presenti nel governo hanno già sottoscritto una lettera inviata a Prodi in cui si propone di ridiscutere il raddoppio della base militare).
Ma Rifondazione, Pdci, Verdi e Sinistra democratica sono davvero d’accordo tra loro sul prosieguo della comune esperienza di governo? Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell’Ambiente, lo ha voluto dire chiaramente: “Non siamo una cosa rossa ma una cosa arcobaleno: cioè, una cosa nuova. Sarebbe un errore interrompere la nostra esperienza di governo”. Franco Giordano, segretario del Prc, ha invece difeso con forza la richiesta di verifica sullo stato di attuazione del programma di governo annunciata per gennaio sui temi dei salari e della precarietà del lavoro (“Gli attacchi alla stabilità dell’esecutivo vengono non dalla sinistra ma dai voltagabbana di centro”). Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, ha ribadito il suo scetticismo sull’esito positivo della verifica: “Bisogna vedere i fatti concreti che ci verranno proposti. E’ inutile vedersi, se poi non si rispettano gli accordi”. “Il governo deve durare, ma deve fare meglio di quanto ha fatto finora. Dobbiamo ora spingere tutti insieme perché faccia delle cose buone”, ha spiegato Fabio Mussi, portavoce di Sinistra democratica e ministro dell’Università e della ricerca scientifica. Quindi, il problema del rapporto con l’esecutivo resta aperto mentre è stata lanciata la competizione con il Partito democratico sul piano delle idee e dei programmi.
Pur con qualche inevitabile contraddizione, dalla Fiera di Roma è partito un treno che dovrebbe essere difficile fermare con veti incrociati (o burocratici) tra Prc, Pdci, Verdi e Sinistra democratica. L’appello di Ingrao (“Unitevi, fate presto”) merita una risposta positiva. Di sicuro la pensa così la maggioranza di coloro che guardano con simpatia alla “Cosa rossa”.

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